Nell’ultimo periodo, a seguito della tragedia avvenuta nel locale Lanterna Azzurra, in provincia di Ancona, si è parlato molto di rap e trap. In particolare si è discussa la scabrosità di alcuni contenuti presenti nelle canzoni del genere. Sfera Ebbasta, ad oggi, risulta indagato per istigazione all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Eppure, fino a questa estate, il Sole24ore riservava al rap un articolo, consultabile qui, sulla sostanziale continuità tra rap e poesia. Senza lasciarci trascinare dal volgare istinto di prendere un caso ed un personaggio a legge di un intero genere, proviamo ad analizzare il fenomeno rap da un punto di vista letterario. Cerchiamo di comprendere se esso sia effettivamente da considerarsi come l’evoluzione della poesia e se dunque i rapper siano o meno considerabili i poeti del nuovo millennio.

Due parole sul rap

Il rap è un genere musicale basato sulla caduta prosodica delle parole, la quale deve accordarsi con le percussioni della base musicale, il così detto beat. Per dirla facile, gli accenti delle parole che compongono il verso, detto barra, devono assecondare il ritmo dato da cassa e rullante, un ritmo fissato sui 4/4. Particolarmente importante è che l’accento principale della parola-rima cada esattamente sul rullante. Facciamo un esempio, citando i seguenti versi, tratti da ‘Il cielo nella stanza‘ di Salmo:

“Ho il sole in faccia se ridi
Sei bella pure se gridi 

Giuro, posso darti molto più/ di ciò che sottolinei nei libri.

Il rullante, nei primi due versi, cade esattamente sulla prima sillaba delle parole rì-di grì-di, appunto sfruttando l’accento forte della parola. Nell’ultimo verso, composto in realtà da due parti, il rullante cade sulla parola più, che pur non essendo una parola-rima asseconda il ritmo, essendo una parola tronca, e sulla parola lì-bri, che è in assonanza con le prime due barre.

La metrica nel rap, ovvero il flow

La metrica, ossia il ritmo nelle parole, nel rap prende il nome di flow e può assumere molte forme differenti, sfruttando variamente l’utilizzo delle rime. I rapper usano infatti molte tipologie di rima tipiche della tradizione poetica, quali la rima baciata (AAAA), la rima alternata (ABAB) e la rima abbracciata (ABBA). L’alternarsi di queste tecniche all’interno di un testo rap, dà vita a diversi stili e ritmi, che distinguono un artista dall’altro. Nel rap, la metrica, come abbiamo appena visto, risulta una parte fondamentale, quindi uno dei primi requisiti del testo poetico è rispettato. Se vi aggiungiamo l’abbondante utilizzo di figure retoriche, potremmo definitivamente sostenere, che rap e poesia siano in sostanza figlio e padre.

rap e poesia
Il rapper sardo Maurizio Pisciottu, in arte Salmo

Rap e poesia, forme diverse, stessi contenuti

Per ciò che concerne i contenuti, la questione si fa assai più delicata, ma per una semplice ignoranza nei confronti di una e dell’altra disciplina. Tanto nel rap quanto nella poesia, i testi parlano liberamente di ogni aspetto dell’umano, a discrezione dell’autore. Ecco che ad un “Tre cose solamente m’enno in grado/ […]/ cioè la donna, la taverna e il dado.” di Cecco Angiolieri, corrisponde più o meno un moderno “Oggi non faccio un cazzo/ […]/ ricordo che eri bellissima,/ tutta ubriaca e fattissima.” di Jesto. Non mancano però anche esempi di alta espressività lirica: “La legge di Murphy/ la pelle coi graffi/ in camera con le emozioni che mi prendono a schiaffi.” di Gemitaiz, ricorda vagamente il ben noto “O cameretta che già fosti un porto/ a le gravi tempeste mie diürne,/ fonte se’ or di lagrime nocturne,/ che ’l dí celate per vergogna porto.” di Petrarca. A cambiare, in sostanza, non è tanto il contenuto, quanto l’immediatezza delle immagini utilizzate.

I testi rap sono di cattivo esempio? Be’, non sono i soli

Spesso, come detto a inizio articolo, i testi delle canzoni rap e trap sono però considerabili tutt’altro che poetici, proprio per la crudezza delle espressioni usate. Citando il già incriminato Sfera Ebbasta, troviamo testi che parlano di situazioni simil-stupro e riducono la figura della donna a oggetto sessuale. Questo il contenuto, ad esempio, di alcuni versi tratti da ‘Hype‘: “Quanto sei porca dopo una vodka/ me ne vado e lascio un post-it sulla porta/ le more, le bionde, le rosse, le mechesate/ […]/ le alternative, le snob pettinate, spettinate sotto le lenzuola ubriache“. Tuttavia temi simili non sono in realtà estranei alla poesia tradizionale, basti pensare a Dante Alighieri. Il sommo poeta scriveva in ‘Così nel mio parlar voglio essere aspro‘ i seguenti versi: “S’io avessi le belle trecce prese,/ che fatte son per me scudiscio e ferza,/ pigliandole anzi terza,/ con esse passerei vespero e squille:/ e non sarei pietoso né cortese.“, che è sostanzialmente una fantasia di stupro, con anche qualche sfumatura di sadismo. A livello contenutistico, il rap non ha perciò nulla di poi tanto diverso dalla poesia, specie nei casi in cui il rapper fa chiaro riferimento alla letteratura. Questo è il caso, per citarne alcuni, di MurubutuCaparezza Brakka, divenuto un fenomeno cult, su YouTube, per le sue canzoni dedicate ai personaggi dell’antica Roma.

rap e poesia
Dante Alighieri

Cos’è rimasto della poesia nel Rhythm and Poetry?

Quella che non possiamo ignorare, nell’esaurire questo confronto, è la componente musicale, fondamentale nel rap e assente nella poesia. Essa può essere accompagnata dalla musica, ma il testo poetico, a differenza di quello rap, sussiste autonomamente, anche senza base musicale. Per quanto la poesia fosse inizialmente accompagnata dalla lira o dalla cetra, la scrittura in versi si è poi ridotta nel tempo a genere non musicato. Del resto, in questa accezione, la intendiamo noi oggi. Pur riconoscendo la grande letterarietà dei testi di De Andrè, ad esempio, non chiamiamo essi poesia, perché sono nati e si sono sviluppati in accordo alla musica. Allo stesso modo sarebbe sbagliato definire poesia il testo di una canzone rap, indipendentemente dalla sua bellezza e tecnica. Possiamo piuttosto dire, che il rap ha proposto un nuovo modo di intendere la metrica, un modo che rimanda ad una dimensione performativa ed orale della scrittura in versi. Piuttosto che sostenere il ricambio generazionale tra poeti rapper, bisognerebbe integrare le formule metriche del rap nella poesia. La poesia deve insomma fare proprio quanto sperimentato dall’hip-hop, così da darsi una forma nuova e giovane e ritornare ad occupare il posto che le spetta.

Alessandro Porto

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Nato a Monza il 28 aprile 1999. Studente in lettere moderne presso l'Università Statale di Milano. Scrittore, poeta, regista e performer.

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