La richiesta di solidarietà sull’accoglienza dei migranti bloccati a largo di Pozzallo è stata accolta positivamente da Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Malta, mentre i paesi di Visegrad si rivelano ancora ostili ad accogliere. Salvini canta vittoria, ma la strada verso un accordo sulla redistribuzione è lunga. Intanto diminuiscono partenze e sbarchi ma aumentano le morti in mare.

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Pattugliatore Monte Sperone della Guardia di Finanza (fonte: repubblica.it)

Le navi Protector (agenzia Frontex) e Monte Sperone (Guardia di Finanza) hanno ricevuto la scorsa domenica il permesso per attraccare al porto di Pozzallo, in Sicilia. A bordo avevano 128 minori non accompagnati, tre con i genitori, 44 donne e 272 uomini, per un totale di 447 persone che sono state intercettate su un barcone e salvate nella giornata di venerdì. Dal momento del salvataggio le navi sono rimaste bloccate a largo del porto di Pozzallo attendendo direttive dal Viminale che ha negato loro la possibilità di sbarcare. Le navi hanno dovuto attendere fino alla mezzanotte di domenica quando dal governo, una volta sicuro di poter smistare i profughi in altri paesi europei, è arrivata l’autorizzazione per l’attracco. Il premier Giuseppe Conte ha infatti inviato una richiesta formale ai 27 leader europei con l’intento di attuare una politica di redistribuzione dei profughi bloccati sulle due imbarcazione. Una risposta positiva è arrivata dalla Germania la cui consigliera Angela Merkel ha deciso di farsi carico di 50 dei 450 profughi a bordo delle imbarcazioni. L’esempio tedesco è stato seguito da Spagna, Portogallo e successivamente anche da Francia e Malta.

Decisamente negativa è stata invece la risposta dei paesi di Visegrad, che si dimostrano sempre più ostili verso una intesa tra Stati europei sulla redistribuzione dei migranti. «Un tale approccio è la strada per l’inferno» afferma su Twitter Andrej Babis, premier della Repubblica Ceca, sostenendo che l’unica soluzione alla crisi migratoria sia non fare arrivare migranti in Europa. Ma la richiesta di Conte ha ricevuto un duro rifiuto anche da parte dell’Ungheria dove Istvan Hollik, portavoce del gruppo parlamentare Fidesz (partito del premier Orbàn), ha dichiarato che «L’Ungheria non accoglie nessuno. Gli elettori ungheresi si sono espressi chiaramente alle ultime elezioni: non vogliono vivere in un paese di immigrati».

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I 4 leader dei paesi di Visegrad (fonte: lantidiplomatico.it)

La risposta positiva di alcuni paesi europei è stata accolta con entusiasmo dal premier Conte che su Facebook scrive che questo gesto è stato accolto come segno di solidarietà, sostenendo peraltro che gli importanti risultati ottenuti al Consiglio europeo stanno diventando realtà. Salvini invece non abbandona la sua retorica travolgente commentando la questione con lo slogan “volere è potere”, espressione che emerge sempre più frequentemente dai suoi tweet volti a rivendicare presunti successi dell’attuale governo. L’espressione compare anche in questo tweet  nel quale Salvini da voce ai fatti scrivendo che da quando è ministro sono sbarcate in Italia solo 3716 persone contro le 31421 nello stesso periodo dell’anno scorso. Dati alla mano cerchiamo di capire cosa significa e se questa affermazione è fondata, cercando di fare emergere la situazione reale degli sbarchi nell’ultimo periodo.

Partendo dal 2017 i dati UNHCR attestano che in Italia nel corso di tutto l’anno sono sbarcate 119.247 persone, dato in netta diminuzione rispetto al 2016, anno nel quale gli sbarchi interessarono 181.436 persone (-34%). La diminuzione degli sbarchi nel corso dell’anno è stata dovuta principalmente agli accordi, peraltro fortemente criticati, che l’allora ministro degli interni Marco Minniti è riuscito ad attuare con la Libia. La trattativa è iniziata nel febbraio 2017 con un accordo preliminare che si è rafforzato progressivamente raggiungendo la propria completezza a partire da Luglio 2017. Tutto ciò è significativo per la lettura del dato degli sbarchi che può essere diviso a metà. Tra gennaio e giugno 2017 sono arrivate in Italia 83 mila persone, il 18% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Mentre tra luglio e dicembre 2017 sono arrivate 36 mila persone, il 67% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Questo attesta che gli sbarchi hanno iniziato a diminuire a partire dall’attuazione dell’accordo Italia-Libia.

Nel 2018 invece da gennaio al 30 giugno gli sbarchi in Europa sono stati 48 mila, di cui 13.694 in Grecia e 17.781 in Spagna che ad oggi è il paese europeo che ha accolto di più nel 2018. In Italia quest’anno da gennaio al 30 giugno sono arrivati 16.414 profughi, l’80% in meno rispetto ai primi 6 mesi del 2017.

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Dati sugli sbarchi in Italia nel 2018 (fonte: le Nius.it)

I dati non smentiscono quello che riporta Salvini, gli sbarchi infatti nei primi sei mesi di quest’anno sono diminuiti drasticamente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il merito però non può essere attribuito alle prese di posizione dell’attuale governo. Il processo di decrescita dei flussi migratori provenienti dalla Libia e diretti nel nostro paese ha iniziato a ridursi drasticamente già a partire dal luglio 2017 a seguito degli accordi Italia-Libia. Con l’insediamento del nuovo governo i flussi hanno invece subito un aumento passando da circa mille migranti arrivati a marzo ai 3000 di aprile raggiungendo quasi le 4000 persone a maggio. Questo aumento di flussi deve essere stato causato dall’incertezza riguardo le intenzioni diplomatiche del nuovo governo verso la Libia. Il viaggio in Libia e l’apertura verso il rinnovamento della collaborazione già avviata tra Italia e Libia in tema migranti ha portato nuovamente ad una riduzione dei flussi. Certo è che questa riduzione non è dovuta alla caotica politica di chiusura dei porti affrontata dal ministro degli interni in questo primo mese e mezzo di governo.

In conclusione, come attestano i dati i flussi migratori si stanno progressivamente riducendo. È necessario lavorare per tenere saldi i rapporti con la Libia, che da quanto è possibile evincere dai dati stessi è in grado di contenere o riaprire i flussi a seconda delle relazioni diplomatiche intrattenute coi paesi direttamente interessati al tema immigrazione. La priorità però non è bloccare gli sbarchi ma affrontare internamente la crisi migratoria che negli scorsi anni abbiamo affrontato ai confini. Serve un sistema d’accoglienza efficace che acceleri gli iter burocratici per le richieste di soggiorno, riduca gli sprechi e la speculazione di alcuni imprenditori che con gli anni sono riusciti a costruire sull’accoglienza veri e propri business. Servono politiche efficaci sul tema integrazione.

Ma soprattutto è necessario un accordo europeo per la redistribuzione dei migranti tra paesi. Questo primo passo avanti di alcuni paesi europei verso l’Italia non può essere considerato un successo (parole di Salvini) ne tanto meno la realizzazione degli accordi raggiungi al Consiglio europeo, come sostiene Conte. Sicuramente si tratta di un segnale che gli altri paesi europei hanno voluto dare all’Italia. Le forti prese di posizione da parte dell’attuale governo italiano in relazione ai salvataggi delle ONG hanno avuto il merito di attirare l’attenzione europea sulla questione. I toni violenti di Salvini hanno contribuito non poco a creare tensioni e contrasti con altri leader europei. I rappresentanti di molti dei paesi che hanno portato avanti questo gesto di solidarietà nei confronti dell’Italia hanno espresso negli ultimi mesi dure critiche nei confronti di alcune decisioni/dichiarazioni del governo italiano. Non è possibile però capire se questo primo gesto di solidarietà nei confronti dell’Italia possa essere letto come un successo del governo che alzando i toni è riuscito ad aumentare il proprio potere contrattuale sulla questione o se vada letto come un contentino dato ad un paese capriccioso. La strada verso un accordo definitivo sulla questione redistribuzione migranti è lunga e tortuosa. Ma il principale ostacolo sono i paesi di Visegrad che non danno alcun segno di apertura sulla questione. L’Italia deve sfruttare questa prima apertura da parte di alcuni paesi per continuare la strada verso un accordo equo sulla redistribuzione. Per farlo in maniera credibile però è necessario che il governo decida da che parte stare. Le simpatie verso i paesi di Visegrad si dimostrano sempre più in contrasto con l’interesse nazionale e nonostante la benevolenza dell’Italia nei loro confronti questi paesi continuano a rifiutare categoricamente politiche di solidarietà sulla questione migranti.

Inoltre è necessario abbandonare l’approccio caotico nei confronti degli sbarchi non potrà continuare a lungo. Secondo gli esperti bloccare navi fuori dai porti in situazioni di emergenza sanitaria potrebbe violare leggi internazionali che vietano il respingimento collettivo di persone. Inoltre da quando le ONG sono sottoposte a questa forte pressione mediatica ed hanno gli occhi dei magistrati puntati sono diminuiti i soccorsi e sono in aumento le morti in mare, come riporta un rapporto di UNHCR.

Edoardo Dal Borgo