Scienza e fede, due frutti dello stesso albero? Due binari paralleli? Troppe le teorie, tante le riflessioni, nessuna definitiva conclusione, un dibattito immortale, alimentato dalla fiamma della controversia e dell’opinione. C’è chi sostiene l’incompatibilità delle due, chi invece trova punti comuni, chi implicazioni reciproche, chi invece si astiene dal giudizio, perseverando nell’agnosticismo comodo di una vita senza domande. A chi dare ragione?

 

 

Prolegomeni

E’complicato istituire un quadro preciso e definito del rapporto tra la scienza e la fede, discipline per molti inconciliabili, per altri interconnesse. Una riflessione del genere manca di oggettività; sia la fede che la scienza poggiano su teorie, nel primo caso credenze e nel secondo postulati  entrambe fondate sul criterio dell’ ammissibile, del probabile e del possibile, ma mai del certo. Questa affermazione non vuole far trasparire uno scetticismo radicale di fondo, ne tanto meno indurvi a dubitare di pilastri della scienza  come la Relatività di Einstein o le equazioni di Maxwell, vuole solo farvi riflettere sul fatto che assiomi del genere sono frutto di assunti, sì ragionevoli, ma non indubitabili in quanto nostri prodotti, che per quanto possano trovare riscontri nei fenomeni fisici e naturali non saranno mai puri ed esatti. Detto questo è necessario soffermarsi sulle scintille madri delle due discipline interessate, sulle matrici cosmiche sulle quale si edificano e notare che le domande alle quali rispondono sono pressoché identiche. Chi è l’uomo? Perché siamo qui? Qual’è il principio di tutto? Cosa segue la morte? Scienza e fede nascono entrambe dalla medesima condizione esistenziale di un uomo che cerca disperatamente una spiegazione su tutto ciò che lo circonda, sulle proprie origini e direzioni, certo solo di essere ‘una scintilla tra due vuoti (forse) identici’ (Le lacrime di Nietzsche, D.Yalom). 

Posizioni e teorie

‘In realtà fra la religione e la vera scienza non ci sono parentele, né amicizia e neanche inimicizia: vivono semplicemente su pianeti diversi’ afferma Nietzsche che come moltissimi pensatori, sostiene l’inconciliabilità tra la scienza e la fede, operando esse su mondi totalmente differenti. E’un’opinione molto diffusa, che prende campo certamente dal fatto che sia comune l’idea della scienza come disciplina della ragione e della fede come teatro dell’irrazionalità e del sentimento. Il che non è totalmente corretto, la fede non esclude affatto la ragione, questa è anzi e deve essere l’argine del fiume della passione e del credo, deve guidarlo perché non sfoci in estremismo dirigerlo perché non muti in radicalismo, evitando incomprensioni che porterebbero, e hanno purtroppo portato, ad esiti drammatici. C’è chi pensa a Dio come ad un invenzione dell’uomo, alla fede come un atto di speranzosa rassegnazione ad un’insicurezza intramontabile. Da citare a questo proposito Ludwig Feuerbach, che considera,appunto, Dio il risultato di un processo di alienazione (la religione) e che attribuisce ad esso le peculiarità che l’uomo vorrebbe ma che non ha costitutivamente in sé, quali l’immortalità, l’onnipotenza, l’onnipresenza… . Feuerbach non ne parla direttamente ma sembra piuttosto evidente che la sua posizione nei confronti del rapporto fede e scienza e sulla traballante fiducia nella certezza della prima sia chiaro e limpido. D’altra parte ci sono pensatori che ritengono possibile e azzarderei necessario dimostrare Dio attraverso ragionamenti scientificamente validi, primo tra tutti Albert Einstein. Il fisico (importante sottolineare che fosse un fisico teorico) insiste sul fatto che la mente umana possa pensare, attraverso algoritmi ed equazioni, concetti che non ha mai esperito, a prova del fatto che il disegno cosmico sia stato elaborato con perfetta razionalità matematica. Noi elaboriamo con lo stesso sistema che vediamo riprodotto sia nella natura che nel cosmo più remoto, pur non essendone noi gli artefici, il che fa pensare ragionevolmente ad un creatore intelligente e razionale. Einstein parla di miracolo, scrivendo in una lettera a Solovine che ‘Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè di un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attenderci’. A prescindere dalla religione in tutte le sue sfumature, l’esistenza di una mente superiore, trascendente e produttrice razionale e ordinatrice era un’ipotesi di cui Einstein era totalmente convinto, influenzando anche pensatori atei come Anthony Flew, filosofo britannico e maggior esponente dell’ateismo, costretto a rinnegare le sue precedenti asserzioni teoriche ed ammettere che, su base razionale, è lecito ammettere l’esistenza di Dio, un Dio che non è da intendere in termini spirituali e religiosi ma solo come matrice generatrice cosmica.

E’ evidente la complessità di un rapporto così intricato e intrigante, intriso di soggettività e di opinione, ma è chiaro che, Scienza e Fede non sono così radicalmente scisse come sosteneva Nietzsche, e che probabilmente sono rami del medesimo albero, radici entrambe dell’essenza eterna della creazione.

Samuele Beconcini