Ammettiamolo: tutti almeno una volta nella vita abbiamo fatto un sogno assurdo per poi cercare su Google una degna interpretazione che ci convincesse di non essere pazzi, veggenti o in punto di morte. Alcuni dei risultati ci hanno fatto sorridere, altri storcere il naso, ma una cosa è certa: se la persona a cui avete chiesto risposte non è Salvatore Aranzulla, ma piuttosto il buon vecchio Sigmund Freud, il responso sarà stato sempre e solo uno. Il sesso.

Perché sogniamo?

Prima di addentrarci nella buia foresta della psiche umana – fatta di depravazione e pensieri sconvenienti –  occorre però fare una premessa e chiederci: perché se i pensieri inconsci racchiusi nei nostri sogni sono così riprovevoli, allora la nostra mente li riporta a galla mentre dormiamo al posto che tenerli relegati al di sotto della coscienza? La risposta è semplice: in realtà la nostra psiche ci sta davvero provando a tenerli carcerati nel subconscio, ma è come se – di fronte al guardiano di uno zoo incaricato di tenere chiusi venti leoni nelle loro gabbie – ci lamentassimo dal fatto che comunque il ruggito insistente degli animali ci disturba. Il guardiano in questione è la cosiddetta censura onirica che – quando non riesce a tenere a freno le nostre “fantasie peccaminose” – utilizza un comodo asso nella manica: la deformazione onirica. Grazie all’attività censoria svolta da quest’ultima, tutti i nostri impulsi di desiderio inconsci ed inammissibili vengono così mascherati da rappresentazioni simboliche, difficilmente interpretabili e (fortunatamente) incomprensibili agli occhi del sognatore. Questo ingegnoso meccanismo di difesa da un lato ci permette di “dormire sonni sereni” ma dall’altro, fin dall’alba dei tempi, ha suscitato una sorta di brama di conoscenza del mondo onirico, tanto affascinante quanto oscuro a noi che siamo i suoi stessi fautori.
Il problema principale, infatti, è che per ottenere una valida interpretazione di un sogno lo psicanalista si deve rivolgere direttamente al sognatore, al quale spesso risulta impossibile trovare il nesso tra le sue esperienze oniriche e la realtà. Per questo motivo lo stesso Sigmund Freud, in uno dei capitoli del suo masterpieceIntroduzione alla psicoanalisi”, incluse una forma di interpretazione “muta” dei sogni, fondata su simbolismi universali e “traduzioni immutabili” condivise da tutte le persone.

Freud
Introduzione alla psicoanalisi, Sigmund Freud
Scrive Freud: “l’essenza della relazione simbolica è un paragone, ma non un paragone qualsiasi. Intuiamo che esso è soggetto a un particolare condizionamento, ma non sappiamo dire in cosa esso consista. Non tutto ciò con cui possiamo paragonare un oggetto o un processo compare nel sogno come suo simbolo. D’altra parte, neppure il sogno simbolizza qualsiasi cosa, bensì solo determinati elementi dei pensieri onirici latenti. Dobbiamo altresì riconoscere che allo stato attuale il concetto di simbolo non è delimitabile nettamente, ma si confonde con quello di sostituzione o raffigurazione e si avvicina persino a quello di allusione”.

Una famiglia fatta di imperatori, case e insetti

Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, l’ambito degli elementi quotidiani che trovano una rappresentazione simbolica nel sogno non è grande: essi sono principalmente il corpo umano nel suo insieme, i genitori, i figli, i fratelli, la nascita, la morte e la nudità.
All’interno di questo primo macro-gruppo, una tra le rappresentazioni più tipiche e costanti è quella della casa, la quale simboleggia la persona umana: secondo il padre della psicoanalisi, infatti, le case con i muri perfettamente lisci sarebbero gli uomini, mentre quelle fornite di sporgenze e balconi ai quali ci si può aggrappare raffigurerebbero le donne. Per quanto riguarda i genitori, essi appaiono in sogno nelle sembianze di imperatore e imperatrice, come re e regina o come altre cariche alle quali si deve rispetto, mentre un destino meno favorevole attende bambini e fratelli, che nella teoria dei sogni freudiana si manifestano sotto forma di piccoli animali o insetti. A simboleggiare la nascita sarebbe invece la relazione con l’acqua (sia che il soggetto sogni di affondare o di emergere da essa, sia che stia salvando qualcuno dall’acqua o che sia lui stesso ad essere salvato), mentre, al contrario, l’idea della morte viene rappresentata con diverse allusioni che riguardano il partire o l’andare in treno. È una relazione antitetica, infine, quella alla base dei sogni che hanno per protagonista il desiderio inconscio della nudità, la quale generalmente viene rappresentata da vestiti e divise.

L’amore ai tempi di Freud: ombrelli, dirigibili e conchiglie

La parte della storia che tutti conosciamo (e che stavamo aspettando) è però quella che caratterizza la parte preponderante della teoria dei sogni freudiana, relativa ad uno degli aspetti più stuzzicanti e allo stesso tempo tabù della nostra vita onirica: la sessualità.
“Nel sogno la stragrande maggioranza dei simboli sono simboli sessuali” scrive sempre Freud. “In questo caso si manifesta una singolare sproporzione: i contenuti che ho indicato sono pochi, ma i simboli che li rappresentano sono innumerevoli, sicché ogni singolo oggetto può essere espresso da moltissimi simboli quasi equivalenti. L’interpretazione condurrà a qualcosa che susciterà lo scandalo generale […] ma la psicoanalisi non ha alcun motivo per nascondere tale argomento, o semplicemente alludervi, non ritiene necessario vergognarsi di occuparsi di tale importante materia ma ritiene che sia corretto e decente chiamare ogni cosa col proprio nome, sperando che questo sia il modo migliore per tenere lontani i pensieri secondari che potrebbero disturbare”.

Freud
Credit: intisari.grid.id

Cari amici maschietti, partiamo da voi. Per quanto concerne il genitale maschile, il sogno possiede un gran numero di rappresentazioni simboliche, nelle quali l’elemento che compare più spesso è “la parte del genitale più appariscente e di maggiore interesse per entrambi i sessi”, ovvero il membro virile, che trova un sostituto simbolico innanzitutto in cose che gli assomigliano per forma lunga ed eretta, come bastoni, ombrelli, stanghe, pali o alberi. Analogamente lo stesso significato assumono tutti quegli oggetti che possiedono la caratteristica di penetrare nel corpo o di ferire, e quindi fucili, pistole, pugnali o coltelli. Altrettanto comprensibile è anche la sostituzione del membro maschile con oggetti dai quali sgorga acqua (rubinetti, annaffiatoi, fontane, ecc.) o con altri che possono essere allungati (matite retraibili, lampade a sospensione, ombrelli retrattili ecc.). Sempre secondo Freud, addirittura la singolare proprietà del pene di potersi sollevare contro la forza di gravità – uno degli aspetti del fenomeno dell’erezione – condurrebbe alla sua rappresentazione simbolica mediante aerostati, macchine volanti o dirigibili. Ha dell’assurdo, vero? State tranquilli, se pensavate che l’unico simbolo del genitale maschile fosse il serpente, in parte avevate ragione: per Freud anche quello rimanda al pene, per ovvi motivi.
Altrettanto bizzarra è la carrellata di simboli che attende le lettrici “in rosa”. In rappresentanza del genitale femminile, interverrebbero infatti tutti quegli oggetti che hanno in comune con esso la qualità di racchiudere o possiedono una cavità atta ad accogliere qualcosa: parliamo quindi di pozzi, fosse, caverne, bottiglie, scatole, barattoli, valigie, vasi e borse. Secondo Freud merita di rientrare in questa serie anche l’immagine della nave, tanto quanto quella di una scarpa o di una pantofola: tutti oggetti che secondo la teoria onirica freudiana rimanderebbero alla vagina femminile.

Allo stesso tempo, se pensavate che estrarre un dente, suonare un pianoforte, o semplicemente strappare un ramo fossero sogni innocui, vi sbagliate: essi si ricollegano alla masturbazione (onanismo). E che non vi venga in mente di raccontare a vostra madre che avete sognato di salire una scala: sarebbe come confidarle che avete fantasticato di avere un rapporto sessuale, dato che – a detta di Freud – l’idea di ascesa graduale e il passo ritmato con cui si salgono i gradini sarebbe una chiara allusione all’amplesso. Meglio sorvolare anche sui sogni che coinvolgono animali feroci – simboli di persone sessualmente eccitate – o immagini di chiavi e serrature (questa siamo certi di non doverla spiegare).

Siamo davvero tutti “perversi”?

A questo punto però, una domanda sorge spontanea, ed è la stessa che Freud ha posto retoricamente ai suoi studenti: viviamo realmente in mezzo a tutti questi simboli sessuali? Ed è possibile che tutti gli oggetti che ci circondano, tutti gli indumenti che indossiamo, tutte le cose che prendiamo in mano, siano sempre simboli sessuali e null’altro?
A rispondere un plateale “” è stato lo stesso psichiatra, che ha così argomentato la sua teoria. “Noi veniamo a conoscenza del significato di questi simboli onirici, riguardo ai quali il sognatore stesso ci fornisce soltanto spiegazioni insufficienti, da fonti molto diverse come fiabe, miti, favole, motti di spirito o folklore. Lo apprendiamo dalla conoscenza di costumi, usi, proverbi e canzoni popolari, o ancora dall’uso linguistico poetico e comune. Ad esempio il fatto che nel sogno troviamo i genitori trasformati in coppia imperiale o reale può sembrare a prima vista sorprendente, ma ciò trova il suo parallelo nelle fiabe. Non ci viene forse in mente che le numerose favole che cominciano con ‘c’erano una volta un re e una regina’ non vogliano dire nient’altro che ‘c’erano una volta un padre e una madre’? Allo stesso modo, in famiglia i figli vengono chiamati scherzosamente ‘principi’, quando si indica un seno molto sviluppato si è solito parlare di ‘bel davanzale’, e forse ognuno di voi sarà stato almeno una volta così scortese da chiamare una signora ‘vecchia ciabatta’, senza sapere di usare in tal modo un simbolo genitale. In tutti questi ambiti ritroviamo lo stesso simbolismo e in alcuni di essi lo comprendiamo senza la necessità di un’indagine ulteriore. Esaminando singolarmente queste fonti troveremo tanti di quei paralleli col simbolismo del sogno da dover prendere per certe le nostre interpretazioni”.

Freud
Sigmund Freud, dredit: Università degli Studi di Padova

Una spiegazione, quella freudiana, che – pur fungendo da solida radice per la teoria psicoanalitica – negli anni ha trovato l’appoggio (ma soprattutto l’opposizione) di svariate diramazioni, senza però perdere quel fascino a volte rifiutato che inevitabilmente suscita in tutti noi. Forse perché non ci sembra possibile, o forse perché un po’ tutti temiamo che invece lo sia. Lo stesso Sigmund Freud, a conclusione del capitolo dedicato al simbolismo, scrive: “non vorrei però abbandonare il tema del simbolismo onirico senza menzionare nuovamente il fatto enigmatico che questo abbia potuto incontrare una resistenza tanto violenta da parte di persone colte, sebbene la sua diffusione nei miti, nella religione, nell’arte e nella lingua sia indiscutibile. Che la responsabilità sia ancora una volta da attribuire al suo rapporto con la sessualità?”.
Prima di rispondere a questa domanda, dormiteci su.

Francesca Amato

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