Il termine sinestesia deriva dal greco syn-aisthanestai, che significa “percepire insieme”.  Leggendo questa parola ti saranno sicuramente venute in mente le vecchie lezioni di antologia. La sinestesia è infatti la figura retorica che prevede l’accostamento di due parole appartenenti a due sistemi sensoriali differenti (ad esempio “colore squillante”, o citando Giovanni Pascoli, “l’odorino amaro“).

Tuttavia, questo termine fa anche riferimento ad un particolare effetto studiato dalla psicologia. La sinestesia è un fenomeno sensoriale e percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi della percezione (vista, udito, gusto, olfatto, tatto). A livello neurale, una sinestesia si realizza quando stimolazioni provenienti da una via sensoriale o cognitiva inducono a delle esperienze, automatiche e involontarie, in un secondo percorso sensoriale o cognitivo. Più indicativo di un’effettiva presenza di sinestesia è il caso in cui il percepire uno stimolo, come ad esempio un suono, provoca una reazione netta e propria di un altro senso, ad esempio la vista. Ciò è essenzialmente dovuto al fatto che i nostri sensi non agiscono independentemente: tuttavia, questo fenomeno riguardo solo una minoranza della popolazione mondiale. Le ricerche in merito hanno evidenziato una certa variabilità nei dati. Si stima che le persone sinestesiche possano essere da 1 su 100.000 fino a 1 su 200 (0,5% della popolazione).

Sinestesia: le forme più diffuse

La sinestesia è, spesso, un’associazione fra una percezione ed un’altra.
Ramachadran, noto neuroscienziato indiano, ha dimostrato come la forma più diffusa di sinestesia sia quella “grafema-colore”: i soggetti percepirebbero quindi lettere e/o numeri come associati ad un preciso colore. Il fatto che sia la più comune non è casuale: le aree cerebrali sottese a questi processi sono molto vicine tra di loro. In particolare, è possibile distinguere tra due gruppi di soggetti con questo tipo di sinestesia: i soggetti che vedono effettivamente la lettera colorata, chiamati sinestetici projector e quelli che sanno che ad una determinata lettera/numero corrisponde un determinato colore senza però avere la possibilità di figurare mentalmente quest’associazione, detti sinestesici associator.
Una seconda forma di sinestesia è la sinestesia cromatica: essa consiste nell’udire i colori, cioè nell’ avere l’esperienza di un colore in risposta ad uno stimolo uditivo. Si può quindi avere l’esperienza di un colore perfino sentendo il nome di un prodotto o di una persona: “Aveva un nome verde – non riesco a ricordarlo, Ethel o Vivian…” (Benjafield, 1995).
C’è poi la sinestesia spazio-temporale, una tra le forme di sinestesia non indotte da un senso ma da un concetto, da una cognizione: il tempo. Queste persone percepiscono la forma del tempo: ogni mese ha un suo colore specifico e i diversi mesi sono spesso “mappati” sotto forme circolari, come delle immagini mentali.

Possibile visione dei mesi dell’anno da parte di una persona soggetta al fenomeno della sinestesia spazio-temporale

Un’altra tipologia del fenomeno è la sinestesia tattile: quando i soggetti vedono qualcuno provare una certa sensazione fisica, si “percepisce” la stessa sensazione fisica nelle stesse parti del corpo.
Un’ultima forma conosciuta è la sinestesia lessicale-gustativa. Essa si verifica quando un soggetto che legge determinate parole, prova specifici gusti (sapori) a volte anche molto intensi.

Il cervello sinestesico

A livello anatomico il fenomeno può essere riassunto come  iperconnettività e cross-attivazione. Rispetto al resto della popolazione, i sinestesici hanno connessioni molto più attive e sviluppate del cervelo. La cosa interessante è che non solo ad esse si accompagnano una maggiore concetrazione e spessore di materia grigia nelle aree più coinvolte (quindi le aree sensoriali, il lobo frontale per i processi cognitivi e il lobo parietale per quelli attentivi), ma anche una maggiore comunicazione in tutte le aree del cervello.
Importanti considerazioni riguardano infine la correlazione tra sinestesia, autismo e “idiots-savants“. Dal momento che tanto la sinestesia quanto l’autismo si basano sulla presenza di una sensibilità sensoriale atipica,sono stati condotti molti studi per valutare una possibile relazione tra le due condizioni.

Sinestesia cromatica: Kandinskij e Impressione III (concerto)

Vasilij Kandinskij , pittore russo e fondatore della pittura astratta, fu anche uno dei precursori nello studio del fenomeno della sinestesia. Il suo interesse fu essenzialmente dovuto al fatto che anche lo stesso Vasilij ne fosse affetto.

Vasilij Kandinskij – Impressione III (1911)

Esistono diverse teorie sulla fondatezza scientifica della sinestesia di Kandinskij, in particolare la sinestesia cromatica. Per alcuni si trattava di una vera e propria alterazione sensoriale, per altri di un semplice talento estetico innato. L’esperienza di questi fenomeni appare evidente nei titoli dei quadri e nella prosa dell’artista, nel ricorso al linguaggio musicale in cui spesso sfrutta termini propri della composizione musicaleImpressioni, Composizioni, Improvvisazioni: è così che a un certo punto Kandinsky iniziò a intitolare le proprie opere, usando un linguaggio tipico dei musicisti. L’artista cerca di descrivere una sinfonia di colori in cui ognuno di questi ha un valore ben preciso. Per Kandinskij: “Il giallo risuona come una tromba acuta, è un colore tipicamente terreno; l’azzurro esula e sale al cielo, è il colore tipicamente celeste. Musicalmente il miglior modo di indicare il verde sarebbe con i suoni calmi, lunghi, semibassi del violino“.
Il più celebre esempio pittorico a cui si fa notoriamente riferimento è però “Impressione III (concerto)“. Kandinskij dipinse quest’opera dopo aver assistito all’esecuzione da parte del compositore viennese Arnold Schonberg del Quartetto per archi op.10 e dei Klavierstücke op.11. Colori accesi e forme astratte: l’interpretazione più comune è quella che dietro queste si celino un grosso pianoforte nero e il pubblico che assiste al concerto.

Quando mi chiese: “Conosci l’estate?”
io per un giorno per un momento, corsi a vedere il colore del vento
(Fabrizio De André, Il sogno di Maria, da La buona novella)

Susanna Morlino
@karmadelevingne

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