È il giorno 1° aprile 1997 e lo scherzo più brillante viene orchestrato in un quartiere di Vilnius, capitale della Lituania. I residenti di Užupis decidono di dichiarare l’indipendenza, formare un nuovo governo, eleggere un primo ministro, issare la propria bandiera e stendere la propria costituzione.

Prima dell’indipendenza della Lituania dall’Unione Sovietica nel 1990, il quartiere aveva la fama di essere una delle zone più povere e decadenti della città: all’inizio divenne meta di prostitute e senzatetto, in seguito di artisti e intellettuali. Negli anni ’90 questa identità bohème, rafforzandosi, ha animato caffè e gallerie d’arte, alimentando un clima culturale che ricorda Montmartre a Parigi o Christiania a Copenaghen.
Invece quella che poteva apparire come la beffa di un gruppo di artisti sognatori  si è rivelata essere più seria di quello che sembrava, tanto che la Repubblica di Užupis, in vigore tutt’oggi, è guidata dall’artista e film director Romas Lileikis e i 41 articoli della bizzarra costituzione regolano ancora la vita dei suoi cittadini.

Uzupis (Wikipedia)

Il primo articolo ad esempio, “Tutti hanno diritto di vivere vicino al fiume Vilnia e il fiume ha diritto di scorrere”, da un lato si pone come come manifesto per l’accoglienza e il ripudio della discriminazione, dall’altro, accanto ai diritti degli abitanti, ricorda i diritti del luogo abitato, vincolando implicitamente l’uomo al rispetto per esso (così che lo scorrere del fiume non venga ostacolato da nessuna azione umana).

Tutti hanno il diritto all’acqua calda, al riscaldamento d’inverno e un tetto”.

Dopo aver stabilito in questo modo le fondamenta di uguaglianza, rispetto e accoglienza l’articolo successivo si occupa di garantire la forma più immediata di benessere: un tetto, il riscaldamento e una doccia calda. L’ironia e la banalità sono solo apparenti alla luce del fatto che il quartiere era un tempo la meta privilegiata dai senzatetto.

Tutti hanno il diritto di amare”.

“Tutti hanno il diritto di non essere amati”.

Ogni uomo quindi, ha il diritto di amare, ma non ha il dovere di essere amato. Ha il diritto quindi di scegliere se instaurare relazioni con gli altri o non farlo. In quest’ultimo caso non è possibile pretendere di ricevere amore o affetto: amare significa dare prima che ricevere. La stessa cosa vale per il proprio gatto, ovviamente. E il proprio cane.

La costituzione di Uzupis (iO.wp.com)

Tutti devono ricordare il proprio nome”.

“Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno”.

 Inoltre, la comunità non deve cancellare l’individuo e l’individuo ha il diritto di ricordarsi della propria individualità (articoli 5, 28, 36, 26). Deve essere l’individuo a scegliere se festeggiare con gli altri la propria nascita, così come deve essere il responsabile della propria libertà e felicità ( “Tutti hanno il diritto di essere felici”, “Tutti hanno il diritto di essere infelici”).

Infine, contro l’affanno per il successo e la realizzazione personale viene assicurato il rispetto anche per chi sceglie di condurre la propria esistenza nell’ozio, nella mediocrità, nella quiete (articoli 8, 9, 18, 21, 24), senza voler inseguire ambizioni, progetti o carriere. Non vi è da leggervi tuttavia, un’invito all’inerzia o alla rassegnazione, infatti l’ironia che anima tutto il testo viene eclissata dalla serietà categorica degli ultimi tre articoli, che si possono considerare come valori-guida per la comunità di Užupis.

“Non deludere”.

“Non combattere”.

“Non cedere”.

Suona strano infatti, sentire tanti diritti e così pochi doveri. Affascina leggere che tutti sono responsabili della propria libertà. Commuove, incuriosisce, lascia perplessi e confusi. Ma soprattutto fa sorridere. Questa è la costituzione della Repubblica di Užupis: parole che colpiscono destando una moltitudine di sentimenti differenti.

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