Per quanto paradossale possa sembrare, in Indonesia, una ragazza si è ritrovata incarcerata a seguito di un aborto spontaneo a 7 mesi di gravidanza, dopo essere rimasta incinta a seguito degli stupri ripetuti del fratello. Il tutto accompagnato dal tacito consenso dei concittadini, che non si sono resi conto dell’accaduto e, anzi, hanno ancora addossato colpe alla povera ragazza

 

Una ragazza, che chiameremo Budiwati per tutelarne l’identità, nel cuore della notte, a Pulau, in provincia di Jambi, si ritrova a partorire. È al settimo mese di gravidanza. Lo fa da sola, nella sua stanza, senza che nessuno la aiuti. Il bimbo nasce, sembra abbastanza sano. Secondo la sua testimonianza, Budiwati si accinge quindi a tagliare il cordone ombelicale del figlio. È a questo punto che l’infante impallidisce e smette di respirare. Lei lo prende in braccio, lo stimola, ma il bambino non piange: non risponde affatto. Spaventata, avvolge il bebé, morto, in un canovaccio, e lo nasconde sotto il suo letto. Dopodiché, all’alba, lo seppellisce in una rudimentale tomba, ricavata all’ombra di una palma vicino casa sua. Questo è quello che racconta all’avvocato.

Attivista lotta per cambiare leggi su aborto dopo stupro
Attivista protesta per ottenere di cambiare le leggi che regolano l’aborto nel caso di vittime di stupro. Foto da: Jakarta Post

L’arresto per aborto illegale e le scoperte sulla gravidanza

A Maggio il piccolo corpo viene rinvenuto da un contadino, portando all’arresto di Budiwati e ad alcune scoperte ancora più agghiaccianti sulle dinamiche della sua gravidanza. Sembra infatti che sia rimasta incinta a seguito dei nove stupri commessi dal fratello. L’evento ha naturalmente sconvolto l’Indonesia ed è venuto a galla a Luglio, dopo che Budiwati venne condannata a 6 mesi di detenzione per aver avuto un aborto illegale, il fratello condannato a 2 anni per aver stuprato una minorenne e i genitori indagati per complicità nel favorire l’aborto della figlia. Questo dal momento che in Indonesia l’aborto è considerato un reato, a parte per casi eccezionali, quali le vittime di stupro. A patto però che queste abortiscano entro 40 giorni dall’inizio della gravidanza. Straordinariamente, a seguito dello shock causato da questa notizia, Budiwati è stata rilasciata prima. Il suo avvocato pensa che una sentenza definitiva giungerà per fine mese, ma man mano che le indagini proseguono, sempre più viene a galla il forte pregiudizio che in Indonesia (e non solo) ancora vige nei confronti delle vittime di stupro.

Le reazioni degli altri abitanti e delle maestre a scuola

Se non l’ha denunciato, allora non deve essere una vittima“. Questo il pensiero più comune circa il caso di Budiwati tra gli abitanti del suo paese. All’inizio tendevano persino a parlare solo di un caso di incesto, nulla di più. Persino quando il fratello ha confessato di aver stuprato la sorella 9 volte da Settembre al momento dell’interrogatorio la polizia non ha riconosciuto Budiwati come una vittima.

Scuola dove il fratello ha trovato ispirazione per lo stupro
La scuola in cui il fratello avrebbe guardato i video pornografici che gli hanno ispirato lo stupro. Foto da “The Guardian”

Magari all’inizio è stata costretta a farlo, ma dopo probabilmente le è piaciuto. Altrimenti perché non avrebbe detto niente?“. Queste le parole della professoressa di Etica di Budiwati. Persino un giudice locale è stato sentito pronunciare parole simili, mostrando come nella zona ci sia una mancanza di consapevolezza riguardo a cosa voglia dire essere vittime di uno stupro.

Preferiamo non saperne più nulla

Può anche darsi che il caso di Budiwati non sia l’unico. Secondo le donne attiviste a Jambi si sarebbero riscontrati altri 5 casi di ‘incesto’ nella zona. Alcuni hanno anche evidenziato delle lacune a livello scolastico: in Indonesia l’educazione sessuale non è obbligatoria, e in alcune province di Jambi è pressoché inesistente. Al punto che, il fratello, durante il suo interrogatorio, ha dichiarato di aver guardato alcuni video porno con i suoi compagni all’interno della scuola musulmana da lui frequentata. Ha anche dichiarato che questi lo avrebbero spinto a stuprare la sorella, ma che non si sarebbe mai aspettato rimanesse incinta. “Pensavo si potesse rimanere incinta solo quando lo si fa con la propria fidanzata” ha detto, in lacrime. Gli insegnati di Budiwati in compenso non si sono accorti di nulla di quello che stava succedendo. Quando è stato loro chiesto se avrebbero aggiunto delle ore di educazione sessuale ai loro corsi di studi, hanno replicato che non l’avrebbero fatto e che si sarebbero attenuti all’insegnamento dell’Islam (come se le due cose fossero interscambiabili). Hanno poi aggiunto che nel loro villaggio stentano ancora a parlare di quanto accaduto, in quanto particolarmente doloroso.

 

Matteo Sesia

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