La scienza e la tecnologia avanzano a vele spiegate verso orizzonti sbalorditivi, dopo macchine con dispositivo di autopilotaggio e I.A. si sta parlando negli ultimi giorni della conclusione del progetto ‘macchina volante’. Si parla di Nuova Era, di Rivoluzione Metallurgica, vale lo stesso per quanto riguarda l’ambito della sfera morale? L’etica ha risposto nello stesso modo all’incalzare del progresso?

auto volante progetto

Il progetto

Da sempre oggetto di film di fantascienza, di sogni visionari e utopie futuristiche, le auto volanti potrebbero tra pochi anni divenire parte della nostra quotidianità. Se ne parla all’incirca da dieci anni ma fino ad ora nessuna notizia certa, adesso, dicono i telegiornali, i progetti sembrano essersi concretizzati, i prototipi testati e la soluzione al drammatico problema del traffico estenuante sembra essere vicina. ‘I droni sono già sulle nostre teste’ annuncia il TG, e presentano meno complicazioni delle auto sperimentali a guida autonoma su strada, non essendoci il problema di pedoni, animali od ostacoli  durante il tragitto. La macchina dispone inoltre di sensori radar per monitorare l’area circostante l’abitacolo e di motori elettrici a impatto zero che garantiscono comunque una velocità non indifferente, che permetta di percorrere circa 300 km nel giro di un’ora. Le auto avranno, per la maggior parte, un sistema di pilotaggio autonomo per evitare la necessità di licenza di volo da parte del proprietario e una cabina che ospiti dalle due alle quattro persone. ‘Sarà l’alba di una nuova mobilità personale e di un concetto del tutto innovativo di libertà’ dicono i produttori, una New Age della tecnologia, rimandati per ora i probabili inconvenienti di affollamento aereo, quando la realtà delle auto volanti prenderà piede la libertà di cui si parla finirà dove inizia quella altrui ( per citare un paradigma fondamentale della filosofia morale) e si correrà il rischio di tornare al punto di partenza. Soffermandoci sul presente però, siamo di fronte all’ennesima, straordinaria tappa del progresso tecnico-scientifico; un progresso che viaggia a velocità incredibili, sempre in corsia di sorpasso per usare parole di Caparezza (rapper italiano di fama internazionale), e che sorprende per fantasia e innovazione.

L’altra faccia della medaglia 

Tuttavia è necessario volgere lo sguardo al concetto di progresso nella sua interezza, considerando anche la sfera etico-pratica del consorzio umano ed è piuttosto evidente che da questo punto di vista i risultati lascino a dir poco a desiderare… Assiologicamente parlando, la nostra società ha raggiunto l’apice della piattezza e della placidità, i valori si sono livellati ai dettami dell’omologazione, l’apparenza regna sovrana, tra tutti, nel triste impero del consumismo, soppiantando le virtù tradizionalmente riconosciute. Che la scienza e la tecnologia siano la causa di questo dramma culturale? Per dare una risposta a questo cosmico dilemma torniamo nel 1700 e serviamoci delle parole di uno dei filosofi più influenti di questo periodo per quanto riguarda lo studio della condizione umana nella società, Jean Jacques Rousseau.

Rousseau

La soluzione del Discorso sulle scienze e le arti

Nei primi giorni del mese di novembre, è il 1749, Rousseau percorre a piedi la strada che da Parigi porta a Vincennes, per far visita all’amico Diderot, imprigionato lì per reato di stampa. Mentre cammina sfoglia un settimanale dove legge il bando dell’Accademia di Digione di un premio per l’anno successivo il cui tema è proprio quello che ci interessa: ‘Se il rinascimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi’ (Rousseau, ‘Scritti politici 1’). Rousseau viene folgorato dal titolo proposto, sa tutto quello che c’è da dire in proposito, legge il bando a Diderot e partecipa al concorso sotto suo consiglio. Da qui nasce il ‘Discorso sulle scienze e le arti’ che costerà al filosofo anni di turbamento per la rivoluzione morale che l’argomento di tale saggio ha provocato in lui. L’idea di fondo del Discorso è che il progredire delle arti e delle scienze non ha fatto altro che contaminare la virtù, determinando una corruzione permanente e irreversibile,senza via d’uscita. ‘[…] La depravazione è reale e le nostre anime si sono corrotte via via che le nostre scienze e le nostre arti progredivano verso la perfezione’ (‘Discorso sulle scienze e le arti’ pp.8). Per arti Rousseau intende sia la tekne greca, il saper fare, che l’arte naturalmente intesa, e sostiene che le prime portino al lusso e la seconda al gusto estetico che genera danno morale; le virtù invece sono quelle civiche, l’amore per la libertà, per la civiltà, che determinano una vita più raffinata esposta al lusso, espressione dell’apparenza e non dell’essere. ‘Il lusso, la dissolutezza e la schiavitù sono stati in ogni tempo il castigo dei nostri sforzi orgogliosi per uscire dalla felice ignoranza in cui la saggezza eterna ci aveva collocati. […] La natura ha voluto salvaguardarvi dalla scienza come una madre strappa un’arma pericolosa dalle mani del suo bambino’ ( Ibidem, pp.14). Scienze e arti sono, per Rousseau, prodotto dei nostri vizi, della sfarzosa abbondanza di una razza confusa, che non ha colto il vero senso della vita, che si è fatta corrompere dalla futile ed effimera concretezza. ‘Si è larghi di ricompense con gli spiriti coltivati, e la virtù resta senza onori’ (Ibidem, pp.22). E’ importante chiarificare che Rousseau non condanna il progresso scientifico, non deplora l’arte in toto, sostiene che ‘Se a qualcuno dobbiamo permettere di dedicarsi allo studio delle scienze e delle arti è solamente a coloro che si sentono in grado di calcare da soli le orme e di oltrepassarli’ […] Finché da un lato ci sarà solo la potenza, dall’altro i lumi e la saggezza, i popoli continueranno ad essere vili, corrotti e infelici’ (Ibidem, pp.26). Parole queste che seppure scritte quasi trecento anni fa sono terribilmente attuali ed è palese come nel corso della storia la situazione non può che peggiorare.

Progresso scientifico e regresso morale

 

Samuele Beconcini