Beati monoculi in terra caecorum, recita un famoso proverbio del latino medievale, traducibile con ‘beato chi ha un solo occhio in terra di ciechi’. Andrea Camilleri, intervistato da Fabio Fazio nell’ambito della trasmissione ‘Che tempo che fa’ in onda su Rai 1 la domenica sera, ribalta l’ordine dei soggetti traendo spunto dalle condizioni di salute che lo accompagnano durante la vecchiaia per illuminare la scena in un periodo di buio totale. Un buio che non coglie chi come lui ha perso la vista a causa dell’inarrestabile corso degli anni, ma annebbia gli sguardi di quanti alla piena funzionalità degli occhi oppongono un cieco odio nei confronti del diverso, dell’altro da allontanare e dileggiare. “In questo momento è una fortuna essere ciechi, non vedere certe facce che seminano odio, che seminano vento e raccoglieranno tempesta”, dice lo scrittore e drammaturgo commentando la proposta d’inserimento di una commissione anti- odio avanzata dalla senatrice a vita Liliana Segre in Senato. E ancora aggiunge: “Le parole della senatrice Segre sono tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso della parola. Le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio che è veramente atroce e lo si sente palpabile intorno a noi’. Nello studio avvolto in un ossequioso silenzio come sempre meno spesso accade in trasmissioni in cui invalza quell’ardore politico perso nei circuiti degli slogan ampollosi e molesti, l’eco delle parole smorzate dall’affanno del tempo risuona nitido, tessendo la rete di un’argomentazione lunga 93 primavere, quelle necessarie a un uomo di cultura e profonda sensibilità per lanciare un monito e un appello di speranza che non hanno bisogno di propaganda o strumentalizzazioni.

Andrea Camilleri

È un appello lanciato ai giovani, a tutti coloro che hanno in mano il presente e il futuro di questa nazione, i ragazzi che dovrebbero aprirsi al contatto umano, comprendere le problematiche altrui, lottare per l’integrazione in un mondo globalizzato e che invece si presentano a Predappio dinanzi alla tomba di Mussolini con la maglia Auschwitzland e il saluto romano, in ricordo della marcia su Roma e ironizzando sul genocidio degli ebrei. ‘Ma perché l’altro è diverso da me?’ – continua lo scrittore- ‘l’altro non è che me stesso allo specchio! Stiamo educando all’odio, abbiamo perso il senso dei valori, i veri valori della vita.’ Parole che s’innalzano nei giorni in cui a Pittsuburgh, in Pennsylvania, il 46enne Rob Bowers imbraccia un fucile ar-15 e 2 pistole uccidendo 11 persone di origine ebrea nella Sinagoga ‘Tree of life’ al grido ‘ebrei dovete morire’, e che cadono come una sentenza di condanna pesante in un mondo che ha svuotato il valore della giustizia facendone amuleto che testimonia lo status quo del potere.

Militate di Forza nuova ironizza sui lager

Guardando l’immagine di un intellettuale seduto su quella poltrona che poteva essere la stessa del salotto di ogni casa, si percepiva il timbro del padre, del nonno, del maestro, di quanti abbiano accompagnato il nostro cammino prendendoci per mano e non lasciandoci se non con la consapevolezza di aver fatto il possibile per costruire un ambiente salubre in cui lasciarci crescere. Così Camilleri conclude dicendo: ‘ Non voglio morire male, con l’humor nero del tramonto. Voglio morire con la speranza che i miei nipoti e pronipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che tutti i giovani si impegnino perché il futuro sono loro, è nelle loro mani. Spero molto nelle nuove generazioni, moltissimo. Non disilludetemi’. Strano mondo questo, dove per osservare ciò che accade intorno bisogna illuminare la realtà con la saggezza di chi vive al buio.

Pierfrancesco Albanese

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