Cosa intendiamo per vergogna?

La vergogna è un sentimento che scaturisce dall’uomo in due differenti aspetti, entrambi correlati alla dimensione pubblica. Infatti l’uomo la avverte o per le sue azioni oppure  quando non si sente sufficientemente adatto alla collettività, quando in un senso o in un altro avverte una mancanza rispetto agli altri ed ambisce ad essere come qualcuno senza tuttavia riuscirci. Nei social network fatti di bei vestiti, belle macchine, vite invidiabili e quantità di likes da far girare la testa, è possibile che un individuo che non ha una buona considerazione di sé provi la ‘vergogna’ di non essere al livello degli altri, di non possedere quanto loro e di non avercela fatta. Questo fenomeno trascina la vittima in un vortice di calo della stima personale e a sentirsi inadatti, fuori posto e a non accettarsi.

Educazione e morale cristiana

“Vergognati!” è un’espressione sovente utilizzata dai genitori nei confronti dei figli che disobbediscono, infatti tale sentimento, quando segue ad una determinata azione è un buon deterrente affinché questa non venga ripetuta. È simile il meccanismo nella morale cristiana: l’uomo nutrendosi del frutto proibito dell’eden ha per la prima volta avvertito la vergogna, che lo assale in ogni occasione di peccato spingendolo a cercare la redenzione.

Nietzsche ed Epicuro sulla vergogna

Dapprima i pensatori illuministi e quindi i loro successori avversarono la vergogna, che era infatti ritenuta uno dei retaggi della morale cristiana, considerata lo strumento utilizzato dai preti per fiaccare ed indebolire l’uomo, negandone la sua propria natura. Nietzsche che con molta forza ha criticato la morale cristiana addirittura scriveva che la cosa più umana che si possa fare è “risparmiare vergogna a qualcuno”, egli riteneva infatti questo il peggior sentimento: “chi è cattivo? Chi mira soltanto a incutere vergogna“. L’uomo secondo il pensatore tedesco deve vivere senza provare vergogna per nessuna azione: “il sigillo della libertà? Non provare più vergogna davanti a sé stessi”.
Epicuro tra le sue soluzioni per vivere una vita serena include una sorta di rimedio preventivo alla vergogna, consistente nell’agire in privato come in pubblico:  “Niente nella vita sia fatto che possa procurarti paura se sarà conosciuto dal prossimo”. 

La vergogna serve a qualcosa?

La soluzione offerta da Epicuro è più vicina a quella della morale cristiana, in estrema sintesi: commettendo meno peccati si prova meno vergogna. Ben distante è la posizione di Nietzsche che si augura un futuro in cui questo sentimento è del tutto assente. Come conciliare queste due visioni? La totale mancanza di questo sentimento potrebbe portare la società a tollerare qualsiasi cattiva azione, che non sarebbe accompagnata da un rimpianto o risentimento. È quindi giusto che l’uomo provi vergogna quando compie un’azione riprovevole affinché questo sentimento gli faccia avvertire tale azione come sbagliata e lo indirizzi verso un miglioramento. È ingiusto invece incutere vergogna ingiustificata e ugualmente lo è provarne per l’impressione che gli altri hanno di noi o per ciò che gli altri sono in rapporto a noi. Forse proprio unendo e legando queste due opinioni di pensatori tra loro molto diversi si trova l’equilibrio.

La vera libertà magari è vivere senza compiere anche nel privato quelle cattive azioni che nella nostra intima coscienza ci vergognamo di fare. Questo ci permetterà di guardarci davanti allo specchio senza timore, perché sappiamo quel che siamo e nessun altro fattore o opinione ci influenzerà.

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