“Io vi mostro l’ultimo uomo”:

“chi vuole ancora regnare, chi obbidire, entrame queste cose sono troppo opprimenti…nessun pastore un solo gregge! Tutti vogliono la stessa cosa, tutti sono uguali: chi sente altrimenti va da sé al manicomio”.

Nietzsche descrive con queste parole l’ultimo uomo, che nella società moderna è espressione della disperazione di chi cerca di punti di riferimento e di scale di valori. Accecato dall’odio per se stesso l’ultimo uomo di cui parliamo oggi deve giustificare la propria esistenza con atti di violenza, ha la sua ragion d’essere nell’ignoranza di massa, dove chi è diverso è potenzialmente nemico. L’ignoranza di oggi è una bandiera sventolata sulla pretesa di uguaglianza come annientamento delle differenze. Tutto ciò che esce da questo rigoroso schema di realtà è id eale, buonista e ipocrita.

L’ultimo uomo fascista

Paura della differenza, culto dell’azione per se stessa, appello alle classi frustrate, vittimismo e aggressività nei confronti di un nemico immaginario sono i capisaldi della retorica fascista dai suoi esordi e che oggi sta passando da punto di vista obsoleto e irragionevole a strategia politica e di governo dominanti. Il neofascismo è perfettamente coerente con la “tendenza gregaria dell’umano a rinunciare alla propria libertà per rifugiarsi nel corpo sociale della massa indivisa”. 

Retorica del populismo a stampo neofascista

L’antifascismo, principio che ha ispirato la costituzione, passa ora come obsoleto, buonista, inutile perché il “fascismo non esiste più“, perché è una categoria superata. Forse il neofascismo così definito è sé una minoranza irrilevante ma questo perché il populismo ne ha assunto i caratteri e ha assorbito i messaggi in una retorica nuova, più adatta al consenso.

Il neofascismo è un programma politico, ha una base sociale, una ragione ideologica e deve essere combattuto su questi piani, non essere ridotto a un fenomeno di nicchia legato a un’accozzaglia di invasati e violenti. La paura dello straniero, l’odio per l’Europa, la legittimità della violenza perché il pericolo è alle porte, sono ennesimi tentativi per svuotare il discorso politico di problemi reali.

L’antifascismo oggi è un discorso senza demagogie che deve stabilire un dibattito politico su due poli anche opposti. Occorre stabilire una vera libertà di parola sul cieco consenso, una vera libertà di informazione sulla disinformazione e individuare problemi e soluzioni all’interno della società.

 

 

 

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