No, se te lo stai chiedendo, in questo articolo non si parlerà di cecità. Al contempo, non si farà nemmeno della moralità. In questo articolo saranno, semplicemente, riportati alcuni risultati di studi scientifici recenti.

Ultimamente, molti tra psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, sessuologi ed altri professionisti, hanno studiato e gettato un occhio sul fenomeno della pornografia in rete, sul suo utilizzo, e sulle sue conseguenze. Anche la BBC, recentemente, lanciò un video divulgativo a riguardo, e puoi vederlo qui.

Perchè proprio ora?

Perchè mai prima, come negli ultimi anni, la disponibilità di materiale pornografico è stata tanto varia e facile da reperire. Non solo. Il materiale pornografico online, infatti, non è solamente di libero accesso a tutti (bambini compresi), gratuito, facile da reperire e ricco di contenuti di incredibile varietà, ma il numero di persone dipendenti da esso è aumentato.

Effetti sul cervello e sulla cognizione

Sebbene la dipendenza sia una grave conseguenza, non è la sola. Anche persone non propriamente dipendenti, sembrano subire effetti alquanto negativi.

Tra i primi dati evidenziati ad esempio dal dott. Giovanni Maria Ruggiero ne Linkiesta, nel 2015, emerge la regressione della materia grigia nel corpo striato. Il corpo striato è quella parte del cervello che ci permette di prendere decisioni e provare soddisfazione. Soggetta a riduzione delle dimensioni e funzioni, è anche la corteccia cerebrale frontale. Quest’ultima è implicata nella capacità di valutare i rischi, controllare impulsi, nella regolazione del comportamento e nel discernimento tra il giusto e lo sbagliato. Nella corteccia cerebrale frontale nasce anche il pensiero riflessivo ed il pensiero astratto. In un certo senso, è l’elemento cerebrale che ci rende più razionali e diversi dagli animali. Sì, è una zona particolarmente importante.

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Altra questione è legata alla natura fittizia di questi video e/o foto. Molto spesso, ciò che è rappresentato nei materiali pornografici, non corrisponde ad una situazione facilmente riscontrabile nella realtà. Questo porterebbe al rischio di non riuscire a sentire eccitazione sessuale nelle situazioni reali. Perchè?

Questa condizione, si rivela una conseguenza naturale delle aspettative erronee che il soggetto – a motivo della natura fittizia di certi contenuti – si è creato riguardo alla realtà vera e propria. Capacità sessuali del partner, situazioni e reazioni, possono risultare di gran lunga diverse nella realtà, rispetto a quelle presentate su un sito porno. Assuefatto, il cervello avrà bisogno di stimoli maggiori per far avvertire al soggetto lo stimolo del desiderio sessuale nella realtà, preferendo – peraltro – lo stimolo in forma solo visiva, contrariamente alle situazioni reali, dove invece gli stimoli sono anche tattili.

Su questi passi, la sessualità sta infatti avvicinandosi sempre più ad un “atto puro”. Con “atto puro”, alcune correnti psicologiche, indicano quel tipo di atti che avvengono in quanto tali, compiuti senza un vero senso, risultando così compulsivi e deprivanti. Questo tipo di sessualità elude l’erotismo, puntando meramente ad un atto sessuale meccanico, privo di emozioni.

In una situazione del genere, ove la gratificazione diventa individuale e virtuale, e dove gli atti rischiano di essere compiuti sempre più senza un senso mero, spesso il soggetto diventa man mano più solitario e depresso.

Inoltre, in alcuni soggetti, questa idealizzazione della prestazione sessuale – derivante da video e materiali ben costruiti – può tradursi anche in ansia da prestazione sessuale nei confronti di se stessi. Una sorta di paura di non essere all’altezza, di fallire, di non essere abbastanza belli, resistenti o bravi.

Nel backstage ci sono i neuroni mirror

Il grande impatto della pornografia online sul nostro cervello è dovuto al ruolo svolto dai neuroni mirror. I neuroni mirror, o neuroni specchio, fanno si che alcune funzioni del cervello avvengano come se fossero davanti ad uno specchio. Più precisamente, la classe dei neuroni mirror, si attiva sia quando un individuo compie un’azione, sia quando esso semplicemente osserva la stessa azione, compiuta però da un altro individuo.

Un individuo – pertanto – osservando video o altro materiale pornografico, non si sente esterno a ciò che vede, si sente bensì protagonista. Vive l’esperienza sessuale. E’ come se il cervello non riuscisse – a causa dei neuroni mirror – a distinguere ciò che è immaginario da ciò che è reale.

Non si sta affermando che il soggetto non sappia di star osservando un video. E’ sicuramente consapevole di questo, ma le funzioni e reazioni del cervello rispondono in altro modo. Il soggetto avvertirà semplicemente una sensazione di grande coinvolgimento.

Un falso mito da sfatare quanto agli individui porn addicted, è quello che non si tratta di individui con maggiore desiderio sessuale. Tutt’altro. Si tratta di persone desensibilizzate, che non riescono ad eccitarsi davvero senza stimoli ben precisi (come la visione di materiale pornografico) e particolarmente intensi. Come per ogni dipendenza, in cui è implicato il noto sistema di ricompensa, il soggetto non riuscendo più a provare emozioni senza l’uso di una sostanza, o – come in questo caso, senza il procedere ad un comportamento – ricercherà modi artificiali per poter provare emozioni o sensazioni appaganti, in altro modo impossibili da provare.

In questo video potrai trovare testimonianze di chi, seguendo particolari abitudini, è arrivato ad una situazione di porn addiction, e di come sia stato difficile conviverci assieme.

https://www.lastampa.it/2017/11/02/scienza/disfunzione-erettile-terapia-ad-onde-durto-efficace-per-sette-persone-su-dieci-lgj1hhh4ol74Q2i4RNHmeM/pagina.html

Disfunzione erettile e scarso desiderio

In uno studio del 2011 dell’Università di Cambridge, il “Neural Correlates of Sexual Cue Reactivity in Individuals with and without Compulsive Sexual Behaviors”, più della metà dei soggetti presi in esame ha dichiarato di aver sperimentato diminuzione della funzione erettile nei rapporti sessuali, dopo aver ecceduto nell’uso di materiale pornografico.

Uno studio della Siams (Società italiana di andrologia medica e medicina della sessualità) avvenuto nel 2014, su 125 ragazzi di nazionalità italiana, di età compresa tra i 19 e i 25 anni ha ottenuto – con l’utilizzo una scala di misurazione del desiderio sessuale che va da 1 a 10 – un risultato di punteggio di 4.21 nei soggetti che consultavano materiale pornografico, ed un punteggio di 8.02 nei soggetti che non trattavano questi materiali.

Un altro studio, condotto da Nicoletta Cera nel 2012, presso l’Università D’Annunzio di Chieti, denominato “Macrostructural Alterations of Subcortical Grey Matter in Psychogenic Erectile Dysfunction”, si è preoccupato di esaminare scansioni di cervello di uomini colpiti da impotenza e privi di evidenti cause fisiche. Dai risultati, è emersa riduzione di materia grigia nel sistema di ricompensa, dovuta all’eccessivo uso di materiale sessualmente esplicito. (fonte: TPI News)

Questi, ed altri diversi dati scientifici ottenuti da diverse ricerche, sembrano evidenziare una diretta correlazione tra esposizione eccessiva alla pornografia e disfunzione erettile.

Rimedi e prevenzione del rischio

Una volta vista la posizione della scienza a riguardo, passiamo ai rimedi e alla prevenzione di queste situazioni sopra citate. Se per gli utenti che non incorrono in una vera dipendenza è consigliata una certa prevenzione del rischio, per i porn addicted invece, la cura consigliata è quella psicoterapeutica e – ove ritenuto necessario dal medico – l’ausilio eventuale di farmaci antidepressivi. La cura, sarà volta sia al ritorno ad una sessualità non nociva alla salute psichica della persona, sia alla ricerca delle cause che hanno portato l’individuo a tale comportamento.

 

Serena Vitale