Calcutta, Brunori Sas, perfino Myss Keta: Treccani sposa il mondo indie e trash. La storica Enciclopedia spiega le parole della lingua italiana attraverso i testi delle canzoni in alta rotazione, grazie ad una playlist su Spotify

Treccani e Calcutta
Quale origine ha la parola “deficiente”? Lo spiega Treccani grazie a Calcutta (http://bit.ly/2Ebq086)

Mi ero addormentato di te

É dal 1925 che esiste l’Enciclopedia Treccani. In quasi un secolo di storia si passa da Giovanni Gentile e Giovanni Treccani ai testi dei Baustelle e di Vasco Brondi. Non è una caduta di stile: è lo spirito che da sempre ha l’enciclopedia. Raccogliere la contemporaneità, raccontare la storia, studiare le sottigliezze delle parole. Fino a cinquanta anni fa il sapere passava attraverso i libri, i volumi spessi, mentre ora passa attraverso il Web. Treccani l’ha capito e sta cavalcando l’onda. L’ultima iniziativa è stata la creazione di una playlist su Spotify con le canzoni indie più originali degli ultimi anni. A questo si accompagna la spiegazione delle parole ricche, delle parole dense di significato, con molteplici livelli di lettura.

Treccani non è deficiente

Il web viene stupito dal post pubblicato sulla pagina Facebook della Treccani che spiega: “Deficiènte è un aggettivo e sostantivo che viene dal latino “deficiens, -entis”, participio presente di “deficĕre” (mancare). La parola, estranea oggi al linguaggio medico, rimane tuttavia nell’uso comune, sia in frasi di compatimento, sia, soprattutto, come epiteto offensivo. Ed è proprio in questa accezione che compare in “Pesto” di Calcutta.
L’Enciclopedia continua a portare avanti la sua analisi delle parole. Perchè nelle parole c’è la nostra società. I testi di Calcutta sembrano non significare niente, invece significano tutto. Alle orecchie di un anziano possono sembrare sconnessi, privi di senso. Il senso però lo trovano i giovani: “Cosa mi manchi a fare” ha 14 milioni di visualizzazioni (su Youtube), mentre “Paracetamolo” ha 16 milioni di riproduzioni (su Spotify).
Quando i grandi possessori di conoscenza — le Università, i giornali, le enciclopedie — si interrogano con intelligenza su come avvicinare le nuove generazioni alla cultura, possono arrivare a iniziative vincenti come questa. Del resto, il Superuovo cresce sempre di più grazie all’unione tra argomenti pop e accademici.

Una donna che conta

Treccani e Myss Keta
Treccani si interroga sul significato della maschera di Myss Keta, risalendo alle origini latine del termine “maschera” (http://bit.ly/2QAepoS)

Non solo indie nella playlisti di Treccani. Anche il trash: Myss Keta appare per la canzone “Una donna che conta“. L’Enciclopedia non si limita a descrivere l’etimologia della parola “santa“, ma si appresta a una critica totale del testo della canzone e dell’autrice. Il fatto che Myss Keta usi una maschera “è particolarmente interessante se si risale alle origini della parola maschera: era il termine per indicare la maschera teatrale indossata dagli attori per intensificare la loro voce“. Treccani non è ancora sazia e aggiunge “come se solo attraverso la finzione garantita dalla maschera, possa dire la verità sull’esperienza umana“.
Il panorama della musica viene sviscerato dagli strumenti classici dell’analisi del testo. Progetti così curati e confezionati con cura che il bisogno di studiare la società tramite le sue espressioni artistiche non è estinto. E non si estinguerà mai.

Se ti stai chiedendo “esco o non esco“, visto che fuori è notte e mangi “buio col pesto“, ascolta qua la playlist di Treccani: bit.ly/TreccaniPlaylist.

Mattia Grava

 

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