Il caso Asia Bibi

Il caso giuridico di Asia Bibi (o più correttamente Aasiyah Naurīn Bibi) ha inizio nel 2009. Viene sporta denuncia a suo carico da parte di una compaesana: l’accusa è quella di blasfemia. Sembra che Asia Bibi stesse raccogliendo frutta con altre colleghe, tutte musulmane, quando nasce una discussione. Asia ha bevuto la stessa acqua delle altre donne e una di loro la riprende, dicendole che non avrebbe dovuto attingere l’acqua dal pozzo comune. I cristiani sono sporchi. Asia sbotta: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità? Perché mi dovrei convertire io?”. Una frase che innesca una bomba all’interno di Ittan Wali, piccolo paese in cui vive con la famiglia. La polizia arriva e arresta Asia, l’accusa è quella di blasfemia.

Inizia l’inferno per lei e la sua famiglia. Asia viene condannata nel 2010 dal tribunale del Punjab, la pena è l’impiccagione. La folla che assiste al verdetto è pienamente soddisfatta e Asia Bibi viene portata in carcere. Ci starà per anni, aspettando che la corte di Lahore riesamini il suo caso. Intanto l’episodio non passa inosservato. All’interno del paese si discute sulla legge, se sia opportuno modificarla. Le fasce più basse della popolazione pakistana inneggiano all’applicazione del reato di blasfemia, mentre le classi più agiate e buona parte della scena politica si schierano in difesa di Bibi. La scena internazionale non è indifferente alla sorte della donna e innumerevoli leader politici e non si mobilitano affinché la vita di Bibi sia risparmiata.

Alla fine, la corte di Lahore conferma la pena di morte. Sembra la fine per Asia ma la corte d’appello accetta il ricorso e analizza il caso, che viene chiuso lo scorso 31 ottobre perché non si hanno abbastanza prove e le testimonianze risultano contradditorie. Insomma, la corte non si è pronunciata direttamente sul reato di blasfemia ma ha risparmiato alla donna l’impiccagione. Le correnti musulmane non hanno accettato pacificamente la scelta della corte, indignate dalla sentenza. Al momento non è chiaro se sarà permesso l’espatrio della donna.

Il contesto geopolitico: India, Pakistan, Bangladesh

Per capire appieno il caso di Asia Bibi e la sua complessità bisogna però ripercorrere la storia del Pakistan, che nasce poco dopo l’indipendenza dell’India dall’Impero Britannico.

L’India era diventata colonia britannica nel 1600. Nei primi anni del Novecento erano cominciate le proteste contro il dominio straniero. Figura chiave di questi movimenti fu Mahatma Gandhi. L’ondata di nazionalismo raggiunse l’apice nel 1930, in seguito al rifiuto britannico di concedere all’India lo status di dominion (quindi maggior autonomia). Gandhi avviò una lunga marcia del sale ma fu arrestato; in tutta l’India vennero quindi compiute azioni simili con un impatto simbolico molto profondo. Un anno dopo il governo concordò una tregua con Gandhi, già rilasciato alcuni mesi prima. Nel frattempo la Lega Musulmana, temendo un futuro dominio degli induisti, aveva richiesto dei privilegi speciali all’interno dell’eventuale dominion. Ci fu una grave controversia, che sfociò in tutto il paese in scontri tra induisti e musulmani. Bisogna infatti tenere presente che era sempre esistita una presenza islamica in India ma che fino al quel momento le varie religioni avevano coabitato in maniera più o meno pacifica.

Nel 1935 il Parlamento britannico approvò il Governement of India Act che istituiva organi legislativi autonomi nell’India britannica e prevedeva la protezione della minoranza musulmana. Seguendo Gandhi, il popolo approvò queste misure, ma molti membri del Congresso indiano continuarono a richiedere la completa indipendenza del paese finché nel 1946 i negoziati per raggiungere un accordo con i leader indiani fallirono. Si intensificarono, allo stesso tempo, gli scontri tra indiani e musulmani.

Nel 1947 in una situazione prossima alla guerra civile i britannici annunciarono il ritiro del proprio paese dall’India. Fu suggerita dal governo britannico la suddivisione dell’India, come unico mezzo per evitare la catastrofe e il Parlamento la approvò rapidamente. In base all’Indian Indipendent Act, l’Unione Indiana e il Pakistan furono istituiti come stati indipendenti all’interno del Commonwealth, con il diritto di ritirarsi da esso. L’India scelse di rimanerne membro. Il Pakistan nacque quindi come un vero e proprio distaccamento musulmano. Nel 1970 si distaccò a sua volta il Bangladesh, formando uno stato indipendente a maggioranza sunnita.

La situazione in Pakistan oggi

Amnesty International ha pubblicato informazioni utili per avere un resoconto sulla situazione politica e sociale del Pakistan. I punti più preoccupanti riguardano la scarsa libertà d’espressione, il trattamento delle donne e i matrimoni precoci ancora diffusi. Una legge del 2016 per la prevenzione di reati informatici ha portato all’arresto arbitrario di moltissime persone che si erano espresse online contro la situazione politico-sociale. Il cuore del problema sta nell’identità del paese, costruita sulla base musulmana sciita che per anni si è sentita minacciata dalla grande vicina India. Ogni tentativo di tolleranza religiosa ed espressiva viene tuttora visto come una minaccia dal popolo e dal governo. E in questo contesto si trova Asia Bibi, parte della minoranza cattolica che risiede nel paese. Il reato di blasfemia di cui è accusata è una legge nata per proteggere l’identità di un popolo che si immedesima principalmente nella sua religione. il Pakistan è un esempio di cosa succede quando un solo tratto della componente umana viene usato come unico collante di un popolo: il dissenso viene temuto, soffocato e se possibile, impiccato. Che sia la religione, il colore della pelle o la paura del diverso.

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