La notizia della morte di Aretha Franklin, avvenuta due giorni fa, ha riempito di cordoglio i cuori e le bacheche dei più importanti social network di migliaia di persone nel giro di pochi minuti. Ora, non resta che il ricordo numerosi amanti della musica che negli anni si sono lasciati conquistare dall’unicità della voce di colei che, all’unanimità, è stata definita ‘Regina del Soul’.

La notizia e la morte

Pochi giorni prima della morte fuoriesce la notizia che la cantante è stata ricoverata a Detroit a causa di complicazioni dovute al tumore al pancreas, diagnosticatole otto anni prima. La richiesta dell’entourage e della famiglia è quella di rispettare la privacy e di unirsi in preghiera, date le condizioni critiche.

Da lì passano poche ore fino alla notizia che nessuno voleva sentire. La Regina si è spenta a 76 anni. È solo da questo momento in poi che si comincia a fare i conti riguardo all’enorme eredità musicale lasciata da un’icona della sua portata.

La carriera

Figlia d’arte, rispettivamente di uno dei più importanti predicatori neri del periodo e di una pianista e vocalist, la giovane Aretha si inserisce ben presto nelle celebrazioni del padre facendosi notare per le straordinarie doti canore. Nonostante ciò, sono anni difficili, data la difficoltà a trovare la propria strada musicale. È solo a metà degli anni Sessanta che alla cantante di Memphis viene riconosciuto il suo valore, diventando da qui in avanti un’icona della musica nera e raggiungendo una fama leggendaria.

Numerose sono le collaborazioni, Whitney Houston, George Michael e Ray Charles per citarne solo alcuni, e le esibizioni dal vivo, tra cui l’insediamento di Barack Obama e durante la cerimonia per il conferimento dei Kennedy Center Honors. In aggiunta, oltre ad essersi guadagnata la bellezza di 18 Grammy Awards ed aver venduto oltre 75 milioni di dischi, è la prima donna ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame.

La voce, lo squarcio del principium individuationis e l’identificazione con gli dei

Caratterizzata da un’estensione di quasi tre ottave ed una potenza fuori dal comune, la voce della Franklin è riuscita in più di cinque decenni di carriera ad essere quasi identificata con la voce prototipo della musica Soul. Così, quando ci si accosta ad ascoltare la voce di Aretha Franklin, soprattutto se si è stati abbastanza fortunati a riuscire ad assistere ad un suo concerto, si viene rapiti e si assiste, prendendo in prestito le parole a Nietzsche, ad una sorta di incantesimo.

L’artista, infatti, in particolar modo il musicista o il cantante, hanno il potere di far emergere lo spirito dionisiaco. Esso nell’edificio filosofico nietzscheano rappresenta la drammaticità della vita, arrivando a sprigionare impulsi che causano lo svanimento dell’elemento soggettivo in un oblio da sé.

Cantando e danzando l’uomo si manifesta come membro di una comunità superiore. […] Dai suoi gesti parla l’incantesimo. Come ora gli animali parlano, e la terrà dà latte e miele, così anche risuona in lui qualcosa di soprannaturale: egli sente se stesso come dio, egli si aggira ora in estasi e in alto, così come in sogno vide aggirarsi gli dei. L’uomo non è più artista, è divenuto opera d’arte.

Tale fenomeno estetico, così, sembrerebbe consolare l’uomo nella drammaticità della vita ed elevarlo ad un livello di conoscenza superiore. Attraverso l’arte, infatti, l’uomo possiede “l’occhio e la mano” e riesce a non perdere quella “libertà al di sopra delle cose che il nostro ideale esige da noi”.

Questa è forse la più grande eredità lasciata dalla Regina del Soul: oltre ai numerosi dischi e alle registrazioni dei suoi concerti dal vivo, la capacità di librare il nostro pensiero sopra le cose ed arrivare ad una conoscenza del reale direttamente dal suo interno, faccia a faccia con il drammatico, facendoci sentire, in un certo senso, come gli dei.