La Sofistica, corrente filosofica sviluppatasi nel contesto dell’Atene del V secolo a.C., pose la riflessione sull’uomo, sull’etica e sulla politica alla base della propria essenza. Avvalendosi del metodo dialettico anticipato da Zenone di Elea, essa non constò mai d’un movimento del tutto omogeneo. I così detti sofisti, seppur autodefinendosi “maestri di virtù“, manifestarono un mero interesse nei confronti dei più disparati tra gli ambiti del sapere, giungendo a conclusioni spesso contrastanti. La paradossale ricerca di differenti sfaccettature della verità – non postulata come unica ed indiscutibile – generò notevole dibattito già all’epoca. Simili esponenti, di fatto, vennero più volte additati a guisa di falsi sapienti, interessati unicamente al successo ed al denaro.

Un movimento frammentato: dall’antropologia al relativismo empirico

“La scuola di Atene”, dipinto di Raffaello Sanzio databile 1509-1511

La Sofistica, come detto, concerne un movimento tutt’altro che omogeneo. Tra le sue file, infatti, ogni filosofo differì dai compagni in termini di interessi e posizioni personali. In linea generale, essa palesò una particolare attenzione verso le problematiche umane ed antropologiche, approfondendo le tematiche correlate alla vita umana – gnoseologia, etica e politica. Tale corrente di pensiero abbandonò le riflessioni presocratiche di stampo naturalistico e scientifico, prediligendo invece l’ambito empirico-relativistico. I sofisti percepivano la verità alla stregua d’una forma di conoscenza relativa al soggetto e, perciò, da lui prodotta e correlata alla personale esperienza. La verità, in altri termini, veniva considerata una semplice frantumazione di opinioni soggettive, pertanto ritenute in toto valide ed equivalenti: ciò che contava altro non era se non l’interpretazione.

Le fondamenta del discorso: la dialettica e la retorica

Particolare del dipinto “La scuola di Atene”: i sofisti

Le tecniche dialettiche tipiche della Sofistica risultavano improntate sulla dimostrazione d’una verità attraverso la messa in pratica di rigorosi processi logici. Il discorso di simili filosofi, di fatto, si componeva di due principali momenti: l’argomentazione – la già menzionata dimostrazione mediante logica – e la confutazione – ovverosia l’esposizione della falsità dell’antitesi. Tali tecniche erano già state utilizzate da Zenone di Elea, uno tra i maggiori esponenti della scuola eleatica, ma raggiunsero la massima espansione proprio durante il periodo sofistico. La dialettica, come conseguenza, divenne ben presto una disciplina essenziale nell’ambito filosofico. Essa non a caso influenzò profondamente il concetto di retorica, ponendo l’accento sull’accezione di persuasione tipica dei successivi discorsi politici.

Camera Cafè: un ironico esempio d’interpretazione logica

Da sinistra, rispettivamente, i due colleghi Paolo Bitta – interpretato da Paolo Kessisoglu – e Luca Nervi – interpretato da Luca Bizzarri

L’episodio numero 170 della quinta stagione di Camera Cafè, sitcom italiana prodotta a partire dal 2003, fornisce un simpatico ed alquanto ironico esempio riguardo la concezione moderna dell’arte sofistica. In esso, Luca Nervi – responsabile acquisti della ditta – si ritrova a riflettere sulla bizzarra proposta di vendita fattagli da un fornitore, Bellini. Questi, infatti, intende propinargli un ingente numero di estintori ad un prezzo considerato “sospettosamente basso”. Luca, immerso nel dubbio, si rivolge a Geller, responsabile delle risorse umane e psicologo, il quale, come di consueto, gli narra la seguente parabola:

“Nella lontana regione di Fu, il responsabile acquisti d’una azienda di C14 doveva comprare degli estintori a prezzi molto scontati. Aveva dei dubbi, era davvero tentennante, ma alla fine li comprò. Funzionavano benissimo e i capi dell’azienda si complimentarono con lui.”

Di per sé, così come asserito dal collega di Luca, Paolo Bitta, la parabola risulta piuttosto chiara e concisa: se Nervi acquista gli estintori, tutti si complimenteranno per la sua scelta. Tuttavia, nella mente di Luca, ciò non avviene. “Dai, Paolo. Stiamo parlando di Geller, come mai racconta una storia così facile?” si chiede costantemente. Alla fine, attraverso un contorto ragionamento logico, egli giunge ad una soluzione: “Le storie di Geller sono sempre incomprensibili e, di colpo, ce n’è una che capiscono pure i bambini. Non ti puzza un po’? […] No, no… le cose troppo facili hanno sempre la fregatura sotto… come gli estintori di Bellini! Ho capito! Geller mi racconta una storia troppo facile perché vuole che mi insospettisca, quindi mi sta dicendo che non devo comprare gli estintori. Devo chiamare Bellini e mandarlo a quel paese!”

Il collegamento con Gorgia e l’Encomio di Elena

Busto in marmo del sofista Gorgia, autore dell’Encomio di Elena

Mediante tale esempio non si vuole asserire che Luca Nervi abbia fatto propria l’arte della dialettica sofistica, bensì che la medesima storia possa essere diversamente interpretata a rigore di logica. Geller, infatti, intende unicamente spingere l’impiegato a cogliere ed accettare un’offerta conveniente, ma il responsabile acquisti rigira la questione mediante ragionamenti che, oltretutto, paiono persino reggere. Il medesimo procedimento venne utilizzato da Gorgia da Lentini all’interno dell’opera Encomio di Elena. In questa, l’autore si prefisse l’obiettivo di scagionare Elena, moglie di Menelao, dalla terribile colpa d’aver causato la guerra di Troia. A tal fine, Gorgia espose una serie di implicazioni logiche basate sulla tyché, il destino, sull’eros, l’amore, sulla persuasione della parola e sulla forza fisica. L’Encomio in sé esemplifica la potenza della dialettica, la quale pare in grado di ribaltare il mero convincimento popolare: Elena è innocente poiché il suo gesto risulta esterno alla sua responsabilità.

Per quanto non riguardi direttamente la Sofistica, l’episodio della sitcom di origine francese mette in scena una questione oggigiorno particolarmente sentita. L’interpretazione soggettiva di differenti situazioni lascia intendere una generale impossibilità nel raggiungimento di “un’unica vera verità“. Si pensi alla classica discussione tra due contendenti: ognuno espone le ragioni del proprio agire ed ognuno fornisce un giudizio soggettivo sull’accaduto, considerandosi nel giusto. Le stesse professioni dell’avvocato e del politico si avvalgono di tali metodologie. Sebbene risulti spesso banalizzata ed incentrata su tematiche di poco conto, la comunicazione – ambo buona e cattiva – si rende portavoce d’un potere più forte di quanto effettivamente si pensi. Le parole ed i termini trasportano, in sé, un peso di notevole ingenza: in fondo, questo è ciò che i sofisti idolatravano.

Simone Massenz

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