Ophelia Morgan-Dew, una bambina di soli 3 anni nata nell’Herefordshire, è stata ammessa al Mensa, un’associazione internazionale senza scopo di lucro in cui rientra solamente il 2% della popolazione mondiale con il più alto quoziente intellettivo. Dai test di intelligenza infatti, il QI di Ophelia è risultato di 171, superiore di 11 punti rispetto a geni quali Einstein e Hawking.

Da adesso, l’associazione Mensa provvederà a fornire alla piccola Sophia i materiali necessari per l’apprendimento. È molto probabile infatti, che gli argomenti trattati a lezione dai suoi coetanei non solo la possano annoiare, ma che non stimolino le sue potenzialità.

La storia dei test d’intelligenza

Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, vengono concepiti i primi test sull’intelligenza con l’obiettivo di valutare le differenze individuali ed individuare il ritardo mentale. La scala Binet-Simon fu il primo test messo a punto agli inizi del secolo per stabilire il QI. Esso è il rapporto tra età cronologica ed età mentale e dal risultato del test ne risulta un coefficiente che determina il grado di intelligenza. I valori normali si attestano tra un punteggio di 85 e 115.
I test di intelligenza oggi maggior mente usati sono la versione aggiornata della Scala
Stanford-Binet e la WISC-R (da 6 a 16 anni), che comprende 10 sottoscale divise in due
gruppi: uno valuta le capacità verbali e l’altro detto di adattamento valuta le capacità
percettive e la logica non verbale.
I test del QI però presentano degli svantaggi. Considerano l’intelligenza come un fattore unitario e stabile, che non subisce cambiamenti nel corso della storia dell’individuo. Inoltre, nella storia, questi test sono stati utilizzati per discriminare in contesti di sviluppo o di lavoro persone meno dotate o appartenenti a culture minoritarie.

Non parliamo di intelligenza ma di intelligenze

Nel 1983, Gardner propose l’esistenza di sei tipi distinti di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporo-cinestatica, due soltanto dei quali sono misurabili con i tradizionali test

Sternberg invece, propose una teoria triarchia secondo la quale esistono tre tipi di intelligenza:
  • Componenziale: legato alle strategie di recupero delle informazioni per completare compiti e alle capacità di apprendere cose nuove
  • Esperienziale: capacità di far fronte a nuovi problemi e di automatizzare il comportamento
  • Contestuale: capacità di adattarsi al proprio ambiente
I test di intelligenza validi per l’età scolare non possono essere utilizzati con bambini al di sotto dei 3 anni in quanto si basano essenzialmente sul linguaggio. A questo scopo furono ideati altri test come le scale di Bayley e di Gesell, ed i test di intelligenza infantile ma con scarso valore predittivo in quanto si basano sul limitato repertorio comportamentale dei bambini nei primi anni di vita.
L’intelligenza non è un fattore unitario ma un insieme di capacità che cambiano qualitativamente nel corso dello sviluppo ed in ogni fase evolutiva vi sono delle capacità specifiche solo di quella fase.
A partire da queste considerazioni si è affermato un nuovo approccio alla valutazione dello sviluppo cognitivo, detto ordinale.
Uzgiris e Hunt hanno ideato le scale ordinali con cui concepiscono lo sviluppo come trasformazione di capacità verso livelli progressivamente più alti a differenza dei test tradizionali che non ipotizzano nessuna relazione tra le diverse acquisizioni. L’approccio ordinale è interessato a studiare l’influenza che condizioni ambientali diverse possono avere sullo sviluppo dell’intelligenza.
Colombo Sara