il sistema immunitario

La rete di mediatori chimici e cellulari, di strutture e processi biologici, si è sviluppata nel corso dell’evoluzione per difendere l’organismo da qualsiasi forma di agente chimico, traumatico o infettivo. Per funzionare correttamente, un sistema immunitario deve essere in grado di rilevare un’ampia varietà di agenti, noti come patogeni. Il suo studio, che ha origine dalla medicina, è definito “immunologia” e possiede radici antichissime: già nel 430 a.C. Tucidide – storico, militare e filosofo – durante la sciagurata Peste di Atene, notò che coloro che avevano contratto la malattia ed erano poi guariti avevano sviluppato un’immunità, facendo sì che questa non potesse essere più contratta in futuro.

(fonte: perdipesoconme!)

Questa di Tucidide era solo una prima bozza di quelo che poi sarebbe diventato lo studio del sistema immunitario. Ad oggi lo si distingue in innato ed adattativo: le barriere fisiche impediscono agli agenti patogeni, come batteri e virus, di entrare nell’organismo. Se un patogeno supera queste barriere, il sistema immunitario innato (che si trova in tutte le piante e gli animali) fornisce una risposta immediata, ma non specifica. Se patogeni eludono con successo anche la risposta innata, nei vertebrati è presente un secondo livello di protezione: il sistema immunitario adattativo, adibito all’adattamento della sua risposta durante l’infezione migliorando il riconoscimento del patogeno. Questa risposta più efficace viene mantenuta dopo che il patogeno è stato eliminato, in forma di una memoria immunologica, permettendo così al sistema immunitario adattativo di rispondere più velocemente e più efficacemente ogni volta che incontrerà nuovamente questo patogeno.

differenze tra i due sistemi immunitari (fonte: Sapere.it)

Le differenze tra i sessi

La scoperta, che ha del sensazionale, è proprio riguardo l’attivazione di specifici geni del SI. Fatta da un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine, che firmano un articolo su “Cell Systems“, potrebbe spiegare perché nelle donne vi sia una maggiore incidenza di malattie autoimmuni come la sclerodermia, il lupus e l’artrite reumatoide. Howard Y. Chang e colleghi hanno così messo a punto una tecnica – chiamata ATAC-seq – che permette di osservare in tempo reale ciò che stanno facendo le cellule viventi appena prelevate dai soggetti.

Howard Y. Chang, professore alla Stanford (fonte: Stanford University)

Concentrandosi su un particolare tipo di cellule immunitarie, le cellule T (una componente importante del sistema immunitario), i ricercatori hanno scoperto che l’accensione e il silenziamento dei geni segue schemi diversi da persona a persona. All’interno di questa forte variabilità individuale, che interessa complessivamente 500 geni, è stata notata una sistematica differenza fra uomini e donne nell’attivazione di una trentina di geni, tale da permettere di dire in base alla sola osservazione dei loro ritmi se fossero cellule T di origine maschile o femminile.

Le conclusioni e i possibili sviluppi

Ulteriori studi sono ora necessari per rispondere a domande del tipo: questa differenza tra maschi e femmine è innata o si sviluppa in una determinata fase dello sviluppo? Si può intervenire prima che si attivino questi meccanismi di sensibilizzazione? In conclusione è possibile immaginare dei trattamenti farmacologici sesso-specifici in considerazione di questa differenza che, intervenendo su forme patologiche gravi come l’artride reumatoide, possano aiutare chi ne è affetto a trovare sollievo e vivere una vita più serena.

Umberto Raiola

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