Si può cambiare idea in politica? E se è possibile, che cosa ci spinge a parteggiare per un’idea, un leader o un partito verso cui fino a poco tempo prima nutrivamo diffidenza? Un gruppo di psicologi dell’università della British Columbia, in Canada, coordinati da Kristin Laurin ha studiato il fenomeno in tre ricerche separate e pubblicato i risultati su Psychological Science. Ciò che è emerso permette di individuare tre meccanismi psicologici umani a cui sono dovuti i nostri cambi di opinione: ‘il carro del vincitore’, ‘l’ autoconvincimento’ e ‘ lo stato di fatto’.

Il carro del vincitore

Con il primo studio i ricercatori hanno indagato le reazioni al divieto di usare le bottiglie di plastica a San Francisco, sui cui la cittadinanza si era divisa tra favorevoli e contrari. La squadra di Laurin ha testato diversi abitanti della città californiana prima e dopo l’entrata in vigore della legge, scoprendo che le opinioni degli intervistati erano rapidamente cambiate: una volta scattato il divieto, le stesse persone che si erano dette fermamente contrarie lo erano di meno. E questo senza neppure aver avuto il tempo di adattarsi agli aspetti pratici del vivere senza bottiglie di plastica. Un puro e semplice dietrofront. Che cosa lo giustifica?

L’idea dei ricercatori è che tendiamo a esprimere approvazione per una nuova legge (o per un cambiamento politico) quando diventa effettiva. Questo spiegherebbe anche perché spesso, dopo che un partito ha vinto le elezioni, i sondaggi lo premino attribuendogli persino più consensi dei voti ricevuti. “Quando capiamo che qualcosa sta per accadere, e poi accade per davvero, cerchiamo il modo di adeguare le nostre percezioni per sentirci meglio nei confronti della novità”, spiega Laurin.

In altre parole, razionalizziamo le cose verso cui ci sentiamo obbligati. È un meccanismo spontaneo: come se liberassimo lo spazio del cervello per andare avanti con le nostre vite decidendo che ciò che accade non è poi così male, dopo tutto. Laurin lo chiama sistema immunitario psicologico.

L’autoconvincimento

Il secondo studio riguarda le opinioni sul divieto di fumare nei parchi cittadini e nelle verande dei ristoranti, adottato in Ontario nel 2015. Gran parte degli intervistati non solo avevano cambiato opinione dopo l’applicazione della legge, ma avevano persino modificato il ricordo dei loro precedenti comportamenti. Prima del divieto, i fumatori ammettevano di fumare circa il 15% delle loro sigarette nei luoghi pubblici: in seguito, gli stessi stimavano che fossero solo l’8%. Avevano agito su se stessi, sui propri ricordi, per convincersi che il divieto non aveva modificato di troppo le loro abitudini.

Lo stato di fatto

Il terzo studio procede sulla falsa riga del primo ma da un punto di vista prettamente politico. I giudizi pre e post elettorali sulla nuova amministrazione Usa e su Donald Trump, in particolare, hanno mostrato trend analoghi a quelli dell’esperimento delle bottiglie di plastica. I ricercatori hanno chiesto a 621 volontari di dare un giudizio alla presidenza di Donald Trump ed è emerso che dopo la cerimonia di insediamento (e prima di qualunque provvedimento presidenziale) gli atteggiamenti verso il neo-presidente erano diventati più positivi rispetto a prima delle elezioni, quasi che “lo stato di fatto” giustificasse un cambio di opinione persino durante la cerimonia stessa.

“Non è un comportamento razionale”, sostiene Laurin, “ma è una razionalizzazione: quando qualcosa diventa parte della realtà, anche quando non ti piace, trovi il modo per convincerti che non sia poi così male”.

L’utilità del cambio di idea

Quella che potremmo derubricare sbrigativamente come incoerenza ha una sua ragion d’essere: cambiamo il nostro modo di pensare, in modo non del tutto consapevole, perché non sopportiamo di continuare a sentirci arrabbiati e cerchiamo un modo per convincerci che tutto andrà bene.

Secondo gli autori dello studio questo ci aiuta a liberare risorse cognitive “per andare avanti con la vita”. Un concetto che ricorda un po’ quello formulato dalla filosofa Hannah Arendt con la “Banalità del male”: indagando sul comportamento dei tedeschi durante il regime nazista, Arendt dedusse che molti cittadini avevano infine accettato come normalità i programmi del regime nazista, anche se comunemente ripudiati dalla società, perché erano le nuove regole, senza riflettere sul loro contenuto. Ovviamente qui ci si trova di fronte ad un caso limite.

Le conclusioni dello studio suggeriscono che i cambi di opinione non riguardano solo la nostra vita sociale e politica, ma si applicano ad una gran varietà di scenari. “Se avete un nuovo capo al lavoro o se dovete iniziare una nuova dieta per motivi medici o se state per avere un figlio, sappiate che il vostro ‘sistema immunitario psicologico’ probabilmente prenderà il sopravvento e vi farà guardare meglio a qualsiasi aspetto spiacevole delle nuove realtà”, conclude Laurin.

-Valto