Il filosofo marxista Slavoj Žižek ha detto la sua in merito alle recenti dichiarazioni di David Lynch a proposito del presidente Trump. Il regista visionario, nel corso di un’intervista rilasciata per la testata The Guardian, ha infatti dichiarato che Donald Trump potrebbe passare alla storia come uno dei più grandi presidenti, in quanto è uscito dagli schemi. La riflessione di Žižek si inserisce perfettamente in quella che risulta essere una delle peggiori crisi delle sinistre liberali in Occidente.

Il regista visionario David Lynch

«Trump potrebbe essere ricordato come uno dei più grandi presidenti della storia», questa è stata la galeotta frase pronunciata da David Lynch, la quale in poche ore è diventata virale diffondendosi in maniera endemica per la rete. Persino lo stesso Donald Trump, fuorviato dallo scaltro titolo di Breitbart, ha condiviso la citazione sul proprio account Twitter. Il sito di webnews americano, di stampo squisitamente conservatore (di quel conservatorismo alla Salvini che tanto diletta l’elettorato italiano negli ultimi tempi), ha però “sbadatamente” omesso la seconda parte dell’affermazione di Lynch: «passerà alla storia perché ha distrutto la sua carica, nessuno è in grado di contrastare quel tizio in maniera intelligente».

Il tweet di Trump che riporta la frase di Lynch

Insomma, nella migliore delle ipotesi (per Trump) Lynch è indeciso, nella peggiore lo considera come una forza distruttiva capace, magari in un lontano futuro, di spianare la strada a nuovi leader. «I nostri cosiddetti politici non riescono a far avanzare il paese, non riescono a far nulla. Sono come dei bambini. Trump ha rivelato tutto questo», ha detto il regista.

Si potrebbe, invero, definire problematico il fatto che siamo di fronte a un presidente con la stessa pessima abitudine dei suoi elettori: leggere solo i titoli invece dell’intero stramaledetto articolo. Ma, trattandosi del The Guardian, glielo si può anche concedere, troppo complicato e borioso per uno come Trump.

Al contrario, ciò che ci deve portare a riflettere è la portata dell’osservazione di Lynch, la quale tocca inavvertitamente un aspetto attuale quanto problematico della politica americana e, per analogia, di quella europea: la crisi delle sinistre liberali e l’ascesa dei nuovi populismi di destra. Su questo punto si inserisce l’analisi di Slavoj Žižek.

L’irriverente filosofo sloveno Zizek

Žižek parte da un’immagine icastica per fondare una riflessione composita sull’attuale situazione politica, si tratta di uno spot pubblicitario molto in voga nell’Inghilterra degli anni ’90. La prima parte dello spot metteva in scena il più classico degli aneddoti fiabeschi: una ragazza cammina lungo un ruscello, vede una rana, la prende dolcemente in grembo e, come tutte le persone sane di mente farebbero, la bacia. Naturalmente, la rana si trasforma magicamente in un aitante giovane. Tuttavia, questa versione presenta una variante: il giovane guarda dolcemente la ragazza, la bacia ed ella si trasforma in una bottiglia di birra che l’uomo tiene trionfalmente in mano.

Ora, per la donna, il punto è che il suo affetto (manifestato dal bacio) trasforma una rana in un uomo bellissimo, una piena presenza fallica; per l’uomo, è ridurre la donna a quello che il dottor Freud chiamava un oggetto parziale, autentica causa del suo desiderio.

In definitiva abbiamo una donna con una rana o un uomo con una bottiglia di birra, quello che non possiamo avere è la coppia bella donna-giovane uomo. Questo, secondo Žižek, perché il supporto fantastico di tale “coppia ideale” sarebbe stata la figura inconsistente di una rana che abbraccia una bottiglia di birra.

Seguendo l’argomentazione di Žižek, questa immagine offrirebbe un modello rappresentativo della politica di Donald Trump. Inseguito all’incontro di Singapore con Kim Jong-un, dove Trump, dimentico dell’atteggiamento da bulletto modello high-school americana tenuto fino a qualche tempo prima, ha dichiarato la sua intenzione di invitare Kim alla casa bianca, Žižek ci racconta di essere stato funestato da un intenso sogno. Non un sogno nobile alla Martin Luther King, ma uno molto più strano e allo stesso tempo stesso malsano (ma comunque più facile da realizzare di quello di Mike Hughes, che voleva dimostrare la non sfericità della terra sorvolandola con il suo rocket).

Lo storico incontro tra i due leader

Trump ha già rivelato il suo amore per le parate militari e ha proposto di organizzarne una a Washington, ma agli americani sani di mente l’idea non va esattamente a genio, quindi cosa succederebbe se il suo nuovo amico Kim gli desse una mano? E restituisse l’invito preparando uno spettacolo per Trump nel grande stadio di Pyongyang, con migliaia di nordcoreani che sventolavano bandiere colorate per formare gigantesche immagini moventi di Kim e Trump che sorridono? Non è questa la fantasia condivisa che sta alla base del legame Trump-Kim, con Trump simile a una rana che abbraccia un Kim formato birra? Bisogna ammettere che, per quanto possa essere disturbante, l’elucubrazione di Žižek risulta spaventosamente, nonché disgustosamente, avere quel non-so-che di verosimile.

In questo elaborato gioco di metafore si può tranquillamente coinvolgere anche la nostra attuale situazione politica. In una recente intervista rilasciata alla CNN, infatti, Steve Bannon, capo stratega dell’attuale presidente degli Stati Uniti, ha elogiato la coalizione di governo Lega-M5S come perfetto connubio tra un populismo di destra, incarnato dalla Lega, e un populismo di “sinistra”, incarnato dal Movimento (bisogna sempre tener presente che nell’ottica repubblicana un “Matteo Renzi” è identificabile come molto a sinistra), e come la prova che la politica stia andando definitivamente oltre i vecchi paradigmi di sinistra e destra. Di nuovo, torna l’immagine di prima, stavolta con un Salvini-ranocchio che abbraccia una fresca Di Maio 4 luppoli.

Una riunione Lega-M5S per la formazione del nuovo governo

Ora, il punto di questa, politicamente ed esteticamente, disgustosa idea è, ovviamente, di offuscare l’antagonismo sociale di base, nel cui tentativo, però, risiedono già i germi del suo futuro fallimento. Malgrado ciò, e qui tornano forti le considerazioni di Lynch, vi è tutto il tempo perché possa causare numerosi danni prima di un suo futuro fallimento.

Attualmente però, ciò che è davvero importante è non dimenticare che la nuova destra populista è semplicemente la reazione all’impasse dell’establishment capitalista, che Žižek vede come il nostro più autentico nemico, un rigurgito alla stagnante situazione di una classe politica che sembra focalizzata su uno sterile riformismo ipermoderato. Se dimentichiamo questo allora la sinistra scomparirà, come sta già accadendo in Europa, dove il processo di nemesi della sinistra liberale e della socialdemocrazia sembra aver raggiunto uno stadio avanzato.

Il concetto è stato ben sintetizzato anche da Slawomir Sierakowski: «poiché i partiti di sinistra sono crollati, l’unica opzione per gli elettori è  stata il conservatorismo o il populismo di destra». Dunque, Trump incarna quel populismo grossolano e pericoloso, questo è certo, ma la sua elezione può spostare il polo della sinistra liberale verso una nuova posizione più radicale. Un punto di vista analitico che calza a pennello anche con la nostra attuale situazione di governo.

Bill e Hillary Clinton con Matteo Renzi: tre figure che fanno parte di quella sinistra liberale tramortita dall’avvento dei populismi

La sinistra raccoglierà le forze per rispondere alle nuove sfide del populismo di destra, o continuerà a difendere lo status quo? La risposta della sinistra alla fantasia sul populismo di una rana che abbraccia una bottiglia di birra dovrebbe essere quella di scartare la rana e fornire una buona birra per tutti.

La sinistra, infine, deve definitivamente abbandonare l’arroganza e la spocchia di chi rintraccia nell’attuale situazione il risultato di un grave e ingiustificato errore degli elettori; smetterla di pontificare sull’analfabetismo politico degli altri; smetterla di aspettare il cadavere del nemico da una riva privilegiata; smetterla di attendere il fallimento altrui senza metabolizzare il proprio e, infine, uscire dalle stanze dei palazzi in cui si è chiusa ricominciando ad ascoltare davvero.