Perlopiù riservato come oggetto di potere o di ridicolo, l’approccio riluttante e patriarcale del cinema al pene sottolinea che la nudità maschile rimane un soggetto parodiato nel film.  C’è come un tocco pruriginoso e adolescenziale nell’atteggiamento verso la nudità maschile.
La domanda sul perché questo rimane un argomento così delicato indica come permanga nei film un atteggiamento patriarcale, ma anche l’ubiquità dello sguardo maschile. Al centro di una comprensione della nudità maschile vi è la questione di guardare gli uomini e quindi renderli oggetto di un’opera d’arte, che è ancora vista come rivoluzionaria o addirittura audace.
Locandina del film Ricomincio da nudo. Fonte: www.cinecompipoca.com.br

La scarsità di film dove è presente il nudo frontale maschile, secondo il giornalista britannico Caspar Salmon, lo attesta con evidenza. Inoltre, i modi in cui viene rappresentato il nudo frontale maschile mostrano, sempre secondo Salmon, la sensibilità legata a questo tema. Un esempio sarebbe costituito da Shame (Steve McQueen) dove Michael Fassbender recita più di una scena di nudo nel corso della pellicola, ma si tratta di un film volto inesorabilmente a stigmatizzare il sesso, un film che raffigura soggetti il cui atteggiamento verso il sesso volge totalmente a scapito della propria vitae della propria sensibilità.

Michael Fassbender in Shame. Fonte: nytimes.com

Questo si allinea con una visione abbastanza comune in cui il corpo maschile – il pene flaccido – è percepito come qualcosa di risibile. Ciò, continua Caspar Salmon, sarebbe invariabilmente dovuto a un’assurda idealizzazione della virilità maschile, che rende il pene eretto magnifico e potente. In questa logica ne consegue che il membro a riposo deve essere risibile, poiché connota impotenza e vulnerabilità, che non deve mai essere associata agli uomini.

Tra le migliaia di scene di sesso nei film, poche raffigurano uomini che ricevono piacere sessuale o che si trovano nel processo dell’orgasmo. Nelle scene di sesso etero, la telecamera è costantemente rivolta, di regola, sul volto delle donne, che implicitamente indica che l’uomo è virile e forte per la sua capacità di far venire una donna. Il rovescio di questo ragionamento è che ritrarre un uomo che riceve l’orgasmo lo fa apparire passivo.

Nel 20016, Emilia Clarke, affrontando alcune domande sul sesso e la nudità di Game of Thrones, in occasione del lancio della sesta stagione, aveva dichiarato che piuttosto di ridurre il numero di donne nude nella serie, sarebbe stato auspicabile favorire l’oggettivazione del corpo maschile aumentando le scene di nudo per gli uomini.

«C’è un sacco di nudità femminile [su Game of Thrones],– aveva dichiarato l’attrice – me stessa inclusa, e mi sento come … Penso che dovremmo ottenere un po’ più di parità tra nudità maschile e nudità femminile. Penso che sia una discussione che dovrebbe essere fatta». In data occasione l’attrice aveva lanciato la campagna social #FreeThePenis.

Emilia Clarke nei panni di Daenerys Targaryen. Fonte: ilgiornale.it

Ad ogni modo, risulta quasi paradossale una tale rigidità rispetto al nudo maschile frontale, ma risulta importante notare come una tale mancanza sia manifestativa del maschilismo che ancora pervade gli studios hollywoodiani. Una svolta al fenomeno potrebbe essere portata avanti dall’emergere di un nuovo modo di raccontare le storie, un modo più libero ed emancipato dai soliti vecchi clichet. Ciò avrebbe una portata quasi rivoluzionaria.

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