Perché uccidere per un criminale potrebbe essere ritenuto un’arte?

Se volessimo fare riferimento a qualsiasi omicidio, al mondo criminale, al perché si uccida, non avrei nemmeno la possibilità di raccontarvelo, poiché tante sono le vicissitudini e le molteplici circostanze che si creano al fine di commettere un reato. Sappiate però, che nel mondo criminale esiste un microcosmo, quello degli assassini più efferati che compiono crimini al di là dell’inimmaginabile. Come ogni artista possiede la propria ispirazione che poi ridefinisce in un’opera d’arte, il criminale ha il suo unico ed esclusivo modus operandi.  

Questa espressione proveniente dal latino, tende ad essere utilizzata in ambito criminale e giudiziario, per far riferimento alle tecniche recidive, ritualizzanti, e uniche di ogni criminale adoperate per uccidere. Il modus operandi è un segno unico, che contraddistingue qualsiasi criminale dall’altro, molte volte è stato possibile ricollegare più reati ad un solo omicida, proprio poiché quest’ultimo compiva atti ben precisi e simili tra di loro, di conseguenza è estremamente interessante come queste si differenzino, e come una mente perversa possa giungere a compiere degli atti così ambigui, quasi come se il corpo della vittima diventi una tela bianca perfetta sulla quale compiere tutti i crimini possibili. Di seguito vi presento alcuni dei modus operandi più ambigui della storia.

Il cannibalismo

Jeffrey Lionel Dahmer, Il cannibale di Milwaukee

Il cannibalismoantropofagia indica la tendenza di un essere umano a nutrirsi dei propri simili. Questa pratica ha origini antichissime, presenti in molte culture anche distanti tra di loro, le quali principalmente credevano che la pratica di cibarsi di uomini avrebbe permesso a chi se ne fosse nutrito di assumere le virtù e le tendenze caratteriali positive del defunto, o talvolta avrebbe anche permesso l’esorcizzazione dell’individuo. In ambito criminale furono moltissimi gli assassini che utilizzarono come pratica post- mortem il cannibalismo, basti pensare ad Albert Fish, Jeffrey Dahmer, Peter Custen, senza dimenticare una delle poche donne cannibali ovvero Enriqueta Marti.

Senza entrare troppo nel particolare, poiché il resoconto dettagliato dei vari crimini risulterebbe troppo forte, farò riferimento a chi a mio avviso è la figura portante concernente il cannibalismo, ovvero Albert Fish, noto per aver ucciso più di cento persone, e di conseguenza essersene nutrito. Il criminale nato in una famiglia problematica, affermò in una delle tantissime lettere mandate alla polizia che molto probabilmente i disturbi mentali dei quali soffriva provenissero da questioni ereditarie, inoltre, un’infanzia passata in un orfanotrofio e un matrimonio fallito, appesantirono così tanto la sua psiche tanto da delineare in lui manifesti atteggiamenti sadici e masochisti, soprattutto sui minori. Degno di nota è il rapimento di una bambina di soli dodici anni del quale egli si nutrì, e ancora più macabra la lettera che scrisse ai genitori della piccola vittima, dove descrisse nel minimo dettaglio le pratiche che esercitò su di essa prima di cibarsene.

Da un punto di vista criminologico essere cannibali e cibarsi dei propri simili deriva da un sentimento sadico di distruzione verso se stessi. Di conseguenza il cannibale è colui il quale proietta nella sua vittima se stesso, di conseguenza volendo autodistruggersi egli si ciba in maniera concreta dell’altro individuo, annullando l’altro egli spera di disintegrare sé stesso.

Il vampirismo

Vincenzo Verzeni, primo serial killer italiano, noto come il Vampiro della Bergamasca.

Sebbene a primo impatto questo concetto possa sembrarvi ambiguo e abbastanza romanzesco, non potrei non darvi ragione, ma tra i tanti modus operandi dei criminali, questo è molto noto. Il vampirismo clinico detta anche sindrome di Renfield è una parafilia caratterizzata dal bisogno compulsivo dei criminali e non, di vedere, toccare ed ingerire sangue. Anche questa patologia inizia a verificarsi nell’infanzia, molto spesso dopo il trauma di un incidente sanguinoso dopo il quale il bambino scopre l’eccitazione per il sangue,in seguito questa tendenza accompagnerà l’individuo fino all’età adulta dove successivamente attraverso le pratiche di vampirismo avrà la possibilità di sfogare il suo bisogno e desiderio inconscio di assumere sangue. Una delle pratiche più uniche utilizzate in questa circostanza fu certamente quella di un’italiana, ovvero Leonarda Cianciulli detta anche ”la saponificatrice di Correggio” che non solo prese il nome dalla sua pratica di sciogliere le sue vittime nella soda caustica e farne del sapone, ma possiamo ricollegarla alla sua pratica di conservarne il sangue ed utilizzarlo come ingrediente principale dei dolci che preparava ai suoi bambini. La donna credeva che far nutrire i suoi bambini con il sangue li avesse assolti da una profezia dettata dalla madre della donna, la quale aveva predetto che tutti i suoi figli sarebbero morti.

Mummificazione

L’ultimo modus operandi di cui tratterò oggi è forse uno dei più particolari e inaspettati. Nel corso della storia alcuni criminali si fecero influenzare dalle pratiche Egizie allo scopo di conservare i corpi delle proprie vittime da loro adorati, praticando la mummificazione conservazione del corpo, per poi usufruirne per parafilie e pratiche post mortem come la necrofilia. La maggior parte delle volte, coloro i quali sentono la necessità di conservare il corpo della propria vittima con sé, sono individui sociopatici, asociali, acritici, i quali vivono isolati dall’ambiente che li circonda. Molto semplicemente potremmo dire che la pratica della mummificazione conservazione permette al criminale di avere la compagnia che tanto desidera. Un’esempio straordinario è quello di un uomo statunitense di nome Anatoly Moskvin il quale amava riesumare cadaveri e mummificarli, tramutarli in bambole e decorarle, inserire nel loro interno meccanismi che ricordassero i suoni umani. Moskivin ammise che tutte le sue pratiche vennero attuate solo ed esclusivamente per solitudine, non per perversione.

 

In conclusione, posso affermare che questi sono solo alcuni dei modus operandi più ambigui e particolari mai messi in atto, ricordiamo che la mente criminale non ha limiti e che quel corpo che per il delinquente è una tela bianca sarà sempre soggetta ad un’opera d’arte differente ed unica.

                                                   Simona Canino

 

 

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Simona Canino
Studentessa in sociologia e criminologia, con il fascino per il crimine sin da piccolissima.

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