Prima o poi arriva il momento di buttare via il phon, il televisore o il telefonino. E’ colpa dell’obsolescenza, l’invecchiamento che porta a fine corsa i dispositivi elettronici. Ma se il “poi” è la promessa che durino per sempre, è quel “prima” che preoccupa. Nel secondo caso, si parla di “obsolescenza programmata”, quando si intende il termine di durata di un prodotto imposto dall’azienda che lo produce.

Ebbene, e se lo stesso principio fosse applicato al corpo umano? L’ipotesi è stata esplorata con In time, film del 2011 diretto da Andrew Niccol.

I casi che hanno fatto la storia

Prima dell’ipotesi cinematografica però concentriamoci sulla realtà. In passato accadde per la prima volta con la lampadina a incandescenza: era il 1923 e le principali aziende produttrici (tra cui Osram, Philips, General Electric) si accordarono per far durare la luce non più di mille ore, riducendo le 2500 cui erano abituati i consumatori. Quello standard internazionale stabilito dal “cartello Phoebus” segnò la storia della tecnica voluta dalle aziende per ridurre deliberatamente la durata di funzionamento di un prodotto, garantendosi il ricambio con oggetti di ultima generazione. Un effetto che il consumismo ha visto crescere in molti settori, oltre all’elettronica, dalla moda alle automobili.

Il progresso tecnologico ci ha messo del suo. Già nel 1933 l’obsolescenza programmata fu persino oggetto di una proposta di legge da parte dell’immobiliarista americano Bernard London come ricetta per uscire dal pantano della Depressione e incentivare i consumi. In quegli stessi anni, il nylon si stava sostituendo alla seta per la produzione delle calze da donna, proprio grazie alla resistenza del materiale, che la stessa azienda chimica DuPont si trovò quindi a voler frenare indebolendo la fibra per assicurarsi le vendite: i collant non dovevano essere indistruttibili.

L’obsolescenza percepita

Il consumismo detta le regole, ma la psicologia gioca un ruolo decisivo. E’ del 2017 il rapporto “Cassetti pieni di vecchi telefonini: consumatori e oggetti dalla obsolescenza percepita”, pubblicato dall’Agenzia governativa francese per l’ambiente e per il controllo dell’energia (Ademe), secondo i quale l’88% dei cellulari che vengono rimpiazzati funzionano ancora. Arriviamo così all’obsolescenza percepita, ossia quel meccanismo per cui ci convinciamo che sia ora di sostituire un prodotto usato quotidianamente, spesso decidendo di conservarlo: la metà dei telefonini rimpiazzati finisce così nel cassetto, appunto, per essere conservata perché, oltre a essere un ricordo, “potrebbe sempre servire” o perché “potremmo rivenderlo prima o poi”. In questo caso, dunque, l’obsolescenza è “voluta” e non subìta. Ma la spinta a frenare i desideri di consumo oggi arrivano da una nuova consapevolezza: l’impatto ambientale.

Negli ultimi anni la preoccupazione degli ecologisti ha aperto la strada in due direzioni: da una parte il controllo del portafogli da parte dei consumatori e, dall’altra, la vigilanza delle strategie di vendita delle multinazionali da parte delle istituzioni.

Cosa stabilisce la legge

Contro la pratica dell’obsolescenza programmata recentemente si sono pronunciate sia le istituzioni europee, sia i governi nazionali. La Commissione europea, ha emanato, per esempio, la direttiva sull’ecodesign – recepita in Italia nel 2016 – che chiede ai produttori di implementare le strategie di eco progettazione con azioni che favoriscono l’aumento della vita media dei prodotti e ne facilitino le operazioni di riparazione, permettendo anche l’aggiornamento tecnico.

I casi più recenti: Apple e Samsung

Proprio grazie alla legge del 2016, Apple è finita quest’anno nel mirino della giustizia francese per “truffa” e “obsolescenza programmata”. L’accusa? Avere ridotto deliberatamente la durata dei suoi iPhone. L’azienda di Cupertino ha riconosciuto di rallentare temporaneamente i vecchi modelli di smartphone, in relazione al deterioramento della batteria, anche se ha negato di aver fatto qualcosa per accorciare la vita dei suoi dispositivi. La questione era stata sollevata dopo il richiamo di una serie di iPhone6 e 6 Plus e il seguente aggiornamento iOS 10.2.1 che aveva risolto il problema dello spegnimento improvviso di quei modelli, salvo comprometterne le prestazioni. Da qui la decisione di Apple di fornire batterie scontate per i possessori dei modelli in questione, con le istruzioni per ottimizzarne l’uso. Da allora però le class action si sono moltiplicate.

A muoversi contro la pratica degli aggiornamenti “selvaggi” di sistema oggi ci ha pensato l’Antitrust italiana con una multa di 10 milioni di euro a Apple e di 5 milioni a Samsung accusate di avere imposto “aggiornamenti software per rendere vecchi i loro smartphone”. E’ la prima volta che l’Autorità inchioda le aziende per obsolescenza programmata.

In time: l’obsolescenza del corpo umano

Nella cinematografia certamente non mancano ipotesi di futuri dispotici dei più svariati tipi, una particolarmente interessante è appunto quella di In time.

Nell’anno 2169, le persone sono geneticamente programmate per invecchiare soltanto fino a 25 anni: il loro sviluppo fisico si ferma a 25 anni, quando sul loro braccio un timer, fermo dalla nascita fino ad allora, inizia un conto alla rovescia, che dura solo un altro anno, al termine del quale l’individuo morirà all’istante.  Il tempo quindi è finito per diventare la valuta corrente con cui la gente viene pagata per il proprio lavoro, ed è il mezzo di pagamento per le necessità ed i lussi; infatti, tramite una particolare tecnologia, è possibile immagazzinarlo in appositi apparecchi, trasferirlo di persona in persona, e così via. Pertanto ne risulta una società squilibrata, dove i ricchi possono vivere per sempre, mentre gli altri cercano di negoziare giorno per giorno la loro sopravvivenza.

Ebbene, in una situazione del genere la vita umana non è per nulla diversa dalla “vita” di una lampadina o di un cellulare; una volta raggiunta l’età prestabilita il corpo semplicemente muore, proprio come le lampadine con le 1000 ore di vita prestabilite o gli iphone 6 che vengono progressivamente rallentati fino a renderli inutilizzabili…

-Valto

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.