Sono stati tre i manager arrestati poiché titolari dell’azienda cinese della provincia di Guizhou accusata di violenza fisica nonché psicologia a danno dei propri dipendenti. Se state pensando alle “classiche” forme di svalutazione individuale sul luogo di lavoro – come aggressione verbale, subordinazione e mobbing – sappiate che siete completamente fuori strada: secondo le prime ricostruzioni, la punizione inflitta ai lavoratori per non aver raggiunto “gli obiettivi di vendita previsti” sarebbe infatti stato l’obbligo di bere urina e mangiare scarafaggi.

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Credit: dlindividual.blogspot.com

Le torture dell’azienda di Zunyi

Dopo la diffusione sul web di alcuni video che mostravano i dipendenti “bere liquidi di colore giallo” ed essere castigati fisicamente con una cintura, la Polizia della contea cinese di Zunyi è infatti intervenuta, mentre a macchia d’olio si diffondevano le prime notizie firmate dai media locali. Stando a quanto riportato dal South China Morning Post, i manager – identificati solo dai loro cognomi Guo, Cai e Huang – sarebbero stati incarcerati per un periodo dai cinque ai dieci giorni per l’accaduto, mentre alcune fonti (per ora sconosciute) avrebbero invece svelato i dettagli dei macabri retroscena, come quelli relativi all’ingerimento di insetti o senape, l’obbligo a bere acqua del gabinetto, aceto o urina tappandosi il naso, o ancora quello di rasarsi completamente i capelli.
A parlare insieme ai video – come quello divenuto immediatamente virale sulla piattaforma social “Weibo”, nel quale un impiegato di sesso maschile, in piedi nel mezzo di un cerchio, viene frustato con una cintura – sono anche alcuni screenshot recuperati dai messaggi degli stessi dirigenti dell’azienda, nei quali si leggevano chiare minacce rivolte al personale ed aventi per oggetti i sopracitati scarafaggi.

Un caso in mezzo a molti altri

Nonostante la compagnia avesse smesso di pagare regolarmente lo stipendio ai suoi dipendenti da ben due mesi, i membri dello staff non si erano mai ribellati a tale situazione temendo di perdere il proprio impiego. Un modus operandi che, tristemente, coinvolge diverse realtà lavorative cinesi, caratterizzare da “insolite misure atte a punire, umiliare o incoraggiare il proprio personale”. Diversi rapporti precedenti citavano infatti svariati episodi di dipendenti che si schiaffeggiano a vicenda durante un evento aziendale per aumentare la propria motivazione, o ancora lavoratori costretti a strisciare sul suolo stradale o a baciare bidoni della spazzatura, sia come punizione che come forma di dimostrazione del proprio asservimento all’azienda.

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Un estratto del video divenuto virale sul web, credit: BBC

Manager e dipendenti, tra mobbing ed umiliazione

Quando parliamo di mobbing ci riferiamo a quella “forma di terrore psicologico sul luogo del lavoro esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti da parte di colleghi e/o superiori” (Ege, 1996) e – nonostante il cambiamento sociale, normativo e lavorativo dell’epoca moderna – sembra che questa definizione sia ancora amaramente accurata. Questo fenomeno – che comprende una serie di azioni sistematiche ripetute nel tempo da parte di uno o più prevaricatori – si manifesta quasi esclusivamente con l’obiettivo ultimo di danneggiare un collega di lavoro, un proprio dipendente o (più raramente) un superiore. Se ad attuarlo sono soggetti gerarchicamente “pari” a noi, esso ha come conseguenza un diradamento dei rapporti sociali della vittima ed un suo forte isolamento ma, quando ad assumere il ruolo di persecutori sono i manager, quello che si manifesta è un effetto leggermente diverso: all’interno dei quadri intermedi dell’azienda si crea infatti un forte senso di ingroup ed un’alleanza che, se da un lato permette al singolo di non sentirsi solo in balìa del nemico, dall’altro spinge all’accettazione di comportamenti che a livello individuale non sarebbero mai tollerati, ora invece giustificati dal leitmotiv “insieme possiamo sopportare questa situazione”.
Se poi a tutto ciò si somma il profondo senso di vergogna per il fatto di aver accettato punizioni eticamente o socialmente rifiutate (come, nel caso sopracitato, il cibarsi di insetti o il bere dell’urina), quello che prima era nato come un sentimento di “unione che fa la forza” ora si tramuta in un’incapacità di tradire il gruppo svelandone le azioni commesse. Una situazione che si protrae nel tempo, degenerando e trasformandosi in qualcosa che dall’esterno pare surreale ed inaccettabile, esattamente come accaduto allo staff dell’azienda di Guizhou.

Francesca Amato

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