L’ascesa e la caduta di Maggie

Million dollar baby (2004) è un film diretto e recitato da Clint Eastwood nei panni di Frankie Dunn, un allenatore e manager di boxe. E’ un tipo scorbutico, deluso dalla vita, che passa le sue giornate tra la chiesa e la palestra di cui è proprietario. Un giorno la non più giovanissima Maggie (Hilary Swank) insiste con Frankie perché l’alleni e la faccia diventare una “pugilessa” professionista, lui nonostante un’iniziale reticenza, finisce per accettare, mettendo da parte diffidenza e pregiudizi. A suon di vittorie il talento di Maggie comincia a farsi evidente e Frankie si lascia convincere ad investire sempre di più sulla sua campioncina, a tal punto da sfidare la campionessa del mondo tedesca, Billie “orso blu”. A seguito di una scorrettezza da parte di quest’ultima Maggie viene portata in ospedale e le viene diagnosticata una paralisi totale permanente. Costretta a letto e legata al respiratore, deve rinunciare per sempre al successo oltre che a una vita normale. 

“Non posso vivere così, Frankie. Non dopo quello che ho fatto. Ho girato il mondo. Il pubblico ha inneggiato al mio nome, be’, più che al mio nome al soprannome che mi ha dato lei, però tifavano per me. Sono apparsa sui giornali. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo.. Quando sono nata pesavo un chilo e cento scarsi, mio padre diceva sempre che avevo lottato per venire al mondo e che avrei lottato fino alla morte. È quello che voglio fare, ma non voglio lottare contro di lei. Ho avuto quello che volevo. Ho avuto tutto. Non permetta che mi venga portato via. Non mi lasci sdraiata qui finché non sentirò più la voce dei miei tifosi.” (Maggie Fitzgerald)

Infelice della sua condizione, chiede a Frankie di aiutarla a morire, ma questi rifiuta di praticarle l’eutanasia. La ragazza nottetempo tenta di suicidarsi per dissanguamento lacerandosi la lingua a morsi. Dopo qualche giorno Frankie cede. Si introduce in ospedale di notte e compie il gesto estremo prima spegnendo il respiratore e poi somministrando una elevata quantità di adrenalina. Frankie esce indisturbato dall’ospedale e non farà più ritorno alla palestra, abbandonando per sempre la boxe.

Differenti tipi di eutanasia

Come accade per gran parte dell’etica applicata, le questioni filosofiche che sorgono in relazione all’eutanasia non sono tutte di tipo etico. Innanzitutto ci sono numerose importanti distinzioni che possiamo tracciare tra diversi tipi di eutanasia. In primo luogo c’è l’eutanasia volontaria, che si manifesta sotto espresso desiderio del paziente di morire. Successivamente c’è l’eutanasia involontaria, ossia quando il paziente non desidera morire, ma il suo desiderio è ignorato. In molti casi questa forma di eutanasia corrisponde banalmente all’omicidio. In terzo luogo c’è l’eutanasia non volontaria, ovvero quando il paziente è incosciente o non è in condizione di esprimere un desiderio.

Posizioni Kantiane

Chi adotta la teoria etica di Kant potrebbe sentirsi legato al dovere di non uccidere in nessuna circostanza. Uccidere qualcuno sembrerebbe andare contro la concezione di Kant secondo cui per rispettare la loro umanità dobbiamo sempre trattare le altre persone come fini in sé, e mai come mezzi per raggiungere un fine. Ma questa stessa interpretazione dell’Imperativo Categorico potrebbe, nel caso dell’eutanasia volontaria fornire una giustificazione morale a favore dell’eutanasia, se questo è ciò che il paziente vuole ma non è in grado di ottenere da solo.

Utilitarismo

Un utilitarista vedrebbe la questione in una luce molto diversa. Per un utilitarista la difficoltà non risiederebbe in un conflitto deontico di doveri,  ma piuttosto nel modo di calcolare, seguendo le teorie consequenzialiste di John Stuart Mill,  gli effetti delle varie condotte possibili. La condotta che producesse la maggior quantità di felicità per il maggior numero di persone, o almeno il miglior bilancio tra felicità e infelicità, costituirebbe l’azione moralmente giusta. L’utilitarista dovrebbe considerare le conseguenze per il paziente. Se questo dovesse continuare a vivere, proverebbe terribili dolori e comunque morirebbe probabilmente assai presto. Se il paziente dovesse morire per un atto di eutanasia, il dolore cesserebbe, e così anche ogni capacità di provare felicità. Questi non sono però gli unici effetti di cui dover tener conto; ci sono molti effetti collaterali. Per esempio, la morte del paziente a causa dell’eutanasia potrebbe provocare  in alcuni casi un grande dolore ai parenti, non rendendo possibile l’attuazione di un giusto bilancio felicità-infelicità.

Epistemologia delle virtù

Un epistemologo delle virtù, come Platone o Cartesio, affronterebbe il problema dell’eutanasia in modo parzialmente diverso, mettendo in rilievo il carattere della persona che segue l’eutanasia. Sebbene uccidere un’altra persona sia generalmente contrario alla virtù della giustizia sia a quella della carità, nel caso specifico dell’eutanasia volontaria – in cui la morte porterebbe chiaramente un beneficio all’altra persona – la virtù della carità permetterebbe tale atto. Le esigenze della virtù della giustizia potrebbero però opporvisi. Dunque un epistemologo delle virtù in genere non stabilirà delle rigide regole di comportamento,  ma sarà sensibile alle particolarità del singolo caso.

Appare chiaro che sia difficile trovare risposte facili riguardo a ciò che dobbiamo fare, e tuttavia siamo spesso obbligati a formulare giudizi morali. I progressi contemporanei nella tecnologia e nella genetica danno origine continuamente a nuove questioni etiche riguardo alla vita e alla morte.  Rimane però il fatto che le decisioni etiche sono le più difficili e importanti che dobbiamo affrontare.

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