L’essere umano è tutto tranne che perfezione. In primo luogo, muore. Il corpo può corrompersi e la psiche precipitare, la pelle raggrinzirsi e la materia grigia impoverirsi, il dolore fisico rendersi insopportabile e la depressione diventare più pesante dei rari momenti di felicità. I capelli cadono o si fanno candidi mentre i muscoli si accorgono di essere ormai stanchi, gli occhi cercano di rubare gli ultimi momenti di luce man mano che la memoria pian piano prende congedo, quell’osso rotto anni fa mugola di tanto in tanto la sua frattura. Quel coltello che usi per tagliare le verdure d’improvviso ti trafuga una falange e quella Beretta che hai trovato nel cassetto di tuo padre ti accarezza, languida, la tempia. Il corpo è chiaramente debole e la mente ancor di più; e del nostro comportamento, che possiamo dire? Possiamo sperare nella perfezione del nostro vivere quotidiano? No, solo Dio è perfetto, e forse lui nemmeno esiste. L’uomo sbaglia, continua a sbagliare, il figlio fa gli stessi errori del padre, il magistrato ripete le fallaci del faraone, l’uomo e la donna moderni feriscono la persona amata come l’uomo primitivo (e non) massacra la donna per avere in cambio un po’ di piacere. La parola detta sottovoce accoltella alle spalle la vittima della nostra ingenua cattiveria e la presa in giro sbraitata in pubblico affonda nel letame chi per sventura è nato più debole. La musica nelle cuffiette, pressate bene contro il timpano, per zittire rimorsi o rimpianti di scelte scellerate o mai perseguite, per paura. Desiderare per tutta la settimana di essere finalmente ubriachi, per poi ritrovarsi il sabato a notte fonda in ginocchio a rigettare il proprio male dalla bocca, desiderando di essere, per un solo attimo, sobri. Baciare una canna per addormentare il terrore del mondo, quel serpente che se lasciato libero ti avviluppa il collo e ti tiene stretto tra le sue spire. Vivere nella consapevolezza della propria finitezza, essere-per-la-morte come testimonia Heidegger, desiderare inutilmente di sentirsi finalmente pieno come denuncia Sartre, navigare in un mare di Assurdo senza senso come un Camus schiantatosi troppo giovane, patire l’angoscia di non poter scegliere tutto in solitaria compagnia di quel ‘Don Giovanni’ che fu Kierkegaard. Siamo lontani dalla perfezione, sia nel corpo, sia nella psiche, sia nell’agire.

Perfezione
Albert Camus

Perché allora non sognare di diventare perfetti? Perché non desiderare di rendere reale, con le nostre capacità e possibilità, la perfezione? Una nuova alba allora rischiara il mio mondo troppo debole, troppo vuoto, troppo povero, una risposta al mio rifiuto dell’imperfezione: eliminare il limite del corpo grazie alla tecnica, riassettare il comportamento quotidiano riformando la società, rendere muto il ticchettìo del tempo provando ed assaggiando tutto.

Santificare il nuovo dio di un mondo senza più religione, offrire sacrifici per un po’ di benevolenza, chiedere un pane quotidiano che ci liberi dalla sofferenza della croce esistenziale: la tecnica. Un mondo di possibilità si apre, godere di tutto senza più ammalarsi, imbrigliare la conoscenza dell’universo tra le dita ed esplorarla con il pollice, il giro del mondo in 24 ore e, perché no, bearsi dell’estasi di un mondo, forse un giorno, senza più morte.

Mai più litigi e offese è il secondo sogno dell’umanità, niente più fondamentalismi, o professioni di fede in pubblico che separano le persone, basta con le parole di troppo e le troppe parole: il politicamente corretto. Regolare la convivenza, relegare i vocaboli oltraggiosi, pensare al proprio e lasciar vivere l’altro, dileggiare i discorsi sbagliati e vietare i comportamenti molesti. Non mi molestare e rispetta la mia originalità, pena la sanzione.

La terza visione si presenta infine ai nostri occhi, vestita d’oro ed ammaliante, seducente: godere di tutto. Lasciare gli occhi inondarsi dei pixel di ogni film, serie tv, video o videogioco mai prodotto, prestare le orecchie a tutte le note da tempo composte, assaggiare i cibi ricercati o quelli esotici dietro l’angolo, scorrere post, meme e foto, totem di una socializzazione senza confini. Indossare ogni vestito, stupirsi frequentemente nel provare ogni stupefacente, intraprendere ogni lavoro, eliminare la difficoltà della scelta semplicemente accaparrandomi tutto, guardandomi ogni porno che mi attira, prendendomi ogni ragazza o ragazzo che mi stuzzica la libidine girovagando tra i siti che preferisco. Dimenticarmi delle regole, che tanto ormai sono vecchie e superate, e fare come in Westworld, quello che voglio, senza limiti; magari un giorno anche nella realtà costruiranno un parco a tema dove poter provare l’ebrezza di ammazzare, sgozzare, massacrare androidi, con sembianze umane, s’intende.

Perfezione
Censura

Tre soluzioni magiche, portentose: un nuovo dio, un nuovo ideale ed una nuova via. Saranno loro i cavalieri che realizzeranno la mia perfezione? Qualcosa faranno, certo. Ma non mi renderanno perfetto. Ad aggirare la tecnica basterà l’imprevisto. Per quante leggi della natura essa riuscirà a sovvertire, non sarà mai assoluta: un meccanismo s’inceppa ed io salto in aria, un pezzo si stacca e mi schiaccia contro il cemento, un tifone mi scaglia una gomma da masticare nell’occhio ed uno tsunami mi seppellisce in una tomba marina. E se anche questo dio distratto riuscisse a governare ogni cosa, se anche potesse condurre i venti e le piogge e le automobili, se anche avesse controllo e potere su tutto, persino sulla morte, per preservarmi dalla sofferenza, quest’ultima non mi lascerebbe finalmente vivere in pace: perché per quanto possa mettere tutto su due binari, la tecnica non potrà mai dirigere le persone. L’Altro. E l’Altro non sarà mai come io vorrò, non accetterà mai le categorie sotto cui tenterò di etichettarlo, i miei genitori non saranno come desidero, né tantomeno ‘l’amore della mia vita’. E finché io desidererò da loro ciò che non potranno darmi, soffrirò. Posso allora sperare che almeno il comportamento diventi perfetto, che nessuno più mi molesti e che io non offenda intenzionalmente o sbadatamente più nessuno? Sì, posso sperarlo, una speranza che richiede però un prezzo dispendioso: l’eliminazione della spontaneità, della sincerità, del diritto alla parola libera. Lo sdoganamento della censura, una censura non più da parte del governo ma direttamente trapiantata nella mia testa, posta a guardia delle mie parole prima e dei miei pensieri poi. L’evoluzione dell’uomo in una persona ‘piccola‘, meschina, che si cura del proprio orticello e basta, il tipo d’uomo che Nietzsche temeva saremmo diventati un giorno. E allora a che pro la perfezione del comportamento, dov’è questa perfezione se mi circondo di falsità, se l’amico sincero non è più libero di avvertirmi che sto rovinando la mia vita perché “sono libero di fare ciò che voglio”?

Perfezione
Nemmeno Jim, in veste di Dio, può cambiare la volontà delle persone

Almeno però mi rimarrà questo: potrò conquistare finalmente la perfezione di poter percorrere ogni strada, sarò libero di saziarmi di ciò che più mi pare, potrò zittire la mia tristezza e i miei limiti servendomi ciò che prediligo. Continuare e continuare a saziarmi, finché non diventerò insaziabile, finché non diventerò come i cittadini di Capitol City, la capitale del mondo “fittizio” di Hunger Games, che dopo aver divorato mezzo buffet prendono delle pastiglie per vomitare e poter così continuare ad ingozzarsi, come gli adulti del film di animazione de “La Città Incantata“, che per il tanto divorare diventano ciò che sono, maiali. Così come il cibo, allo stesso modo mi attirerà lo sfavillio dei soldi, del sesso, della droga, dei follower, e di essi continuerò a nutrirmi, sempre di più, nel tentativo di dimostrare che nulla mi è precluso e che posso fare e prendere ogni cosa. Finchè non sopraggiungerà la noia, una noia che per essere messa in un angolo richiede altra soddisfazione ancora, una noia che il mercato e la cultura consumistica sfruttano senza dignità, cercando di farti sentire sempre in difetto, manchevole, per farti comprare altra roba, in un processo chiamato “obsolescenza emotiva” che la sociologia conosce bene; una noia che trasformerà quell’insieme luccicante di opportunità in un “all you can eat” di pattume colorato.

Che cosa ho fatto… Mi sono concesso ad un dio di ferro e silicio che mi ignora, “funziona” e basta; ho permesso ad un sogno di pace apparente di circoncidermi la mente; sono andato a letto con un’opportunità che prima mi seduceva ed ora mi disgusta. Tutto nell’inseguimento della perfezione. E adesso sto peggio di prima.

Perfezione
I genitori della protagonista ne “La Città Incantata”

Aristotele diceva che una cosa è perfetta se corrisponde al proprio essere. Quindi, dato che l’essere dell’uomo è quello di essere mortale, siccome egli va inevitabilmente verso la morte, e la rischia finché non la incontra realmente, allora l’uomo è perfetto. Sembra una presa per il culo, si perdoni la volgarità. Ma se avesse ragione? Se la perfezione non fosse al di fuori di me, nell’ingegneria sociale, nell’ingegneria medica, nella pubblicità senza fine, ma al contrario aspettasse di incontrarmi dentro di me, in una dimensione più intima? Se la mia perfezione attendesse che smetta di rifiutare e rinnegare la mia mortalità, la mia debolezza, i miei limiti, le mie regole, e fosse seduta comodamente in una bella stanza con un camino, dietro la porta, stretta e difficile, dell’accettazione? Accettazione, che brutta parola… Pare tanto “rassegnazione”. E’ da sciocchi rassegnarsi, accettare, è da deboli. Ma tanti non sarebbero d’accordo con l’accostamento di queste due parole: Epicuro, gli Stoici, Buddha, Taoismo, Socrate, Nietzsche, Cristo. La perfezione è dentro di me, non è facile raggiungerla, serve un percorso lungo e difficile. Un percorso che ti suggerisce, senza nulla imporre, di lasciar andare le tue cosiddette “necessità”, i tuoi bisogni, i tuoi idoli, quelli precedentemente citati, che ti ingannano e ti sibilano all’orecchio che senza di essi sarai nulla, che sarai imperfetto e debole, che senza una cura a tutti i costi per la tua malattia cancerogena vivrai nella tristezza e nella depressione, che senza le tue donne o i tuoi uomini non varrai nulla, che senza la tua dose quotidiana di marijuana non sarai felice. Non si tratta di eliminare il piacere dalla propria vita, ed è ovvio che è importante cercare una cura per il cancro, ma di prendere in mano la propria esistenza ed essere padrone del mondo, libero dai falsi idoli. Epicuro, spacciato per l’edonista per eccellenza perché ‘alla ricerca del piacere‘, rifiutava i piaceri non necessari, trovando intima soddisfazione in una vita serena, “atarassica“, che vuol dire “nella perfetta pace dell’anima che nasce dalla liberazione delle passioni”. Gli Stoici per molti versi la pensavano allo stesso modo. Della capacità di Buddha di meditare per interminabili periodi mangiando quasi nulla si suppone non serva parlare; e nessuno ha mai visto una statua di Buddha sofferente o triste, non a caso. Il Taoismo, ancora, insegna ad entrare nel flusso delle cose senza lasciarsi prendere dall’egoismo, per non rompere l’equilibrio che vuole dimorare anche in te.

Perfezione
Un Buddha sereno

Socrate, nel Simposio, viene elogiato da Alcibiade, che emozionato narra di come quell’uomo, all’apparenza brutto ed inutile, è stato colui che in campagna militare ha sopportato meglio di chiunque altro, senza battere ciglio, il freddo e la fame, dimostrandosi profondamente più forte di altri eroi belli e vigorosi, e che in battaglia si è dimostrato il più valoroso. E che dire della parola “Amen“? Una parola crist… anzi, diciamo pure nietzschana. Nietzsche, paladino per eccellenza dell’ateismo, fece sua la parola Amen, che significa “e così sia”. Accettazione. Sono segnato fin dalla nascita da una terribile malattia che non ha cura? Oppure un incidente mi ha menomato irrimediabilmente? Bene, “così fu, così volli” dice l’oltreuomo, va bene così, la mia felicità va al di là di queste cose. Poi c’è Cristo, un uomo, che abbracciò la morte più dolorosa ed umiliante dell’antichità, senza paura di perdere la vita, poiché la vita ce l’aveva dentro di sé. Sta ad ognuno di noi poi credere se lui fosse anche Dio, oltre che uomo, o meno. Ma l’ipotesi che perfino Dio, l’Unico, sia sceso in terra per andare incontro alla morte, benché potesse far inginocchiare il mondo ai suoi piedi, pur di innalzare il genere umano a stirpe divina e ad aprirci la strada alla perfezione, fa riflettere. Più che alla perfezione, alla felicità, che va oltre la perfezione. E infine il carpe diem: questa locuzione, che notoriamente significa “cogli l’attimo”, non si riferisce al mero “cogliere la palla al balzo quando te ne capita l’opportunità”, ma porta con sé un insegnamento infinitamente più profondo, ovvero “fa’, di quest’attimo, un’eternità“. Questo potrebbe essere l’ultimo momento della tua vita, domani potresti morire: fai in modo di viverlo appieno, qualunque esso sia, anche se stai lavorando, anche se sei malato, anche se sei in mezzo a persone che normalmente non sopporteresti. Non perdere tempo a rifiutarlo perché non è come vorresti, domani potresti essere già morto; goditelo, assaporalo, tutta la tua vita ti ha portato a questo esatto momento, e piantala di lamentarti, che se ci pensi un attimo ci arrivi da solo a capire quanto sia inutile lamentarsi.

Perfezione

Il raggiungimento di questa profonda perfezione, e capire che cosa essa sia veramente, ci chiede un percorso lungo e difficile. Alcuni ci arrivano con lo sforzo e la ragione, altri con lo sforzo e l’esperienza, altri con lo sforzo e la fede. Ma, sebbene il fedele non sia esente da fatica, ha dalla sua un’arma formidabile: è consapevole dell’immenso amore che Dio prova per ognuno di noi, e sapere di essere amati così come siamo ci regala una vita ed una potenza invidiabili, anche nel caso in cui, da atei, ci sentiamo amati dalle persone a noi vicine. Ma del resto, che cos’è l’accettazione se non amare?

E tu? Che strada sceglierai? La via di una perfezione fittizia? Di una felicità autentica? Attraverso la sapienza, l’esperienza, la fede, o tutte e tre insieme? Tocca a te.

                                                                                                 Paolo Vannozzi

2 Commenti

  1. Meraviglioso sto post,profondo, intelligente e di una prospettiva che definir liberante è un eufemismo,mi ha fatto piangere.
    Grazie veramente

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