Per comprendere ed apprezzare l’eredità politica della Prima Internazionale è necessario riconsiderare, a 154 anni dalla sua nascita, la vastità del patrimonio teorico del marxismo. L’Associazione internazionale dei lavoratori ha rappresentato, in termini di organizzazione e propaganda, il maggior canale di diffusione del socialismo, oltre ad aver contribuito all’affermazione di un’autocoscienza proletaria. Marx scriveva nel ’47: “Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. Questa massa è già una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi.

La nascita dell’Internazionale

Costituita a Londra il 28 settembre del 1864, per iniziativa di militanti inglesi, francesi, tedeschi e italiani, la Prima Internazionale aveva lo scopo di riunire, sotto un unico organo, diversi gruppi politici di sinistra tra cui socialisti, comunisti, repubblicani e marxisti. L’AIL in sé riecheggiava sindacalmente e politicamente il movimento di emancipazione del quarto stato che, inserito nella macchina capitalistica della produzione, iniziava a prendere coscienza della propria forza. Acquisiva dunque maggiore rilievo l’istanza di un’organizzazione del proletariato, sia politica che sindacale, che vedesse coinvolto un movimento operaio sempre più consapevole e maturo dal punto di vista politico. La novità dell’Internazionale – asseriva Marx – consisteva nel fatto che era stata fondata dagli operai per gli operai. La classe proletaria rappresentava il futuro della società e possedeva già in sé la forza per esercitare il proprio dominio. La Prima Internazionale rappresentava quindi un tentativo di dare un’organizzazione, un programma e una politica alla classe operaia, al fine di riconoscerla politicamente a livello internazionale. Con l’Internazionale iniziava a predominare un pensiero socialista generico, nel quale l’internazionalismo proletario era affiancato ai principi della democrazia formale e ad un egualitarismo sociale.

Marx: teorico e dirigente politico dell’Internazionale

Risulta essere evidente, in questo contesto, il contributo di Marx al quale si deve la stesura del programma e dello statuto nell’“Indirizzo inaugurale”, manifesto della Prima Internazionale. Nel rapporto del consiglio generale dell’AIL al congresso di Ginevra, Marx dichiarava che lo scopo dell’Internazionale era quello di “unire e dare uniformità agli sforzi, ancora disuniti, compiuti dai diversi paesi per l’emancipazione della classe operaia”, vale a dire che l’obiettivo principale era proprio quello di unire gli operai “per costituire l’armata dell’emancipazione”. La disamina marxiana dell’economia capitalistica ha messo in luce la necessità di operare all’interno del sistema, per cambiarlo, e non di agire idealisticamente in virtù un repentino sovvertimento sociale. L’immagine politica del progetto teorico marxiano è rappresentata perfettamente dalla Comune di Parigi, un governo socialista che diresse la città nel maggio del 1871. Per la prima volta la classe operaia aveva agito nel “politico”, attraverso una dittatura democratica del proletariato: democratica perché, in ossequio alle teorie rousseauiane, esprimeva la volontà sovrana dei ceti operai. Sulla base di queste considerazioni si costituirono partiti e sindacati operai nella maggior parte dei paesi europei, soddisfacendo la richiesta marxiana a conclusione del Manifesto del Partito Comunista: “Proletari di tutti i paesi, unitevi!“.

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