L’organismo umano e i suoi (non più) segreti

L’asse intestino-cervello è un sistema fisiologico bidirezionale, che permette ad un evento avvenuto in uno di questi due distinti organi di influenzare l’altro ed è organizzato secondo processi ormonali, immunitari e neuronali. La scoperta di questa interconnessione ha permesso di screditare il vecchio modello secondo cui il cervello è isolato dal resto del corpo all’interno della scatola cranica. Numerose ricerche hanno sottolineato anche il ruolo del microbiota intestinale, cioè la comunità di microrganismi (batteri, funghi, virus) residenti nel tratto gastrointestinale. Attualmente si ritiene che il microbiota eserciti un’influenza sostanziale sull’asse intestino-cervello una volta che si è sviluppato e stabilizzato, cosa che avviene dopo la nascita. In particolare si stima che siano necessari circa tre anni affinché la composizione del microbiota si stabilizzi e diventi simile a quella adulta, un lasso temporale in cui avvengono anche rilevanti cambiamenti neuropsicologici.

Asse intestino-cervello cartoon (fonte: twitter)

Influenze sul microbiota

E’ risaputo come una dieta con alte dosi di sale porti a complicazioni cardiovascolari (come ipertensione arteriosa e infarto), ma fin’ora non erano state trovate connessioni tra dieta errata ed insorgenza di patologie quali SLA o artrite reumatoide. Esistono e riguardano proprio l’asse intestino-cervello. Questa ricerca si propone di spiegare i meccanismi dietro gli infarti, la seconda causa di mortalità nel mondo, e le disfunzioni cognitive. Per i ricercatori la causa principale di questi disturbi è proprio l’eccesso di sale a tavola (si stima un consumo giornaliero medio di 9-12g a fronte della dose raccomandata di 5g). 

I ricercatori, per mettere nero su bianco quanto supposto, hanno svolto sperimentazioni su soggetti murini (topi, normali cavie da laboratorio) raggiungendo importanti risultati. Hanno aumentato l’apporto di NaCl (cloruro di sodio) alle diete di queste cavie, notando che la risposta a lungo termine si è tramutata in un apporto inferiore di sangue alle regioni encefaliche della cortex e dell’ippocampo, sedi principali dei processi di memoria e apprendimento degli organismi. Il minore apporto di sangue alle regioni encefaliche ha avuto ripercussioni negative nei successivi test cognitivi svolti dalle cavie. Ma non c’è da preoccuparsi, perché le cavie, ritornate poi ad una dieta bilanciata e dal moderato apporto di sale, hanno ripristinato le capacità cognitive standard.

(fonte: Medical News Today)

Le conclusioni

Da questo esperimento si comprende come delle errate abitudini alimentari (soprattutto in fatto di sale) possano influenzare le capacità cognitive di un organismo, per via dell’asse intestino-cervello. Un uso smoderato del sale potrebbe essere fattore di importanti patologie degenerative come SLA, artrite reumatoide, e malattie croniche intestinali (poiché attivano la stessa cascata enzimatica vista negli esperimenti). I ricercatori sono ancora al lavoro per comprendere più a fondo i meccanismi che intercorrono tra alimentazione e patologie.

Umberto Raiola

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