“Il silenzio da salvare non è la semplice assenza di suoni o rumori. Ma è il silenzio della natura, che in realtà è una presenza. Una voce. Ogni riva, ogni bosco, ogni spiaggia […] emette onde sonore che accarezzano le superfici, passano tra gli ostacoli e riverberano alcune frequenze più di altre, così che un insieme di suoni statici diventa un flusso…”

(fonte: Pro Sounds Effects Blog)

Chi è Hempton?

L’ecologo americano Gordon Hempton è in giro per il mondo da 35 anni – microfono alla mano – militando silenziosamente per la protezione degli spazi sonori sempre più infestati dall’antropofonìa, i suoni di origine umana: lo scopo è arricchire il suo archivio con migliaia di ore dei cosiddetti suoni dell’esistenza. Non è alla ricerca del silenzio perfetto – che come il vuoto assoluto significa soltanto assenza di vita – ma di qualcosa che non contenga il rumore costante degli umani o i ruggiti dei motori delle loro macchine; come il canto degli uccelli o il rumore che emettono le foglie calpestate da un ruminante.

Hempton è un cercatore di suoni «naturali» e di silenzi, ed è un esperto del tema: ha vinto un Emmy Award per il documentario Vanishing Dawn Chorus (L’evanescente coro dell’alba), che lo vede protagonista mentre registra attraverso il globo le diverse armonie degli uccelli al sorgere del sole. Oggi Hempton vive producendo effetti sonori presi dalla natura per film e videogiochi.

La scientificità del suo progetto

Anche se il progetto può sembrare poetico, il metodo per determinare una zona di silenzio è assolutamente scientifico. Il nostro orecchio infatti percepisce rumori distanti anche venti chilometri e, secondo le rigorose misurazioni di Gordon, “silenzio” significa assenza di suoni umani dall’alba, per almeno 5 minuti consecutivi, e in spazi grandi almeno 3000 chilometri quadrati. Abbastanza per creare un effetto buffer che attutisca il suono attorno a un punto centrale di assoluta tranquillità.

Roberto Mercadini, che tratta in uno dei suoi video l’argomento, fa una riflessione interessante riguado l’orecchio umano e lo spettro di frequenze. Esso può udire i suoni nell’intervallo dai 20 Hz ai 20 kHz, nonostante ciò questo limite massimo tende ad abbassarsi con l’avanzare degli anni: molti adulti non sono in grado di udire frequenze oltre i 16 kHz. L’orecchio umano non è ugualmente sensibile a tutte le frequenze, ma riesce ad apprezzare maggiormente suoni nel campo compreso fra 2 kHz e 5 kHz. La cosa curiosa è come in questo range non sia compresa la voce umana bensì, ci fa notare il cesenate, il cinguettìo degli uccelli.

Il musicista intento a cogliere ogni minimo sussulto (fonte: The Surfers Journal)

Le conclusioni e il risvolto psicologico

“Immaginiamo di essere uomini primitivi e di trovarci sul crinale di una montagna: ai lati di esso si estendono due valli, come possiamo comprendere verso quale muoverci? La nostra scelta sarà sicuramente motivata dalla probabilità di trovare cibo in quei luoghi. L’istinto umano come può, partendo da questa situazione, intuire quale delle due valli sia più adatta ad ospitarlo?” Questa è la domanda che ci viene posta, ed alla quale viene automatico, o quasi, dare una risposta. Se da una valle sento il cinguettìo degli uccelli o il fruscio delle acque di un fiume, capisco che lì c’è vita e quindi, automaticamente, un ambiente adatto ad essa.

Questo è il collegamento che viene evidenziato negli studi dello statunitense e che, come riportato da Mercadini, sottolinea l’importanza di questi “luoghi del silenzio” come “luoghi di vita“. Da una parte c’è il benessere e la rigogliosa natura, dall’altra la rovina, l’inquinamento e il frastuono.

Umberto Raiola

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