In occasione dell’uscita del film “Sulla mia pelle” diretto da Alessio Cremonini ed interpretato magistralmente da Alessandro Borghi nel ruolo di protagonista, torna al centro del dibattito pubblico il caso della morte del trentunenne Stefano Cucchi, deceduto il 22 ottobre 2009 presso il reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, una settimana dopo il suo arresto. Il ragazzo era stato trovato con 21 grammi di hashish e 3 confezioni di cocaina e, una volta perquisita la casa dei genitori, portato in caserma: è l’inizio del suo calvario che, senza rimedio, terminerà 7 giorni dopo.

Che cosa abbia determinato la morte del ragazzo rimane ancora da appurare. Ciò che si è riconosciuto, dopo anni di battaglie sostenute in prima battuta dalla sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, è che il ragazzo abbia subito un violentissimo pestaggio nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, la notte del suo arresto. Queste percosse gli sarebbero costate due fratture vertebrali, tumefazioni alle guance e alla fronte ed ecchimosi diffuse di diverse entità.
Nel 2015 un’indagine medica indipendente realizzata dall’associazione Medici per i diritti umani (Medu) aveva ricostruito le violenze subite da Cucchi, descrivendole come “un vero e proprio caso di tortura”. Non verrà quindi considerato inappropriato considerarla come tale in quest’analisi.
Dalla ricostruzione fatta erano emerse l’alta probabilità che l’aggressione si fosse verificata tra le 2:00 e le 4:30 della notte dell’arresto, e l’ipotesi di una seconda aggressione avvenuta poco prima dell’udienza di convalida.

Uno degli altri interrogativi che permangono in questo caso irrisolto è il perché Stefano abbia più volte rifiutato cure mediche, analisi, nonché acqua e cibo. Al momento del decesso Cucchi pesava 37 chili.  I referti medici dichiarano che il giovane si sia rifiutato di mangiare bene e di sottoporsi ad esami radiologici poiché gli era stato negato di vedere il proprio avvocato. Una protesta, uno sciopero della fame contro un sistema che non gli riconosceva i propri diritti di cittadino e di uomo.
Ma era davvero solo questo?  Davanti alle continue opposizioni di Cucchi, riportate anche dalla pellicola disponibile al cinema e su Netflix, si rimane inermi e ci si chiede il perché di questo atteggiamento deleterio. Ci si chiede cosa spinga le persone a rifiutare aiuto, a non reagire, ad aver paura di chiedere soccorso e di comunicare la propria verità in seguito ad episodi di violenza, una violenza fisica e psicologica che ha messo fine alla vita di Stefano. Ripensare alla definizione di violenza ci fornisce una chiave di lettura per cercare di comprendere meglio i suoi ultimi 7 giorni.

Alessandro Borghi in una scena del film “Sulla mia pelle”

Ridefinire la violenza

Che cos’è la violenza? Quali sono le conseguenze di un’aggressione sul piano fisico, sociale ed emotivo?

Esistono diversi modi possibili per definire la violenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la definisce come: “L’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione.” [1]
Si noti come l’inserimento del termine “potere”, oltre alla frase “utilizzo della forza fisica”, ampli la nozione convenzionale che abbiamo di “violenza” e permetta di includere l’incuria e gli atti di omissione oltre ai più scontati atti violenti di perpetrazione all’interno di questa categoria.

È bene considerare come gli effetti della violenza possano essere di diverso tipo. In particolare, un’aggressione può portare a:

  • Conseguenze fisiche. Le percosse possono causare danni fisici non indifferenti e non sempre reversibili. Spesso ad eventi di violenza si correlano rilevanti aumenti o perdite di peso e disturbi psicosomatici. Questi ultimi, secondo Hirigoven (1998) “non sono effetto diretto dell’aggressione, ma del fatto che il soggetto non è in condizione di reagire, Qualunque cosa faccia ha torto, qualunque cosa faccia è colpevole”.
  • Conseguenze sociali. Chi subisce un atto di violenza, tende all’isolamento sociale e familiare, a chiudersi in se stesso, ad interrompere le comunicazioni con l’esterno. Nel caso di Cucchi questo fu amplificato dal fatto che fu negata ai familiari la possibilità di fare visita a Stefano. Era solo davanti all’autorità. Un’autorità che lo aveva sconvolto e deluso.
  • Conseguenze cognitive. Il trauma della violenza può determinare difficoltà attenzionali e di concentrazione, perdita della memoria (in particolare amnesie anterograde – per le quali si ha difficoltà ad immagazzinare ricordi in seguito al trauma), o al contrario, fissazione sull’evento traumatico con impossibilità di elaborarlo dal punto di vista affettivo-cognitivo, stati confusionali, ed afonia transitoria (incapacità di parlare ed emettere suoni).
  • Conseguenze psichiche. Si riscontrano fobie, attacchi di panico, perdita dell’autostima, instabilità emotiva, difficoltà della comunicazione, auto-colpevolizzazione, sentimenti di vulnerabilità. Possono inoltre insorgere risposte d’ansia, risposte depressive, disturbi alimentari e dissociativi. La tensione provocata dalla violenza subita genera stress e causa stati d’ansia generalizzati: è la risposta con cui l’organismo si mette in allerta. Sono comuni anche le risposte depressive. Gli stati depressivi sono caratterizzati da abbassamento generalizzato della vitalità, abbassamento grave del tono dell’umore, pessimismo, anedonia (incapacità a provare priacere, mancanza di interesse), astenia (mancanza di energie), perdita della stima di sé e chiusura relazionale. Tutti sintomi che Stefano riportò e che erano aggravati dalle sue condizioni fisiche. Le risposte depressive possono essere lette come le conseguenze di una situazione in cui ci si sente impossibilitati ad uscire da una situazione critica. A questo proposito è bene menzionare l’impotenza appresa o “learned helpnessness”, un concetto coniato dallo psicologo Martin E. Seligman nel 1965. Essa è una specifica risposta comportamentale, comune ad animali e uomini, per la quale a seguito una ripetuta esposizione ad eventi ritenuti incontrollabili o percepiti come tali (nel caso di Stefano, il trattamento subito dai carabinieri) ci si lascia andare ad un atteggiamento di rinuncia e sfiducia. La reazione depressiva è quindi associata ad un vissuto negativo, ad un’esperienza di sconfitta, “alla sensazione di essere stati umiliati e presi in trappola” (Hirigoven, 1998). Tra le altre conseguenze psichiche si ricordino infine disturbi dissociativi e alimentari.
Alessandro Borghi in una scena del film “Sulla mia pelle”

Il caso Cucchi ci turba e non bastano poche definizioni a darci pace. È una tragedia che spacca l’opinione pubblica. È una molestia morale ai valori di giustizia che conosciamo e come in ogni “stupro” si è circondati da falsi miti (per un approfondimento si legga: “I miti dello stupro”). Il film con Borghi tenta di restituire dignità ad una vittima del sistema doppiamente “stuprata”. Per “secondo stuproAdler (1987) intende la tendenza per cui, in seguito alla notizia di una molestia, si “punta il dito contro la vittima”. Spesso, nel caso di Stefano Cucchi si è sentito dire “se l’è cercata”, o si è accusato il ragazzo di essere “un tossicodipendente sieropositivo”. Un commento mosso dalla volontà di coloro che cercando di trattare Stefano come l’eccezione, di renderlo l’ “anormalità”, forse tentano di allontanare dalla mente la possibilità che possa capitare anche a loro.

In 100 minuti di scene di solitudine e vuote attese, dove la violenza non ha neppure il bisogno di essere mostrata, Stefano torna ad essere ognuno di noi.

Susanna Morlino

Bibliografia

[1] WHO Global Consultation on Violence and Health. Violence: a public health priority. Geneva, World Health Organization, 1996 (document WHO/EHA/SPI.POA.2).

Caso Cucchi: la ricostruzione di tutta la storia | Biografia | Processo”: https://www.tpi.it/2018/09/18/stefano-cucchi-storia/

Stefano Cucchi, la Procura di Roma: “Subì un violentissimo pestaggio”. Chiesta nuova perizia medico legale”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/11/stefano-cucchi-la-procura-di-roma-subi-un-violentissimo-pestaggio-chiesta-nuova-perizia-medico-legale/2296727/