The Circle, il film targato James Ponsoldt ed ispirato al romanzo dell’autore statunitense Dave Eggers (“Il cerchio”), vuole raccontare, romanzando, un futuro distopico, all’insegna della continua connessione comunitaria e della completa condivisione di dati ed esperienze private.
L’agenzia, cuore pulsante della pellicola, dà il nome al suo programma più avanzato e più sviluppato.
L’obiettivo di quest’ultima è quello di mantenere sempre un vivo legame tra i diversi individui e, tramite questo software, anche rendere partecipi delle proprie esperienze gli eventuali spettatori, 24 ore al giorno.

La protagonista del film è una semplice ragazza, Mae, obbligata a trovare un solido lavoro per sopperire alle mancanze private, causate dalla grave malattia del padre. Quindi, dopo aver affrontato un colloquio di lavoro nell’azienda, viene assunta ed incomincia a famigliarizzare con l’ambiente circostante.
Tutti i partecipanti del progetto, però, spingono per poter organizzare diverse iniziative, alle quali tutti siano invitati e la maggior parte possano parteciparvi. Mae, all’inizio, è completamente isolata, salvo poi diventare l’immagine- copertina dell’operazione, sacrificando anche la propria vita per il “bene” comune.

Il motto di The Circle è “sapere è bene. Sapere tutto è meglio” ed alla protagonista verrà tolto ogni lato privato della vita personale in nome della trasparenza che fa da sfondo ad ogni iniziativa pubblica della società. Sarà, infatti, costretta a rimanere sempre connessa, a rispondere ai messaggi dei “fan” e a dover condividere anche i momenti più delicati ed intimi delle proprie giornate.

La difficoltà di inquadrare un vero fine educativo

La protagonista incarna ognuno di noi, catapultato all’interno di un sistema stravolgente e stravolto, che induce a collaborare per raggiungere un obiettivo mai analizzato davvero fin nel profondo. Infatti, la ragazza pare scettica ed ama la solitudine che solo certe volte riesce a creare attorno a sé, fino al momento della svolta.
Infatti, Tom Hanks, dirigente a capo di The Circle, tramite delle telecamere ad interconnessione, che permettono di percepire una realtà amplificata e quasi surreale, riesce a persuaderla e a farle capire che avere dei segreti è un errore, una menzogna ed un “peccato”.

Dunque, messi dinnanzi ad una prospettiva di questo genere, con la pressione di un forte ambiente esterno che ci spinge verso la realizzazione di un fine comune, saremmo in grado di svincolarci e di rifiutare un ruolo di prim’ordine in una missione che all’apparenza sembra volere il bene dell’intera umanità?

I temi affrontati nell’arco della rappresentazione vogliono smuovere un sottile e delicato filo, quello che, al giorno d’oggi, tange ogni individuo ed ogni strato sociale: la privacy e l’uso improprio dei social network.
The Circle può essere definito un’unione di Facebook, Instagram, Twitter e di un cerca persone, accessibile a tutti e con il fine di intervenire nelle esistenze umane per cambiarle e renderle migliori, salvo poi possedere un effetto collaterale, quello di distruggerne la spontaneità e la vita privata.
Il regista vuol sottoporre agli spettatori un inno alla democrazia diretta, alla possibilità di un controllo continuo di dati, di posizioni fisiche e di analisi costanti, intervallate soltanto da immagini idilliache, proiettate tramite delle telecamere ultra moderne.
Se il film, però, si sofferma in modo superficiale su queste tematiche basilari per la nostra epoca, differente è la reazione dello spettatore che non riesce a non immaginarne le applicazioni pratiche utili o svantaggiose.

Le possibili ripercussioni sul nostro vissuto personale

Indubbiamente alcuni sostanziali vantaggi potrebbero essere arrecati se, un giorno, si riuscisse a sviluppare e a programmare una tecnologia così avanzata e fruibile.
La possibilità di rintracciare ricercati politici o criminali, la capacità di poter trasmettere dati di importanza vitale in brevi e semplici passi, la trasparenza che renderebbe i cittadini consapevoli di quel che succede attorno a loro anche nelle questioni più “calde” e intricate.

Se, però, da un lato questo dovesse concretizzarsi, l’uso del possibile social network andrebbe a stravolgere completamente l’esistenza umana.
Niente più privacy, niente momenti di intimità, non ci sarebbe nemmeno più la possibilità di vivere delle esperienze in modo privato.
Non ci si potrebbe comportare in modo spontaneo perché chiunque potrebbe vederci e spiarci, in ogni angolo del globo. Le votazioni, che nel film venivano proposte tramite la piattaforma societaria, sarebbero prive di ogni anonimato, facendo perdere la segretezza del voto. Sarebbe l’apoteosi della pubblica conoscenza, della totale mancanza di intimità, oltre alla possibilità di danni ingenti verso la libera scelta che, da sempre, caratterizza il vissuto dell’essere umano.

Già ad oggi, l’uso smisurato di determinate tecnologie porta alcune persone a compiere atti estremi e non misurabili, eppure siamo ancora davvero lontani da un’idea affiancabile a quella di The Circle.
E’, quindi, fondamentale che l’accuratezza con la quale vengono create queste piattaforme di supporto, venga utilizzata anche nella loro sperimentazione e programmazione, per far sì che non si limitino i diritti fondamentali che stanno alla base della nostra civiltà. Se questi ultimi dovessero essere stravolti, si rivoluzionerebbe e si distruggerebbe tutto quello che rende speciale, unico e singolare ogni individuo.

Si cercherebbe infatti un consenso pubblico, abbandonando la morale che ci guida e che ci indirizza per le scelte private. Si creerebbero connessioni con persone distanti e si trascurerebbero quelle vicine (fenomeno che già accade dall’avvento della messaggistica online). Si proverebbe a raggiungere un modello di società distopico che, infine, crollerebbe inevitabilmente su sé stesso.