E’ di questi giorni la polemica sulla libertà d’informazione che, a dire di diversi giornalisti, è sotto attacco del potere. Di qualche tempo fa la manifestazione in cui un esercito di giornalisti è sceso in piazza, da Nord a Sud, per difendere questo sacrosanto diritto. Molteplici i motivi che hanno condotto alla sommossa: Alessandro Di Battista che definisce “pennivendoli e puttane” coloro i quali hanno a loro volta dato della poco di buono alla Raggi, imputandole vari amanti, quasi fosse uno schianto da poterne avere diversi. Ma come dimenticare l’inimitabile attacco di Beppe Grillo nel quale disse: << Vi mangerei tutti  per il gusto, poi, di vomitarvi>>. Una lunga battaglia quella tra 5S e Repubblica, basti ricordare l’hashtag, lanciato dal Blog delle Stelle, #iononleggorepubblica. Per rendersi conto che questo scontro ha origini remote e non parlo del: il potere vuole soffocare i giornali, ma bensì dello scontro tra mezzi d’informazione mainstream e 5stelle. Scontro antico, quindi, che ha le radici nel VDay del 2007, che per amor di cronaca ci tengo a rammentare essere stato il più grande evento di piazza, organizzato tramite il web, del mondo. Quel giorno in piazza non c’era una televisione. L’astio dei 5S è connaturato alla natura stessa del MoVimento, che nel giorno di nascita si è visto ignorato e sbeffeggiato. Quindi si può pretendere che i 5 stelle rinuncino alla loro natura? Ma, a maggior ragione, possiamo pretendere che Repubblica cambi la sua?

Il gota di Repubblica a convegno

D’altronde Mario Calabresi, direttore del quotidiano Repubblica, lo scorso 25 novembre al Teatro Brancaccio, ha aperto il convegno “Liberateci dalla stampa”, con queste parole: “Il potere non ha mai amato le intrusioni, ha sempre cercato di sfuggire, coprire, depistare, silenziare“. All’incontro, dove erano presenti giornalisti e scrittori italiani come Ezio Mauro, Lucia Annunziata e Massimo Giannini, è stata infatti evidenziata una tendenza, del tutto antidemocratica, volta ad ostacolare e in qualche modo mistificare la mediazione, frenando l’informazione e indebolendo la completezza delle divulgazioni.

Infatti, quello della libertà di stampa resta ancora un tema molto attuale che necessita di essere riconosciuto all’interno di una società democratica e liberale e che, soprattutto, nasca da una comunicazione aperta tra tutti i punti di vista. Ciò che oggi danneggia la libertà di stampa è, più di tutto, la mancanza di un vero pluralismo (nei giornali tanto quanto in televisione). Il giornalista Ezio Mauro ha aggiunto durante il convegno, a tal proposito, come l’idea stessa d’Italia sia il frutto di una diversità politica e culturale che si trasforma in una vera e propria fonte di ricchezza, di cui il nostro paese potrebbe giovare se soltanto imparasse a non averne paura. “Nel mondo occidentale, nel quale per fortuna viviamo, i giornali criticano il potere e non viceversa”, aggiunge Mauro, spiegando come un potere, “reagendo male” alle critiche, dimostri di non aver imparato la quotidiana fatica della democrazia. Cos’è altrimenti la democrazia se non la libera espressione delle proprie opinioni? È attraverso il consenso della pubblica opinione che un governo, un disegno di legge o qualsiasi altra questione politica viene discussa, criticata, apprezzata e sottoposta al vaglio del giudizio. Ed è questa la trasparenza. Questa è la democrazia.

Curioso, però, che questi giornali governativi nell’ultimo decennio, siano ora all’opposizione. Tutti ricordano il mitico loden di Monti. Tutti ricordate il putribondo curriculum di Conte. Da cittadino mi son sempre chiesto:<< Ma come è possibile che non venga mai condivisa una battaglia, dicasi una, dei 5 Stelle? Possibile che il 33% dei votanti siano tutti sciocchi e non comprendano il pericolo paventato dai media?>>.

Il punto della situazione

I Giornaloni son tali proprio perché vendono tanto. La gente non compra i giornali, quindi loro vendono meno su carta e devono spostarsi sul digitale, ma rimane la necessità di vendere. Sul digitale  scrivono ragazzi che vengono pagati a cottimo e che non hanno il tempo di fare indagini approfondite, e la loro informazione non è più approfondita di quella di chiunque altro scriva on line. Ciò che scrivono è una ripresa di ciò che è andato in onda il giorno prima, che è, a sua volta, ripreso da ciò che è stato postato in rete dai vari personaggi pubblici. I politici bypassando l’intermediazione mediatica, danno la notizia. Allora i giornali, spodestati dal loro ruolo, possono solo commentare. Ma la loro credibilità è calata, giacché nei tempi andati hanno costantemente puntato sul cavallo sbagliato (leggi Trump, Brexit, Governo Giallo-Verde ecc) e la gente ha iniziato a dar peso alle parole di coloro i quali delegittimavano l’informazione mainstream. La gente, allora, ha spostato il proprio centro d’informazione sulla rete, che è più comoda e adattabile agli interessi di ciascuno. Come attirare nuovamente i lettori? Ovvio! Con il sensazionalismo, con lo stato di tensione costante quasi che tutto stesse per implodere. Ma è davvero così? Tutto sta per implodere? O tutto sta andando per il verso giusto?

In Punta di Diritto

L’art. 21, primo e secondo comma, Costituzione, così recita: << Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione./ La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]>>. Già dalla lettera della norma si vede come tutti, non solo i giornalisti, possano dire come la pensino su ogni cosa. Quindi un politico può dire che un giornale non gli piace, a modo suo, anche in modo non politically correct, ma lo può dire. In più, al secondo comma, viene sancito, con una disposizione precettiva, cioè immediatamente applicabile, che non si può assoggettare la stampa ad autorizzazioni o censure. Con la conseguenza che qualsiasi legge venisse approvata in tal senso sarebbe affetta da vizio di legittimità costituzionale e sarebbe, pertanto, cassata dalla Corte Costituzionale. Però si potrebbe pensare che si ha a che fare con un genio del male che modificherà la costituzione e distruggerà il giornalismo facendo tornare l’istituto luce. Purtroppo, per Casa Pound intendo, ciò non può avvenire perché l’ Italia, appartiene all’UE ed ha ratificato dei trattati, tra cui, rilevante per il caso di specie, La Carta dei Diritti Fondamentali dell’ Unione Europea (cd. Carta d Nizza). In particolare quest’ultima ha il medesimo valore dei trattati e quindi valore costituzionale, l’art. 11 della Carta di Nizza così recita:<< Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera./ La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.>>. Ne deriva che, quand’anche il Parlamento approvasse una legge costituzionale che abolisca l’art. 21 e poi, successivamente, emanasse una legge per riportare in auge l’istituto luce, anche in questo caso non si otterrebbe nulla, perché il giornalista che venisse accusato di fare propaganda contro il regime, potrebbe reclamare il diritto d’innanzi al giudice nazionale; quest’ultimo ha il potere/dovere di disapplicare la legge nazionale per contrarietà ai trattati, con la conseguenza che quella legge non sarebbe mai applicata. Dopo di che, sarebbe sollevata questione di legittimità costituzionale a norma dell’artt. 11 e 117 Cost. e la Corte costituzionale casserebbe la legge, in virtù dell’art. 11 della Carta di Nizza, che entra in Costituzione in virtù dell’art. 11 Cost., secondo parte, che recita:<<L’Italia[…] consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace la giustizia fra le Nazioni; […]>> e dal 117, primo comma, che recita:<<La potestà legislativa è esercitata dallo Stato>> nel rispetto << dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali>> . Nessun pericolo insomma.

Quindi, quando si sente che Di Maio mette in pericolo la libertà d’informazione, non è vero. E’ solo marketing. Allo stato attuale nessuno può mettere in pericolo nulla, ma tutti possono dire come la pensano. Con buona pace della carta stampata. Un conflitto finto, insomma, che i giornali usano per darsi una nuova verginità, ringiovanendosi tornando all’opposizione. Attaccano loro perché nuovi e innovativi, i loro scandali interessano, a differenza di quelli dei vecchi partiti, che dopo un po sono un refrain. Poi ammettiamolo: tutti vogliamo vedere il santo peccare. I 5stelle, dal canto loro, devono accettare di essere gli ultimi arrivati e accettare un po’ di sano nonnismo, in ogni caso tutto nella norma. L’unico pericolo è che a furia di gridare al lupo, al lupo!; un giorno il lupo arrivi, ma non lo si combatta, perché ormai stanchi e incapaci di riconoscerlo.

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