L’essere mattinieri sembra dipendere da un numero piuttosto elevato di varianti genetiche, a sua volta legato al modo in cui il nostro cervello risponde agli stimoli luminosi esterni ed all’orologio biologico interno. Il tutto correlato ad un maggiore benessere mentale che funge da fattore protettivo (purtroppo lieve) nei confronti di depressione e schizofrenia.

Per molti di noi svegliarsi presto è una vera e propria impresa, mentre per altre persone sembra una cosa semplicissima. Personalmente rientro nella prima categoria, alla quale per altro non bisogna rivolgere la parola prima del caffè. Questa distinzione tra supereroi mattinieri e comuni mortali che si alzano (se tutto va bene) verso l’ora di pranzo sembra dipendere da varianti genetiche. Innanzitutto dipende dal cronotipo di ciascuno di noi. O siamo allodole o siamo gufi serotini. Le prime si alzano presto al mattino, mentre i secondi preferiscono sonnecchiare fino a quando il sole non è alto nel cielo.

Gufo
Gli individui definiti ‘gufi’ fanno molta fatica a svegliarsi presto la mattina.

Il cronotipo è correlato anche al benessere mentale di ciascuno di noi. Le persone mattiniere infatti presentano un rischio inferiore di sviluppare disturbi mentali di gravità variabile, dalla depressione fino alla schizofrenia. Ovviamente in questi due casi nello specifico il fattore ‘essere mattiniero/non essere mattiniero‘ non è ciò che fa effettivamente la differenza nello sviluppo di questi due disturbi. La loro eziologia è multifattoriale e comprende sia cause di natura genetica sia cause di natura ambientale, perciò non dobbiamo pensare che svegliarsi tardi ci farà automaticamente ammalare. Semplicemente è uno dei tanti fattori che potrebbe contribuire allo sviluppo di tali patologie.

Lo studio

Samuel E. Jones e colleghi dell’Università dell’Exeter nel Regno Unito si sono presi la briga di analizzare le varianti genetiche del genoma umano in due diverse popolazioni, per un totale di circa 700.000 soggetti. In più ciascun soggetto ha dovuto compilare un questionario relativo alla loro propensione a dormire in determinati momenti della giornata. I risultati sono stati associati all’analisi del genoma. Il tutto ha dato luogo a 327 variazioni che precedentemente non erano state associate al cronotipo. Siccome però molto spesso le informazioni auto-riportate possono essere imprecise, i ricercatori hanno confrontato i risultati del primo gruppo con un secondo gruppo di circa 85.000 soggetti. In questo caso sono state misurate oggettivamente le ore di sonno.

Allodola
Gli individui ‘allodola’ sono molto mattinieri.

La buona notizia è che le varianti precedentemente individuate sono associate al cronotipo con un’unica lieve differenza. Il momento del risveglio naturale variava di circa 25 minuti, mentre la qualità e la durata del sonno erano molto simili tra loro. Approfondendo le varianti individuate, i ricercatori hanno notato che queste si riferiscono soprattutto ai ritmi biologici dell’organismo (sonno e veglia), i livelli ormonali e la temperatura corporea.

Conclusione

Secondo Jones quindi la differenza principale tra allodole e gufi dipende dalle differenze nel modo in cui il nostro cervello reagisce agli stimoli luminosi provenienti dall’ambiente esterno e dal normale funzionamento dei nostri orologi biologici interni. Approfondendo la questione, i ricercatori hanno anche scoperto che essere una persona naturalmente mattiniera diminuisce lievemente il rischio di poter sviluppare disturbi mentali ed in generale è un fattore importante per il nostro benessere mentale.

L’importanza del dormire

Esistono innumerevoli studi empirici che hanno dimostrato che dormire è essenziale per ogni essere vivente. Serve per riposare e per recuperare le energie dopo una lunga e faticosa giornata e gli effetti positivi sul nostro intero organismo sono molteplici. Non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista mentale è fondamentale per consentirci di funzionare al meglio e farci concentrare per svolgere bene i nostri doveri diurni. Sempre più spesso però le persone lamentano disturbi del sonno legati a diverse fasi. Per esempio c’è chi ha difficoltà ad addormentarsi e chi invece a mantenere una buona qualità del sonno durante la notte. Infatti uno dei problemi del sonno più comuni è l’insonnia, condizione nella quale il sonno è alterato per durata, quantità e qualità. Porta inoltre a risvegli precoci e a stanchezza cronica.

L’uomo senza sonno

L’uomo senza sonno è un film del 2004 che sembra essere più attuale che mai. Già dal titolo si può facilmente dedurre che il protagonista sia un uomo, per l’appunto, senza sonno. La sua condizione però è molto più grave di quanto il titolo possa far apparire. Trevor Reznik è un operaio che da circa un anno non riesce più a dormire a causa di uno shock vissuto sul posto di lavoro. Trevor infatti ha provocato un incidente nel quale ha tranciato di netto il braccio sinistro di un suo collega. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Inizia a non essere più ben visto dai suoi colleghi e nel giro di poco tempo viene licenziato a causa delle sue manie di persecuzione. Come se non bastasse viene lasciato anche dalla fidanzata. La realtà è sempre più distorta e crede che tutti ce l’abbiano con lui.

Sonno
A lungo andare la mancanza di sonno ha degli effetti negativi su tutto il nostro corpo e la nostra mente.

Solamente alla fine del film Trevor riuscirà finalmente a riaddormentarsi dopo aver tanto penato. Sembra surreale, ma il posto in cui ritrova il sonno perduto è nella cella di una prigione. Come ci sarà finito Trevor in prigione? Un buon modo per scoprirlo è lanciarsi nella visione di questo thriller, il cui svolgimento vi sorprenderà.

Martina Morello

 

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