Il premio Nobel per la medicina e la fisiologia Tasuku Honjo ha dichiarato oggi che entro il 2050 potremmo sconfiggere tutte le forme di cancro, o almeno bloccarle. Questo ottimismo è dovuto ai recenti avanzamenti nell’immunoterapia, anche grazie ai suoi studi. Con l’americano James Alison, Tasuku condivide infatti il Nobel per la scoperta di meccanismi che i tumori utilizzano per ingannare il corpo. Manipolando questo sistema si può quindi risvegliare il sistema immunitario rendendolo più aggressivo. Per il momento le immunoterapie funzionano su un numero limitato di tumori. Tuttavia, lo scienziato afferma che assieme a chemioterapia, chirurgia e radioterapia saremo in grado di combattere il cancro. Ma in cosa consiste questa lotta?

Chirurgia

Una delle tecniche più utilizzate per i tumori è la chirurgia. In questo modo si rimuove il cancro dalla sua sede e lo si elimina. La chirurgia è lo strumento in assoluto più utilizzato per la rimozione di tumori benigni. Infatti, questi sono composti da cellule che si replicano senza controllo, ma sono di solito auto contenuti all’interno di una membrana, non toccano le altre cellule, e hanno una crescita relativamente lenta. La chirurgia però non può arrivare dappertutto: i tumori al pancreas, per esempio, sono inoperabili.

Fasi dell’esportazione dei tumori al seno. Questo tipo di tumore è spesso maligno, e l’intervento chirurgico lascia spesso segni evidenti fonte

Chemioterapia

La chemioterapia nasce negli anni ’60. È l’unico trattamento farmacologico esistente per i tumori. Quando prendiamo un antibiotico, la medicina sfrutta delle differenze tra la cellula batterica e umana per colpire selettivamente una e non l’altra. Dato che il tumore alla base è una cellula umana, non si possono sfruttare meccanismi specifici. Quando si va a colpire una cellula tumorale, si vanno a colpire necessariamente anche quelle sane. Nel corso degli anni si sono scoperti dei trucchi che il tumore usa per crescere così velocemente. Per esempio, un tumore consuma molto più glucosio di una cellula normale. Un farmaco può andare quindi a interferire con quel dato meccanismo. Il glucosio però è consumato, seppur in quantità minore, anche nelle cellule normali. Qualsiasi approccio chimico contro il tumore ha quindi gravi effetti collaterali su tutte le cellule sane del corpo.

 

L’azione ad ampio raggio dei medicinali antitumorali, porta a molti effetti collaterali, come la perdita dei capelli e la mancanza assoluta di energie fonte

Radioterapia

La radioterapia è una tecnica che nasce già nel 1896, poco dopo la scoperta dei raggi X. La radioterapia sfrutta una di quelle particolarità che differenziano una cellula tumorale da una normale. Tutti i meccanismi di riparazione del DNA all’interno di una cellula tumorale, tendono ad essere sfasati. Questo la rende più soggetta a danni al genoma. La radioterapia tenta di provocare danni da radiazioni in una zona circoscritta intorno al cancro in maniera controllata. Questo colpirà sia le cellule normali che tumorali: le prime potranno riprendersi, grazie a meccanismi di riparazione funzionanti, mentre le seconde saranno danneggiate a tal punto da morire. Purtroppo, alcune caratteristiche all’interno della cellula tumorale le rendono più resistenti ai danni da radiazioni, come la mancanza di ossigeno. La radioterapia è diventata nel corso degli anni sempre più precisa e potente, affiancando validamente le altre terapie antitumorali.

 

Immunoterapia

L’ultima frontiera della lotta al tumore. L’immunoterapia consiste nello sfruttare al massimo le nostre stesse difese immunitarie. I tumori maligni che metastatizzano, entrando nel sangue, vengono decimate dal nostro sistema immunitario. Purtroppo in questo modo il nostro stesso sistema immunitario addestra i tumori ad essere più resistenti. I linfociti T sono le cellule del nostro sistema immunitario che normalmente vanno a caccia di cellule tumorali. Il Nobel è stato assegnato per la scoperta di due proteine PD-1 e CTLA-4, prodotte da alcuni tumori, che rendono inoffensive queste potenti sentinelle. In altri casi, è possibile dare ai linfociti T un pezzo del tumore presente all’interno di un paziente. In questo modo si allenano i linfociti a cercare quella specifica cellula: è importante notare che una volta che sanno cosa cercare sono estremamente attivi, e sono in grado di richiamare anche altri componenti del sistema immunitario per rinforzi.

Una delle possibilità di immunoterapia, per cui gli scienziati hanno vinto il Nobel fonte

 Quanta strada c’è da fare contro i tumori?

È l’affermazione di Tasuku troppo ottimistica? Forse. C’è ancora molta strada da fare per ottimizzare le tecniche che già abbiamo, e chissà, scoprirne altre. L’immunoterapia stessa per ora funziona su un numero molto ristretto di tumori, caratterizzati da aberrazioni evidenti rispetto ad una cellula normale. Tuttavia, siamo decisamente sulla strada giusta. E chissà, un giorno trovarsi con un tumore oggi incurabile, sarà tanto grave quanto prendersi una brutta influenza.  

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Laureato in scienze biologiche. Scrivo di biologia, medicina, occasionalmente fisica e problematiche varie. Eclettico e con una passione per la divulgazione. Cerco di scrivere in modo che tutti possano comprendere almeno il messaggio fondamentale dell'articolo, senza essere del settore e senza scendere troppo nei tecnicismi, cercando allo stesso tempo di non sacrificare l'accuratezza

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