Un individuo sceglie l’alimentazione vegana o per motivi di salute personale oppure per motivazioni etiche, abbracciando quindi il pensiero antispecista. Lo psicologo Richard Ryder nel 1970 coniò la parola specismo (scelto sulla falsariga di razzismo o sessismo). Con il termine si intende lo sfruttamento da parte degli uomini delle altre specie animali.  “Trattare i membri di altre specie in una maniera che non sarebbe ammessa per i membri della nostra stessa specie” (Richard Ryder). L’antispecismo è costituito da alcuni principi cardine. Anzitutto che l’uomo non sia l’unico animale senziente, cioè capace di avvertire sensazioni. Pertanto ogni specie animale ha dei diritti esistenziali che l’umanità ha il dovere di riconoscere e garantire. Gli animali soffrono e pertanto devono essere salvaguardati e deve essere rispettato il loro stato di natura. Chi è vegano per scelta etica e quindi antispecista dovrebbe condurre una vita senza acquistare prodotti come lana, cuoio o farmaci testati su animali.

Manifestazione animalista in Francia. (AFP / Philippe LOPEZ)

La nostra è una cultura specista?

Date queste premesse è evidente che la nostra società non possa che essere considerata specista. Infatti mangiamo animali, ne usiamo prodotti derivati regolarmente e li consideriamo proprietà. Noi europei in tal senso siamo sempre stati specisti, abbiamo infatti utilizzato gli animali nei più svariati aspetti della vita e in ogni momento storico. Il rapporto che abbiamo con gli animali muove i passi dalla tradizione cristiana e dalla concezione della natura e degli animali come creati da dio e al servizio dell’uomo. Nel corso dell’età moderna si afferma inoltre l’idea dell’uomo come padrone della natura e Cartesio arriva a considerare gli animali alla stregua delle macchine, privi di anima e mossi da leggi meccaniche.  Le altre religioni monoteiste (Ebraismo, Islam) pur considerando “animale impuro” il maiale, consentono di mangiare carne se questa viene macellata secondo determinati rituali (denominati rispettivamente Shechitah e Halal).

Jeremy Bentham

Bentham, l’utilitarismo e lo specismo

Una sintesi di questa netta separazione tra lo sfruttamento degli animali e l’antispecismo vegano si può trovare già in Jeremy Bentham, filosofo utilitarista vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Egli affermò infatti la necessità di risparmiare agli animali inutili sofferenze, senza tuttavia mai mettere in dubbio il diritto umano a utilizzare ed uccidere gli animali per i propri fini. Inoltre la civiltà europea ha sempre consumato carne e utilizzato gli animali per il lavoro poiché radicata nel pensiero che gli animali siano utili alla vita umana e questa sia la loro ragion d’esistenza. Se infatti non fossero più allevati per ragioni alimentari gli animali in questione potrebbero diminuire a dismisura. Così accadde agli animali da trasporto, che sono stati rimpiazzati dalle automobili. In conclusione, la legge tutela gli animali dai maltrattamenti e punisce i trasgressori. Abbandonare l’uso e quindi l’allevamento degli animali significa farli scomparire lentamente. Forse una soluzione migliore è rifiutare la violenza ma usufruire dei beni che producono, trattandoli con amore e rispetto.

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