Sorridenti nonotante il male, didatticapersuasiva.com

Il mondo da un altro punto di vista

L’autismo è un disturbo dello sviluppo neurologico che compromette la qualità dell’interazione sociale, della comunicazione verbale e non e provoca comportamenti ripetitivi.
La sindrome ha esordio nella prima infanzia e la diagnosi viene effettuata dopo il terzo anno di età, perché prima il bambino potrebbe semplicemente essere in ritardo nello sviluppo evolutivo. Il decorso continua nell’adolescenza e anche durante l’età adulta, dove solo il 15% delle persone affette riesce a vivere in maniera indipendente. Infatti per tale malattia, purtroppo, non esiste una cura. In questa ristretta cerchia c’è, ad esempio, il fondatore della Chiesa del Jedismo Daniel M. Jones, a cui fu diagnosticata la malattia durante l’adolescenza, dopo un lungo periodo di sofferenza dovuta all’ignoranza sulla sua condizione.

Essere affetti da questo disturbo significa avere menomazioni della crescita e dello sviluppo del sistema nervoso centrale, in particolare dell’encefalo: ciò determina effetti sulla sfera comportamentale, sulle capacità di apprendimento e addirittura sulla memoria.
In molti casi si presenta attraverso l’iperattività, l’aggressività improvvisa e gli eccessi di collera. Il disturbo può provocare anche anomalie alimentari, del sonno e, nel 30% dei casi, attacchi epilettici.
Associare l’autismo a un semplice ritardo mentale sarebbe riduttivo.
Sebbene questa condizione sia presente nel 75% dei casi, molti studi hanno dimostrato che in loro si manifestano capacità e interessi insoliti, abilità fuori dall’ordinario: nel disegno, nella musica, nella memoria automatica e nelle abilità spaziali.

Ancora non sono state individuate le cause precise della malattia. Secondo alcune teorie, può essere legata a fattori genetici e/o ambientali.
Ciò emerge dal confronto dei pazienti con le proprie famiglie: ad esempio, gemelli omozigoti hanno il 70% di probabilità di condividere questa condizione. Così come per genitori che già hanno avuto un bambino affetto da autismo, c’è la possibilità di concepire un secondo figlio ugualmente malato.
Per fattori ambientali, intendiamo invece una nascita prematura, malattie sopraggiunte durante la gravidanza (come la rosolia), oppure l’assunzione di alcool o determinati farmaci da parte della madre nello stesso periodo ‘critico’.
Va sicuramente sfatato il mito per il quale siano i vaccini a provocare l’autismo, oppure l’esposizione al thiomersal – un conservante per vaccini usato anche nella preparazione di alcuni disinfettanti e farmaci, ma anche nell’inchiostro per tatuaggi.

L’eroe incompreso, tvguide.com

Un genio silenzioso

Si è parlato molto nelle ultime settimane di un vero ‘colpaccio’ della Rai – un’azienda che solitamente non porta spesso in Italia produzioni televisive di livello internazionale. Da qualche settimana però su Raiuno viene proposto The Good Doctor, serie statunitense del 2017 creata da David Shore, che segue le vicende di Shaun Murphy. Giovane e ambizioso chirurgo con la sindrome del Savant, proveniente da una cittadina del Wyoming e operante in un prestigioso dipartimento di chirurgia.

Il ragazzo è considerato un eroe a tutti gli effetti, ma è molto spesso incompreso perché – essendo autistico – non ha gli strumenti per comunicare allo stesso livello degli altri. Nel suo lavoro è però un genio, diagnostica con assoluta precisione anche i disturbi più rari. Il suo unico obiettivo è salvare più vite possibili.
Come detto da Freddie Higmore, l’attore che lo interpreta, Shaun è un tipo di personaggio mai mostrato prima nello stesso modo, “certamente non in un ruolo da protagonista in tv”.

C’è una scena diventata subito virale tratta dal primo episodio, nella quale il dottor Murphy salva la vita di un bambino in aeroporto con una bottiglia di Jack Daniel’s, conquistandosi la fiducia dei cittadini e dei suoi futuri collaboratori. Tutto questo grazie alla sua capacità unica di visualizzare – nel vero senso della parola – il problema medico e di risolverlo utilizzando strumenti e metodi poco convenzionali. La sua condizione medica diventa così il suo più grande punto di forza, nonostante le difficoltà che questa comporta.

In che modo reagiranno i nostri pazienti? Non siamo giudicati per come curiamo? E non in quanto medici, ma come persone. Soprattutto da coloro che non usufruiscono dei vantaggi che abbiamo noi. Faremo sperare a tutti coloro che hanno una disabilità che le disabilità non li limitano come credono loro, che hanno davvero una possibilità! Assumiamo Shaun, e renderemo questo ospedale migliore. Assumiamo Shaun… e saremo delle persone migliori!

Martina Di Perna