“La musica è un settore importante della produzione culturale.”
“Si investe sull’alfabetizzazione musicale, professionalizzando i percorsi formativi e si sostiene la musica contemporanea originale d’autore e dal vivo, con la circuitazione di concerti, favorendo la creazione di un sistema a rete, che coinvolga più realtà del territorio.”
Queste sono le parole dell’assessore Massimo Mezzetti con le quali presenta la Legge Musica, nata in Emilia Romagna e indirizzata allo sviluppo dell’ambito musicale. L’iniziativa prevede due bandi, i quali riguardano autori, professionisti, band emergenti, locali ed etichette intenzionati a promuovere musica originale. Lo scopo della Regione è incentivare la fruizione musicale in modo tale da organizzare concerti, festival, eventi culturali finalizzati alla formazione e all’educazione degli artisti.

La Legge Musica intende stazionare 3 milioni e 750 mila euro nel triennio 2018/20, di cui 450 mila nel 2018, 1 milione e 700 mila nel 2019 e 1 milione e 600 mila nel 2020.
L’Emilia Romagna con la Legge Musica ha dato dimostrazione di aver appieno inteso l’importanza della musica e dei benefici che da quest’ultima si possono trarre.

La musica è arte, divertimento, piacere, ed anche e soprattutto medicina per l’anima e il corpo. La musica è una di quelle poche attività che coinvolge tutto il cervello. Numerosi sono gli studi che suggeriscono come l’ascolto della musica possa essere benefico in molti modi. Per esempio, fa bene all’umore, contrastando depressione e ansia. I molteplici effetti positivi della musica sono stati studiati e confermati dalla scienza. Infatti, in ambito medico, la musica è utilizzata quale risorsa mirata a specifiche applicazioni, come nel caso della musicoterapia, pratica clinica oggi impiegata nell’azione terapeutica su varie patologie e riabilitazioni psichiche e comportamentali.

Inoltre la scienza afferma anche che partecipare ai concerti aiuta a vivere meglio e soprattutto potrebbe allungare la vita con un suo effettivo prolungamento pari a 9 anni. Lo dimostra uno studio condotto da O2 e da Patrick Fagan, esperto in scienze comportamentali. La musica si rivela una vera fonte di giovamento soprattutto quando possiamo viverla

Woodstock, 1969.

Ma, che la musica fosse importante, era un fatto risaputo anche in antichità, si pensi a Pitagora, a Platone e ad Aristotele che riponevano grande fiducia nello studio musicale. A partire da Pitagora che con il suo approccio matematico ha spiegato l’armonia che caratterizza la musica paragonando quest’armonia all’ordine naturale del cosmo. Invece, Platone, nonostante condanni l’ascolto musicale nella Repubblica, in quanto fonte di distrazione dei giovani, la rivaluta invitando all’ascolto di armonie non dannose che non inducano a comportamenti villani. Egli infatti asserisce che “se la musica diventa oggetto della ragione e non dei sensi allora diventa una forma altissima di sapienza e si avvicina alla filosofia”. Differente il parere di Aristotele che , nella Politica, ritiene utile utilizzare ogni genere di musica riconoscendole diverse funzioni: non solo educazione, ma anche divertimento e ricreazione intellettuale. Il filosofo precisa come il piacere sia una componente fondamentale della musica, “perché il divertimento è in vista del riposo e il riposo è di necessità piacevole”, mentre “la ricreazione intellettuale, per ammissione concorde di tutti, deve avere non soltanto nobiltà ma anche piacere […] e la musica diciamo tutti che è tra le cose più piacevoli”.

Si tenga presente che la musica è un linguaggio legato alla soggettività di noi esseri umani e come tale è un mezzo grazie al quale riusciamo a comunicare pensieri e sensazioni, per realizzare forme di socializzazione e soprattutto per trasmettere messaggi. Essa riflette e interagisce con il contesto sociale nel quale è generata. All’interno di molte canzoni possiamo imbatterci in denunce sociali o in discorsi che incitano alla pace ripudiando la guerra. Migliaia sono i testi scritti che hanno unito generazioni di giovani e non sotto la stessa idea, lo stesso urlo di protesta, lo stesso messaggio. Ricordiamoci di come John Lennon con Imagine ha ritratto una società in cui non trionfino i valori del materialismo, dell’utilitarismo e dell’edonismo a dispetto di quella reale. O ancora con Blowing in the wind di Bob Dylan abbiamo un brano che assurge a manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam.

Quindi la musica si configura con il centro del nostro esistere, scandisce il ritmo della nostra esistenza anche all’interno della società , ma soprattutto è l’unica capace di mostrare pienamente i sentimenti umani, infatti “senza la musica la vita sarebbe un errore” (Friedrich Nietzsche).

                                                   Isabella Amalia Di Pasquale