A partire dalla descrizione che ne fa Omero, Ulisse rappresenta la figura di uomo versatile per eccellenza. Animato da una sete insaziabile di conoscenza e di vita, nel corso del tempo il re di Itaca ha ispirato moltissimi scrittori, primo fra tutti Dante. Il sommo regala infatti una delle immagini più originali ed affascinanti dell’eroe greco, che con queste parole tratte dal canto a lui dedicato, spinge i compagni ad attraversare le colonne d’Ercole, dunque i limiti dell’umana conoscenza: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per inseguir virtute e canoscenza”. All’Ulisse dantesco, Primo Levi dedicò un intero capitolo di “Se questo è un uomo” che riporta le circostanze nelle quali proprio questi versi ed in particolare questa massima gli portarono sollievo all’interno di Aushwitz. L’uomo tende spesso a dimenticare di avere una propria dignità, cade spesso nell’errore di sottovalutare la propria grandezza spirituale ed intellettuale perché ha paura di oltrepassare i confini della propria mente. Levi, grazie alle parole di Dante, riesce per un attimo a gioire della propria grandezza di essere umano anche nelle terribili circostanze in cui si trova e a rendersi conto di essere libero anche in catene.

Levi, Jean ed Ulisse

“Se Jean è intelligente, capirà. Capirà: oggi mi sento da tanto“, questi sono i pensieri carichi di entusiasmo che percorrono la mente di Levi quando un suo compagno di sventura alsaziano gli confessa il suo amore per l’Italia ed il suo desiderio di imparare di più sulla sua cultura. Chissà perchè all’intellettuale torinese viene in mente proprio il Canto XXVI dell’Inferno, dunque decide di cimentarsi nel difficile tentativo di ricordare i versi e di tradurli in francese per l’amico. Il risultato non è dei migliori, Levi non ha una buona conoscenza della lingua ed i versi recitati presentano delle lacune, ma Jean, nonostante tutto, sembra capire.

“Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio.
Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono.
Jean mi prega di ripetere. Come è buono Jean, si è accorto che mi sta facendo del bene. O forse è qualcosa di piú: forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle.”

I due si trovano in una situazione in cui il concetto di umanità è più lontano che mai, eppure bastano pochi versi, vecchi di seicento anni, per far riconciliare gli sventurati con la loro vera natura, con ciò che a prescindere da ogni tragedia rimarranno sempre: uomini. Dal lontano 1300, Dante lancia un messaggio forte e chiaro: potranno mortificarvi, potranno umiliarvi, potranno distruggervi, ma non smetterete mai di essere liberi.

Lord Alfred Tennyson, “Ulysses”

Altrettanto suggestivi risultano i versi del grande poeta britannico Lord Alfred Tennyson, che ci presenta un Ulisse quanto mai inquieto:

“How dull it is to pause, to make an end,
“Com’è noioso pausare, raggiungere una fine,

to rust unburnish’d, not to shine in use!
arrugginire perchè si è lucidati, non brillare durante l’uso! 

As tho’ to breathe were life! “
Come se per vivere bastasse respirare!”

La forza travolgente di queste parole basta per smuovere qualcosa all’interno di tutti noi. Ogni volta che avrete trovato il vostro porto sicuro, ogni volta che sarete convinti di essere arrivati a destinazione, significa che è giunto il momento di ripartire. Pensate che la musica sia finita? E’ il momento di ballare senza sosta sulle note di una canzone più bella. La vita è un continuo divenire: non siete un tranquillo lago, siete il mare in tempesta, questo ci sta dicendo Ulisse! E date retta a Levi, se ce l’ha fatta lui in un Lager nazista, potete farcela anche voi.

Nella versione di Tennyson, il re di Itaca e già anziano ma ancora ricco della sua antica sete d’avventura. Così, rivolto ai compagni, esclama:

“The lights begin to twinkle from the rocks,

“I lumi del tramonto cominciano a luccicare dalle rocce,

the long day wanes: the slow moon climbs and the deep
il lungo giorno volge al termine: la lenta luna si arrampica nel cielo

moans round with many voices. Come, my friends,
ed il mare si lamenta attorno con molte voci. Venite, amici miei,

T is not too late to seek a newer world.
Non è troppo tardi per andare alla ricerca di un altro nuovo mondo.

We are not now that strength which in old days
Adesso non abbiamo quella forza che un tempo

moved earth and heaven, that which we are, we are:
muoveva terra e cielo, tuttavia ciò che eravamo, saremo sempre:

one equal temper of heroic hearts,
cuori eroici,

made weak by time and fate, but strong in will
resi deboli dal tempo e dal destino, ma che restano forti nella voglia insaziabile

to strive, to seek, to find, and not to yield.”
di lottare, di cercare, di trovare, e di non arrendersi mai.”

La figura dell’eroe greco continua a rappresentare quella parte dell’animo umano mai soddisfatta, mai abbastanza contenta, mai sazia. Ulisse è tutti noi, anche se talvolta, chiusi in un ufficio per quarant’anni lo neghiamo a noi stessi. Ma, come Tennyson afferma con forza in questi versi non è mai troppo tardi per chi è animato da voglia di vivere e amor fati, c’è ancora tempo per coloro che possiedono abbastanza coraggio da poter rischiare.

Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto. Dunque levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.
-Mark Twain

-a cura di Andrea Arrigo

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