Il vaccino contro il vaiolo ha cambiato il corso della storia. Ecco la narrazione della più grande vittoria dei vaccini.

I vaccini come arma di prevenzione

Quando pensiamo ai vaccini, pensiamo a farmaci in grado di proteggerci da malattie gravi, spesso letali. Tetano, poliomielite, meningite: tutte patologie che nell’immaginario comune sono legate a sofferenza e, purtroppo, alla morte. In questo scenario pensare ai vaccini come farmaci risolventi risulta difficile, se non impossibile: sottoporre una popolazione alla vaccinazione antitetanica, non vuol dire far scomparire il tetano per sempre. Lo stesso ragionamento potrebbe ripetersi per molte altre malattie, per cui magari esiste da tempo un vaccino, ma che ancora seminano migliaia vittime in tutto il mondo.

Il virus Variola

Virus Variola
Illustrazione 3D virus Variola (fonte: guidausofarmaci.it)

Fatta questa doverosa premessa, ecco l’eccezione: il vaiolo. Dal punto di vista microbiologico, il virus del vaiolo possedeva due membrane: una esterna, proveniente dalle cellule infettate, l’altra più interna e propria del virus. Il genoma era a DNA ed era contenuto in un capside a forma di manubrio. Il nome proprio del virus era Variola, presente in natura in due diverse varianti: major e minor. Mentre la Variola major era più diffusa e grave, con una mortalità che toccava il 35% dei casi, la Variola minor, poco diffusa, aveva una mortalità dell’1%. La trasmissione avveniva per via aerea: gocce di muco contenenti alcuni virioni potevano contagiare svariate persone. Malgrado la sua alta contagiosità, il vaiolo non si espandeva velocemente: questo era dovuto al fatto che il passaggio da un individuo infetto ad uno sano richiedeva un contatto particolarmente stretto. In seguito al contagio, il virus causava infezione nelle vie respiratorie, per poi passare al circolo linfatico: da qui tutto il corpo gli era accessibile. A febbre, cefalea e malessere generale seguiva, infine, il sintomo più conosciuto del vaiolo: un’eruzione vescicolare diffusa su tutto il corpo.

La scomparsa del vaiolo

Un racconto, tuttavia, interamente al passato. Il vaiolo, infatti, non esiste più. Così ha decretato l’Oms nel dicembre 1979, a seguito di una campagna vaccinale iniziata dodici anni prima, che aveva coinvolto tutti i paesi più poveri del mondo. La strategia utilizzata inizialmente, però, non diede buoni risultati: basti pensare che in India, dove la copertura vaccinale, nel 1964, aveva raggiunto l’80%, il vaiolo continuava a persistere. Così in altri paesi densamente popolati. Come fu possibile eradicarlo allora? La linea di prevenzione fu dura e si divideva su due fronti: immunizzazione di massa e sorveglianza epidemiologica, per individuare in tempi brevissimi nuovi focolai.

Bambini vaiolo
Bambini a contato con il virus: solo uno era stato vaccinato, 1900 (fonte: Dr. Allan Warner)

Questi sforzi furono presto premiati: l’ultimo focolaio di vaiolo in Europa si ebbe nel 1972. Nel 1977, infine, fu diagnosticato l’ultimo caso in Somalia. Come si arrivò ad un simile risultato? In parte l’eradicazione giunse poiché il vaiolo non presentava serbatoi animali, quindi non poteva avvenire una trasmissione animale-uomo. Molto fecero anche la facilità di diagnosi e l’assenza di contagio durante i prodromi (cioè quella fase che precede l’esordio vero e proprio della malattia).

Una vittoria (quasi) unica

Il vaiolo è stata la prima malattia nella storia ad essere completamente eradicata grazie all’intervento umano (nel 2011 è stata debellata anche la peste bovina). Il vaccino ebbe, ovviamente, un ruolo fondamentale e senza di esso oggi staremmo ancora combattendo contro questa terribile malattia. L’importanza delle vaccinazioni è quindi ben evidente, in questo caso più che mai. Vaccinando una popolazione intera contro un virus, infatti, si va progressivamente a ridurre la circolazione di tale agente infettivo, fino a impedirla completamente. I virus, infatti, non sono esseri viventi: la loro sopravvivenza è totalmente subordinata ad organismi ospiti, che gli permettano di nutrirsi e riprodursi al loro interno. Diventa quindi chiara la strategia utilizzata contro Variola: eliminare ogni sua possibile dimora fino a sterminarlo. Una strategia che, adeguatamente riadattata, potrebbe essere utilizzata anche in futuro per debellare molte altre malattie.

Beatrice Mazzoleni

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.