Ieri, 7 novembre 2018, è stato il ventesimo “Stress awareness day” (Giornata per la consapevolezza dello stress), una ricorrenza istituita per volontà dell’ International Stress Management Association, una giovane organizzazione che opera per aiutare le persone nella gestione dello stress. Come mai il nostro secolo è arrivato a necessitare di un tale anniversario?

I numeri parlano chiaro: l’85% degli italiani è stressato. Percentuale allarmante se consideriamo che il nostro paese è quello con il più lungo e adorato elenco di prelibatezze culinarie, paesaggi naturali meravigliosi e opere d’arte incantevoli. Già solo per questi motivi sarei indotta a pensare che la spensieratezza, la gioia e le condizioni per sentirsi soddisfatti nello stomaco, la vista e lo spirito possano essere a portata di mano per molti di noi, ma chiaramente non è così. Abbiamo sviluppato l’abilità di renderci sempre più stressati.

Ma cosa si intende esattamente per stress?

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Stress deriva dall’inglese, come abbreviativo di distress (angoscia, dolore) o dal francese antico estrece (strettezza, oppressione),  che a sua volta proviene dal latino strictus (stretto) e sta ad indicare in generale uno sforzo. Questo termine è utilizzato in moltissimi campi: per portare alcuni esempi,  in medicina è “la risposta funzionale con cui l’organismo reagisce a uno stimolo più o meno violento (stressor) di qualsiasi natura. Negli organismi degli animali superiori si configura in una serie di fenomeni neuro-ormonali fra i quali predomina l’intensa attività secretoria della corteccia surrenale. (Enciclopedia Treccani); nella grammatica inglese, il verbo ‘to stress’ significa dare estrema importanza, enfatizzare, accentare, sia riferito ad una sola sillaba che ad un’intera frase o idea. Comunemente con stress noi indichiamo la reazione nervosa che abbiamo in seguito ad un evento percepito come talmente esagerato da suscitare un senso di angoscia e oppressione.

Vengono proposti spesso rimedi per combattere questo famoso stress, ma in onore del giorno della consapevolezza, ci terrei maggiormente a capire che cosa sia l’angoscia, più che a suggerire delle soluzioni per allontanarla.

Il microfono a Kierkegaard

Questo stato psichico è stato ampiamente studiato dal filosofo danese dell’Ottocento, Søren Kierkegaard, il quale vedeva in ciò la condizione dell’uomo nel mondo. Dalla sua prospettiva, ognuno è libero di decidere della propria vita, stando attenti, però, al fatto che proprio a questa libertà si accompagna una fortissima responsabilità individuale: non c’è nessun altro al di fuori di noi stessi a cui poter imputare la colpa di ciò che siamo. Ammettendo di essere il frutto delle nostre decisioni, riconosciamo che ogni volta in cui abbiamo agito, abbiamo anche per forza scelto alcune possibilità, lasciandone da parte innumerevoli altre. L’uomo ha quindi l’obbligo di essere libero, ossimoro che risulta fonte di angoscia: non avremo mai la garanzia di aver optato per le scelte più giuste.

A differenza della paura, meccanismo difensivo che scatta di fronte ad un oggetto reale e determinato, l’angoscia non si verifica nei confronti di qualcosa di effettivo, ma davanti a quello che è solamente possibile. Nemico difficile da affrontare: voi sapreste dove è possibile trovarlo? Credo che sarebbe un duro lavoro anche chiedendo aiuto alla piccola agente segreta Kim Possible.

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Ma, attenzione! Kierkegaard non ha finito, ci fa anche notare come l’angoscia si annidi ovunque: nel passato, perché un errore ormai commesso può ripetersi o possono essere tuttora in atto i sui effetti negativi, nel presente, dato che è questo l’istante nel quale stiamo compiendo le scelte di oggi e nel futuro, se si tiene conto che l’avvenire è il momento in cui l’esistenza si realizza. Non sentite anche voi questa ventata di freschezza che ci ha portato Søren dalla Danimarca?  Di certo Kierkegaard era consapevole della sua angoscia e avrebbe celebrato lo “stress awareness day” con molto coinvolgimento personale.

Ora è il turno di Heidegger

Se procediamo di un secolo lungo la linea del tempo, dopo aver assistito all’affermarsi dell’esistenzialismo, incontriamo un altro filosofo che ci parla di angoscia: il tedesco Martin Heidegger. Questi ci spiega che secondo lui: “Col termine angoscia non intendiamo quell’ansietà assai frequente che in fondo fa parte di quel senso di paura che insorge fin troppo facilmente. […] Nell’angoscia, noi diciamo, ‘uno è spaesato’. Questo, tuttavia, non nel senso che le cose si dileguano, ma nel senso che nel loro allontanarsi come tale le cose si rivolgono a noi. Questo allontanarsi dell’ente nella sua totalità, che nell’angoscia ci assedia, ci opprime. Non rimane nessun sostegno. […] Che l’angoscia sveli il niente, l’uomo stesso lo attesta non appena l’angoscia se n’è andata. Nella luminosità dello sguardo sorretto dal ricordo ancora fresco, dobbiamo dire: ciò di cui e per cui ci angosciavamo non era ‘propriamente’ niente.” (Was ist Metaphysik?, 1929).

L’angoscia è la situazione emotiva autentica che accompagna la consapevolezza della morte, il che non significa privarsi della possibilità di esprimere il proprio vero essere perché intrappolati in una costante paura del domani. Al contrario, questa presa di coscienza deve fare da trampolino di lancio per saltare nella vita sapendo quale sarà l’inevitabile destino ultimo. E proprio in ragione di ciò portarci a soppesare le situazioni della vita, non prendendosela per cose inutili, ma affrontando il mondo, perché, anche se si mostra alla nostra piccola esistenza come un grande peso, questo ci libera dal rischio di vivere per sempre nell’inautenticità. Detta così suona un po’ meglio, non trovate?

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Quindi, penso che non ci si debba angosciare se a volte capita di essere stressati, si entrerebbe in un circolo vizioso dentro al quale non si riuscirebbe a godere la vita. Consapevoli che ogni tanto ci si sente anche in questo modo, non lasciate che le vostre giornate siano un continuo cercare di fuggire dall’oppressione, ma quando capita, concedetevi un po’ di tempo per prendervi cura di voi: cibo buono e sano, attività all’aperto e libero sfogo alla creatività. Potreste anche iniziare la lettura di un nuovo libro di filosofia, ma a vostro rischio e pericolo.

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