La Sardegna è un’isola dalle spiagge bellissime e dalla biodiversità marina molto grande. Non è un caso quindi che molte persone la scelgano come meta per le proprie vacanze. Il turismo però comporta un aumento dell’inquinamento, il che alla lunga può risultare un problema. Ecco quindi che l’ISPRA ha pensato di monitorare la situazione tramite l’impiego di tartarughe e cetacei. Insieme all’ISPRA collaborano lo staff dell’area protetta marina Capo Carbonara e il Gruppo Onorato Armatori. La squadra di ricercatori svolge lo studio a bordo delle navi Tirrenia sulla tratta che va da Cagliari a Palermo. La ricerca avviene nel canale di Sardegna, ovvero la zona che va dalla costa sarda a quella algerina.

Le tartarughe sono molto minacciate dall’inquinamento

Perché proprio tartarughe e cetacei?

Gli enti coinvolti nel progetto hanno scelto le tartarughe e i cetacei per una serie di fattori. Innanzitutto la loro sensibilità agli inquinanti: si tratta infatti di animali che risentono molto dell’inquinamento nei loro ambienti. Spesso, per esempio, i cetacei subiscono delle ferite per colpa della plastica. Un altro motivo è la frequenza con cui si incontrano questi animali nel Mediterraneo: sia le tartarughe sia i cetacei, appunto, sono piuttosto abbondanti nelle nostre acque. In tal senso è importante il Santuario dei Cetacei, che è tra la Liguria e la Sardegna del Nord. In quest’area protetta infatti diverse specie di cetacei hanno modo di riprodursi senza problemi. Ad agevolare la ricerca è anche il fatto che diverse specie di cetacei siano in grado di immergersi molto in profondità. Ciò permette quindi di svolgere analisi molto dettagliate dei livelli di inquinamento e di conoscere meglio le specie delle acque profonde.

I tursiopi, facili da vedere nei nostri mari, risentono molto dell’inquinamento marino

Parola agli esperti

A parlare della ricerca sono i rappresentanti del Gruppo Onorato Armatori. Essi, oltre a dirsi orgogliosi di dare una mano al progetto, sottolineano l’importanza ecologica del canale di Sardegna. La ricerca in atto quindi serve non solo per monitorare i livelli di inquinamento, ma anche e soprattutto per conoscere meglio la biodiversità che si può incontrare in quel tratto di mare. Queste informazioni inoltre possono rivelarsi molto utili per salvaguardare l’ambiente marino, considerando anche che l’inquinamento costituisce una grave minaccia per le specie che lo abitano. Le informazioni ricavate saranno rese note nei prossimi mesi, a lavoro ultimato.

Matteo Trombi