Ci siamo affezionati alla figura di Pablo Escobar e abbiamo adorato il Cartello di Cali. Ora Netflix ha rilasciato una nuova stagione dell’amata serie Narcos: protagonisti Kiki Camarena, agente della DEA, e Miguel Felix Gallardo, conosciuto come El Padrino. Come riporta la scritta che appare a ogni inizio puntata, i fatti sono ispirati alla realtà ma non riportano tutte le teorie riguardo al brutale omicidio dell’agente Camarena.

NB rischio spoiler: altissimo
tratta dalla serie Netflix

L’Agente Kiki Camarena

L’inizio della quarta stagione di Narcos ci porta subito in un Messico pericoloso e senza lieto fine. Enrique “Kiki” Camarena è l’indiscusso protagonista. A dargli vita sullo schermo è Michael Peña, che nelle primissime scene viene inquadrato con una pistola puntata alla testa per dimostrare a uno spacciatore di non essere un agente. Anche se la scena in sé è stata creata a fini drammatici, i racconti che ci sono arrivati di Kiki non dipingono un uomo troppo diverso. È noto che fosse una testa calda, sempre pronto all’azione e disposto a tutto pur di svolgere il suo lavoro. Incluso tirare un pugno a un suo superiore, una volta.

Nel quadrato in rosso, l’agente Camarena

La sua storia si intreccia con quella dei cartelli messicani nel 1981 quando viene trasferito nella città di Guadalajara, Messico.  Lì inizia a occuparsi attivamente dei meccanismi del traffico di marijuana e intraprende diverse missioni sotto copertura. In particolare, una puntata della serie è dedicata all’iniziativa di visitare personalmente il campo di marijuana conosciuto come “Rancho Bufalo”. Netflix ha qui rielaborato un dato reale: l’agente Camarena si era effettivamente recato sotto copertura nella piantagione. La quantità ivi prodotta si aggirava attorno alle 100.000 tonnellate, il ricavo sugli 8 milioni di dollari. Vi lavoravano circa 3000 contadini. Era la più grande coltivazione di marijuana conosciuta fino a quel momento. L’agente Camarena si infiltrò fingendo di essere un compratore interessato e per quanto ne sappiamo non venne scoperto. Sicuramente la missione diede i suoi frutti: nel 1984 ben 450 soldati messicani supportati da elicotteri rasero al suolo “Rancho Bufalo”.

Il post Rancho Bufalo

A questo punto il nome dell’agente Camarena diventa pubblico e il suo lavoro sotto copertura viene dato in pasto all’opinione pubblica che celebra lo sradicamento del più grande campo di marijuana conosciuto fino a quel momento. È un affronto diretto ai cartelli messicani che rapiscono quindi Kiki e lo torturano. La sua morte è però oggetto di diverse teorie.

Netflix è veritiero anche per quanto riguarda la presenza di nastri che riportano l’interrogatorio e la centralità dei politici corrotti nell’omicidio. Gallardo infatti godrà ancora a lungo della loro protezione mentre Don Neto e Rafa verranno consegnati alle autorità. Pare che siano stati i politici corrotti del Messico a incaricare i narcos di interrogare Kiki fino alla morte, spaventati dall’idea che si venisse a sapere dei loro rapporti con i criminali. Come suggerisce Netflix, probabilmente Gallardo non era pienamente d’accordo con il rapimento (avrebbe attirato l’attenzione degli USA) tuttavia se ne rese complice. Per quanto riguarda Rafael Quintero, le indagini hanno portato più volte a ritenerlo uno dei principali mandanti. Non bisogna vederli quindi come semplici esecutori l’ordine: isieme a Kiki fu trovato morto anche il pilota messicano Alfredo Zavala Avelar che aveva aiutato Camaerena e la DEA nelle indagini, anche come infiltrato. Furono rapiti e probabilmente uccisi lo stesso giorno.

NARCOS: MEXICO

E la CIA?

Ultimamente sono apparse delle versioni della storia molto diverse in cui si dice che la CIA stessa fosse d’accordo coi narcotrafficanti che uccisero Camarena. Sebbene nulla si possa escludere, in questo caso non si trova una ragione evidente per cui la CIA dovesse sacrificare Kiki. Piuttosto, è interessante analizzare meglio un episodio preciso di Narcos: Mexico, ovvero “Rafa! Rafa! Rafa!”. Nell’ultima parte della puntata 4 si vede Gallardo portare una partita di armi in un generico punto del Nicaragua. Questo perché negli anni ’80 gli USA erano interessati alla rivoluzione che stava avvenendo e supportavano i ribelli chiamati “Contra”. Pare ci fosse effettivamente un legame tra l’importazione di armi nel paese e il governo statunitense. Questo stupisce molto meno: è ormai confermato che gli USA si immischiarono varie volte nei colpi di stato che si susseguirono per anni in vari stati dell’America Latina. Tuttavia accusare la CIA dell’omicidio di Camarena è al momento un passo più lungo della gamba.

La voce narrante di Narcos: Mexico

Infine, chi è la voce narrante delle 10 puntate di Narcos: Mexico? La riposta ci viene data solo alla fine. Non si tratta di Kiki, né dell’agente Peña, né del boss di Camarena. È invece del personaggio che appare nell’ultima scena della puntata finale, un agente della DEA che si infiltra in Messico sotto copertura e si riunisce poi coi colleghi. Interpretato da Scoot McNairy, si presuppone sia il protagonista della prossima stagione firmata Netlix (che non è stata ancora confermata) in cui si spera di veder analizzate le conseguenze che la morte di Camarena ebbe sul Messico e sulla lotta alla cocaina. Perchè, come viene detto nella terza puntata di Narcos, “Kiki è stato per noi [della DEA] come Gesù Cristo: è morto per salvarci tutti”.

l’operazione a Rancho Bufalo

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