Philip J. Fry.

New York City, capodanno 2000. Il fattorino Philip J. Fry è stato vittima di una burla durante il suo lavoro e si ritrova all’ultimo piano di un palazzo disabitato, utilizzato per ricerche scientifiche. Fry decide allora di mangiare la pizza ordinata a causa dello scherzo e si appoggia ad una sedia. Nel momento in cui scocca la mezzanotte, Fry, durante un piccolo esulto, perde il controllo della sedia, che stava facendo dondolare, e cade all’indietro. Il fattorino si trova casualmente rinchiuso in una capsula d’ibernazione. Nessuno si accorge di lui per ben mille anni e, nell’anno tremila, viene scongelato automaticamente. Fry si trova a fare i conti con un mondo totalmente diverso dal suo. Alieni, macchine volanti, navicelle spaziali, cabine del suicidio, chip e così via. Ma nel giro di qualche settimana, il fattorino si trova benissimo nel nuovo mondo. Ma come è possibile? La mente di Fry, avrebbe dovuto manifestare una reazione incontrollata a tutti quegli stimoli, portandolo ad inquietudine o addirittura alla pazzia. Ma allora, cosa succede davvero nella mente di Fry? E come si relaziona con il mondo?

Realismo ed antirealismo 

La storia della filosofia è sempre stata attanagliata da questo grande interrogativo che si ripercuote nella faida tra realisti ed antirealisti. I primi presuppongono che il mondo sia oggettivo e che ognuno di noi riesca a coglierne una parte per mezzo dei sensi, universali e comuni alla specie umana. Un’aquila, per esempio, ha una vista notevolmente più sviluppata di un uomo e fa esperienza del mondo in maniera differente. Gli antirealisti, invece, presuppongono una grandissima componente soggettiva, frutto dei sensi, del carattere e delle proprie idee, che vanno a creare la realtà. La realtà è quindi prodotto del soggetto e non viceversa. Si sono poi alternate nel corso della storia posizioni intermedie, che molto spesso si definiscono comunque realiste.

José Ortega y Gasset

Per esempio, vi è una corrente del realismo che considera il mondo oggettivo, ma che lo vede percepito in modo differente da ogni individuo. Questa corrente di pensiero viene definita prospettivismo, che ritrova i suoi massimi esponenti in Max Scheler José Ortega y Gasset.

 

Fry e la capsula d’ibernazione.

La verità su Fry

Nonostante l’irrazionalità della serie animata in genere, proviamo a fare tesoro di queste due correnti di pensiero e cerchiamo di dare senso logico al caso Fry. Possiamo dire che il nostro fattorino preferito abbia creato la sua realtà mentale, trovando il suo personale posto in un mondo che non gli appartiene. Oppure, possiamo dire che Philip J. abbia colto parte di quel mondo, magari enfatizzando gli aspetti che erano già presenti nel suo vissuto. Una cosa è certa: Fry non è figlio del suo tempo, come non lo è nessuno di noi. La nostra mente riesce ad adattarsi a nuovi ambienti, riesce ad ordinare gli stimoli ed a creare un’immagine del mondo più o meno veritiera.

Giacomo Di Persio

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