Giovedì scorso, 2 agosto 2018, il tre volte campione del mondo di Formula Uno ed attuale presidente non esecutivo di Mercedes, Niki Lauda, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico – nello specifico un trapianto polmonare – presso l’Allgemeines Krankenhaus di Vienna. Inizialmente in condizioni gravi, seppur stabili, il 69enne Lauda è stato successivamente risvegliato dal coma indotto e, tuttora, respira autonomamente. Il dottor Walter Klepetko, capo del dipartimento clinico di chirurgia toracica, si è detto fiducioso del decorso operatorio dell’ex pilota, affermando altresì che i polmoni di questi, prima dell’intervento, risultavano fortemente danneggiati ed in condizioni critiche. Gli ultimi sette giorni, infatti, Lauda era stato tenuto in vita grazie all’ausilio d’una pompa cuore-polmoni.

Verso l’inferno e ritorno: il Nurburgring del 1976

Niki Lauda ed i segni delle ustioni successive al disastro del Nurburgring

Non è la prima volta che, ahimè, i polmoni di Niki Lauda si trovano al centro di gravi problematiche. Il 1° agosto 1976, durante il Gran Premio di Germania, corso lungo il pericoloso tracciato del Nurburgring, l’allora pilota della Ferrari uscì di pista a causa della poca aderenza sul bagnato, urtando violentemente le balaustre. Impossibilitato ad uscire dall’abitacolo, Lauda rimase intrappolato per oltre un minuto all’interno d’una monoposto oramai completamente avvolta dalle fiamme. Seppur versando in condizioni spaventosamente critiche, ambo dovute alle gravi ustioni ed all’inalazione dei vapori della benzina, l’austriaco ritornò in pista dopo soli 42 giorni dall’incidente, piazzandosi in quarta posizione al termine del Gran Premio d’Italia e dimostrando più che mai un’impressionante tenacia. Tuttavia, nonostante l’incredibile recupero di cui s’era reso protagonista, l’allora campione del mondo non riuscì a conservare il titolo, sottrattogli all’ultima gara dal rivale britannico della McLaren, James Hunt.

Il rapporto con Hunt

L’inglese James Hunt, ingaggiato dalla McLaren agli albori del 1976

Soprannominato “Il computer” a causa della personale capacità d’individuazione dei difetti della vettura, per l’appunto al pari d’un elaboratore, e per l’estrema meticolosità adottata nel metterla a punto, Niki riconobbe nell’inglese Hunt il proprio principale rivale. Il dualismo sportivo, costantemente animato da scontri in pista, esordì nel 1973, raggiungendo l’apice tra il 1974 ed il 1976, allorché i piloti si trovarono ripetutamente a contendersi il trofeo. La serrata sfida Hunt-Lauda, atta alla conquista del mondiale 1976, rimane tuttora una tra le più entusiasmanti nell’intera storia della massima categoria motoristica. La suddetta stagione, di fatto, segnò ambo l’apice ed il termine della disputa tra l’austriaco e l’inglese: mentre Lauda, mantenendosi ai vertici della categoria, finì col trionfare nuovamente nel campionato mondiale – nel 1977 e nel 1984 – Hunt si ritirò nel 1979, giudicando il mondo delle corse eccessivamente meccanico, un luogo ove l’uomo non conta più.

Lauda e Hunt come Apollo e Dioniso: l’incarnazione degli spiriti della tragedia greca

La Nascita della Tragedia dallo Spirito della Musica, prima opera matura del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, contiene alcuni tra i temi maggiormente trattati dallo stesso, in primo luogo la teorizzazione del Dionisiaco alla stregua d’una forma di pessimismo anti-decadente e la ricerca d’una palingenesi morale della società tedesca ed europea. All’interno del testo, Nietzsche introduce nell’immediato il lettore agli opposti e simmetrici spiriti dell’Apollineo – simbolo del Sogno, delle arti plastiche, della massima razionalità – e del Dionisiaco – al contrario sinonimo dell’Ebbrezza, della musica, della frenesia orgiastica delle feste di Dioniso. In quest’ultimo, ad onore di completezza, il filosofo identifica la ragione e l’origine del pessimismo greco, così come la sua natura non decadente: in altri termini, Dionisiaco è altresì gettare lo sguardo nell’abisso, confrontarsi con l’orrore dell’esistenza senza esserne piegati, accettarlo e, infine, dire sì alla vita. Ma cosa realmente tutto ciò ha a che fare con i summenzionati piloti? Il primo incontro tra Lauda e Hunt avvenne il 17 maggio del 1970, durante una gara di Formula 3 sull’Osterreichring di Zeltweg, in Austria. Ancora agli esordi della propria carriera, i due manifestarono sin da subito sostanziali differenze, ambo caratteriali ed agonistiche, le quali contribuirono ad esaltarne la rivalità a metà del decennio. L’inglese, soprannominato Hunt the Shunt, “Hunt lo Schianto”, risultò un ragazzo estroverso ed affascinante, caratterizzato da uno stile di vita sregolato ed altalenante, ricco di belle donne, alcolici, droghe e molti altri vizi, i quali gli causarono notevoli problemi sia in termini d’ingaggio, considerando che i team più ambiti non amassero particolarmente una simile discontinuità di risultati, sia di salute, dal momento che morì d’infarto a soli 45 anni d’età. Lauda, al contrario, apparì decisamente più freddo e riservato, rifuggente dalle distrazioni in virtù d’un’ottima prestazione in pista. Come detto, questi divenne presto famoso tanto per il meticoloso approccio alla meccanica della monoposto quanto per la regolarità della condotta di gara, definita poco appassionante ma, al contempo, estremamente efficace.

La ragione e la razionalità contro la pura emozione, la passione. Insomma, l’esemplificazione degli spiriti di Apollo e Dioniso, incarnati rispettivamente nella meccanicità di Lauda e nel pathos di Hunt. Per coloro che videro e vissero quel campionato nel lontano 1976, com’è probabile, non fu difficile carpirne lo splendore e la meraviglia, attributi tali da far sì che, ancora oggi, in particolare grazie al film Rush diretto da Ron Howard nel 2013, venga ricordato come un qualcosa di unico ed indimenticabile.

Simone Massenz