Difficile non rimanere a terra una volta caduti, restare giù e accettare con rassegnazione l’impossibilità di reagire, non avere voglia di alzarsi perché sicuri di ricadere e farsi male, di nuovo. Perché continuare a combattere contro lo scherno di una vita che ci tende continuamente tranelli, che materializza imprevisti e ride dei nostri insuccessi? Gli antichi saggi risponderebbero che se la barca si rovescia, l’unico modo per non affogare è risalire il prima possibile, e avevano anche un termine per definire questa reazione salvifica, la chiamavano resilis, che letteralmente significa rimbalzare, tornare in fretta. Ci sono metalli capaci di resistere alle forze e agli urti che subiscono, incassano in silenzio e rimangono fermi nella loro interezza, un soggetto resiliente non è che il calco del materiale resiliente, il riflesso speculare della cosa, presa nella sua più radicale materialità: la resistenza alla rottura.resilienza

‘La ricerca della felicità’ e un protagonista resiliente

La ricerca della felicità (2006), di Gabriele Muccino, si basa sulla vera storia di Chris Gardner, interpretato da Will Smith, che incarna perfettamente i caratteri dell’uomo resiliente, che viene schiacciato, deluso, schernito, ma che continua a lottare per raggiungere i suoi obiettivi. Chris è un imprenditore e padre di famiglia che fatica a sbarcare il lunario, avendo investito tutti i suoi risparmi su un prodotto che risulta quasi invendibile. Non riuscendo a guadagnare dalla sua proposta di vendita, dopo l’incontro con un broker, decide di provare a cambiare rotta e diventare consulente finanziario. La moglie, esasperata dagli insuccessi del marito e dalle privazioni di una vita sull’orlo del fallimento, se ne va, lasciandolo solo, con suo figlio. Chris non si abbatte, continua per la sua strada, mosso da uno spirito resiliente che deriva dall’amore per il piccolo Christopher, diventa stagista ed è costretto a lavorare gratuitamente per sei mesi, periodo che decreterà, per maggioranza di contratti chiusi, il miglior venditore che si aggiudicherà il posto di consulente. Nel frattempo padre e figlio vengono sfrattati, rimangono senza l’auto e, dopo qualche settimana, buttati fuori anche dal motel dove avevano trovato riparo ma Chris non si perde d’animo, continua imperterrito a cercare ogni giorno assieme a Christopher i soldi per mangiare e dormire, passando molte notti nei dormitori per senzatetto e addirittura nel bagno della metropolitana. Alla fine di sei mesi di stenti viene però eletto per l’assunzione, riscattandosi per tutti gli sforzi compiuti e per non essersi mai arreso. resilienza

Nietzsche: quello che non ti uccide ti fortifica

‘Il crepuscolo degli idoli’ (1888) è un testo che incarna l’atteggiamento di Nietzsche di fronte alla decadenza, alla morte di Dio e dei valori, è un gioco guerresco, teatrale, che vuole aggirare, e rovesciare tutti quegli idoli che accompagnano la nostra storia. Con distacco e superiorità Nietzsche delinea i caratteri di una decadenza inarrestabile, frutto del peccato originale della ragione, l’irrazionalità immortale che ha fondato la morale, che è considerata una valore, un idolo, ma che per Nietzsche non è che qualcosa di ‘umano, troppo umano’. Non c’è, in quest’opera, la presunzione di porre un antidoto, una cura alla decadenza, solo descriverla nella sua essenza, che si cela dietro ogni idolo, che Nietzsche combatte con il martello’, teso a distruggere la finzione degli idoli e a riportare lucidità e chiarezza, palesando come stanno effettivamente le cose: un’infinita scala di individui, di infinite volontà di potenza, ciascuna con la loro prospettiva, ciascuna separata e in tensione con tutte le altre. Ciò che sulla copertina é chiamato idolo é semplicemente quello che finora si é chiamato verità. Crepuscolo degli idoli; in lingua povera: la vecchia verità si avvicina alla sua fine…’ ( Ecce Homo). Implicitamente, ‘Il crepuscolo degli idoli’ è un’opera che parla di vita, perché la vita per Nietzsche è l’unico soggetto, o meglio, non vi è altro che vita, tutto il resto non può che essere sue affermazioni e creazioni. Nietzsche esprime qui la sua sentenza, condanna gli idoli e gli uomini che hanno permesso la loro diffusione, ma si svincola da questa responsabilità, parla dall’alto, da fin troppo quieto osservatore, che ora declama l’inarrestabilità della decadenza. Nietzsche reagisce alla morte di Dio con un richiamo alla vita, sulla linea teorica dell’Übermensch, rinasce dalle ceneri della decadenza dei valori e dei costumi, facendosi spirito costruttivo, guerriero resiliente. “Perché così duro!” disse una volta il carbone al diamante “non siamo forse parenti stretti?”. Perché così molli? Fratelli miei, questo io chiedo a voi: non siete forse – i miei fratelli? Perché così molli, così poco resistenti e pronti a cadere? Perché nei vostri cuori è tanta negazione, rinnegamento? Così poco destino nel vostro sguardo? E se non volete essere dei destini e degli inesorabili: come potreste un giorno, – vincere con me? E se la vostra durezza non vuol lampeggiare e scindere e tagliare: come potreste un giorno, creare insieme a me? Coloro che creano, infatti, sono duri” (Il crepuscolo degli idoli).resilienza

Samuele Beconcini

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