I libri di psicologia, tanto quanto i testi letterari, racchiudono una notevole quantità di teorie concernenti l’origine della gelosia. Otello, il quale uccise l’amata Desdemona poiché erroneamente certo del suo tradimento, i delitti d’onore, legittimati anche solo dal sospetto d’un eventuale triangolo amoroso, e la biblica storia di Caino ed Abele altro non sono se non meri esempi d’un sentimento – per l’appunto la gelosia – caratterizzato da una moltitudine di sfaccettature spesso dipendenti e desunte da differenti tipologie relazionali.

La gelosia secondo Freud e Navarro

In accordo con lo psicanalista Sigmund Freud, la gelosia pare manifestarsi in tre modalità distinte. La prima consta della gelosia “normale” o comune, in cui l’amato diviene specchio del padre o della madre, proiettando il vissuto di perdita del genitore sulla figura del partner. La seconda, invece, riguarda la gelosia nata dalla negazione della propria omosessualità, allorché il partner viene considerato un qualcuno in grado di amare un altro uomo od un’altra donna poiché unicamente di sesso opposto. Infine, sussiste la gelosia come proiezione della personale infedeltà sull’altro. Navarro, al contrario, al seguito del pensiero di Wilhelm Reich, ritiene la gelosia una semplice reazione, accompagnata dalla possessività, alla condizione di “depressività“, nata, in via ipotetica, da uno scarso ed insoddisfacente allattamento. Pertanto, secondo Navarro, la gelosia risulta un’accezione propria dei caratteri orali, considerando che l’infante, in caso d’allontanamento della madre, sperimenta tale sentimento nei confronti del padre, l’individuo che, per così dire, gliel’ha sottratta.

Essere più gelosi equivale ad amare di più?

Osservando la realtà quotidiana a cui prendiamo parte ed in cui ci immergiamo costantemente, appare decisamente complicato ritrovare una risposta univoca alla summenzionata domanda. La stessa psicologia della gelosia risulta un qualcosa di notevolmente contorto: taluni ritengono il sentimento una prova di vero amore, scaturito principalmente dalla paura di non poter vivere senza l’altro, mentre altri si limitano a desiderare un partner geloso al fine di soddisfare il proprio ego e di sentirsi desiderati. Di fatto, il punto cardine dell’analisi consiste nella mera nascita della gelosia alla stregua della paura della perdita, della frustrazione data dal non sentirsi unici ed indispensabili e, in particolar modo, dell’impossibilità di vivere l’altro come una proprietà, anziché come un compagno di vita. La gelosia trova la propria origine altresì nel crollo narcisistico dato dal desiderio di sentirsi speciali ed insostituibili, una sorta di filo conduttore che collega il passato al presente, desunto dal quel dolore infantile che si provò allorché ci si accorse che la madre, ritenuta propria, doveva al contrario essere spartita con un altro uomo, il padre.

La gelosia emerge proprio da simili esperienze affettive primarie, attraverso le quali si scopre di non essere il centro del mondo ed ove, per la prima volta, si prova un insanabile desiderio di possesso, così come una tremenda paura dell’abbandono. Essa nasce dalla frustrazione del non poter essere il fulcro della vita del partner, dalle liti tra fratelli atte alla conquista dell’approvazione materna, dalla paura di non risultare più l’oggetto dello sguardo dell’amato, dal terrore che questi si perda in altri occhi. Ahimè, la gelosia consta di dolore e frustrazione, venendo pertanto spesso accompagnata da rabbia, violenza e distruttività. Sebbene, talvolta, questa appaia leggera, simpatica e vivacizzante, in molteplici occasioni ha condotto alla consumazione di veri e propri drammi familiari. In altri termini, la gelosia può essere metaforicamente rappresentata attraverso la figura del fuoco: tanto scalda se controllata con moderazione quanto brucia se lasciata libera d’agire in ogni sua forma.

Simone Massenz