Presidente onorario di Ail (Associazione Italiana contro le Leucemie) e fondatore del GIMEMA, onlus per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche, Franco Mandelli è morto nella giornata di oggi all’età di 87 anni. Noto ematologo italiano, nato a Bergamo, ha dedicato la propria vita alla solidarietà e alla salute, nello specifico a malattie del sangue come la leucemia.leucemia, Franco Mandelli

La leucemia: l’oggetto degli studi

Si tratta di una malattia del sangue o del midollo osseo, colpisce soprattutto gli adulti ma è la forma più frequente di tumore nei bambini. È principalmente causata da DNA danneggiato di globuli bianchi immaturi, che continuano a moltiplicarsi senza controllo, arrivando ad occupare molto spazio all’interno del flusso sanguigno, fino a che i globuli normali non trovano più le condizioni per vivere. Alcuni particolari virus ed il fumo sono tra le possibili cause di questo patologia, ma anche agenti chimici con cui può entrare in contatto nel quotidiano, soprattutto derivati del petrolio, o radiazioni.

Il ruolo della solidarietà

La ricerca è progredita parecchio negli ultimi anni, e molto è merito di finanziamenti. Questo il professor Mandelli lo aveva capito bene, ed è per questa ragione che ha contribuito alla nascita di iniziative di raccolta fondi tra cui “Trenta ore per la vita” e “La partita del cuore”, che ormai da anni vede affrontarsi sul campo da calcio celebrità della musica e dello spettacolo, ed il cui ricavato viene per l’appunto devoluto alla ricerca.

La partita del cuore, Franco Mandelli

Ed è anche sul ruolo fondamentale della componente umana, non solo di solidarietà, che Franco Mandelli ha costruito la propria visione di cura. Come affermava lui stesso “il vero dottore è il medico condotto di un tempo, […] aiutato dal rapporto d’amore con i propri pazienti. Ecco, questo è il vero dottore, uomo di scienza ma soprattutto di coscienza”.

Il grande contributo

I pazienti del Policlinico Umberto I di Roma, per quanto il professore fosse da tempo non più in attività a causa dell’età, dicevano con orgoglio: “Sono in cura da Mandelli“, segno di grande rispetto e fiducia nei confronti della professionalità di un uomo che ha dedicato la propria vita alla cura delle persone, aprendo nel 1970 il primo day hospital e il primo centro pubblico di trapianto del midollo osseo sempre nella capitale, ancora oggi punto di riferimento a livello italiano.

 

 

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