Quello di martedì scorso è solo l’ultimo di una triste lista di attacchi terroristici ai danni di città europee. A memoria potrei benissimo citare già una decina di luoghi: Parigi, Bruxelles, Nizza e ancora Manchester, Berlino, Barcellona, Londra e Madrid. Insomma le aree più popolate in Europea vivono in uno stato di agitazione, di pericolo attentati sempre elevatissimo. Quello di martedì scorso non è nemmeno il primo che ha luogo in un mercatino di Natale. In prossimità delle festività, quando si dovrebbe respirare un clima più sereno, armonioso, azzarderei quasi idilliaco, è proprio in quel momento che colpiscono. È successo a Strasburgo, è successo due anni al mercatino di Natale a Berlino. Questa volta sono state cinque le vittime del folle gesto, tutte di nazionalità e con scopi diversi. Infatti al semplice turista thailandese, ad un uomo afghano, ad un 61enne francese, negli ultimi giorni si sono aggiunti due uomini giovani che lavoravano per creare un filo diretto fra tutte le radio europee, chiamato Europhonica. Riescono a colpire anche in quelle città che dovrebbero essere più inaccessibili. Strasburgo è la sede del Parlamento Europeo, eppure pare che nessuno sia in grado di prevedere gli attacchi nonostante lo scrupoloso lavoro di intelligence, se non a strage compiuta. Ma che effetti ha sulla nostra psiche? È l’istinto di autoconservazione che ci fa andare avanti?

IL BISOGNO DI AUTOCONSERVAZIONE

È chiaro che il fine ultimo di questi attentati non sia solo quello di creare il maggior danno possibile, ma è in assoluto riuscire a destabilizzare. Non riuscire ad immaginare in quale città possa avvenire il prossimo attacco, non comprendere nemmeno il perché la scelta di determinati luoghi. Questo clima di incertezza, di paura dell’ignoto, non capacitarsi di queste gesta totalmente irrazionali creano delle sensazioni di impotenza che lavorano a livello inconscio. In questi casi è l’istinto di autoconservazione che ci viene in soccorso. Questa è una forma speciale di comportamento che non si nota esclusivamente negli umani, ma è qualcosa che ci accumuna agli animali. È una proprietà innata nell’uomo, sempre attiva, ma che ci aiuta soprattutto nei momenti di dolore o paura. È l’istinto di base, forse il più forte, quello che ci permette di perpetuare la specie. Così quando accade un fatto tremendamente spiacevole, il primo sentimento che ci travolge è sicuramente ansia, inquietudine. Ma la mente, proprio per quello spirito di autoconservazione citato prima, fa presto ad adattarsi. Difatti dopo i primi periodi, assolutamente soggettivi, in cui si vive ancora molto timorosamente, pian piano si riprendono i propri ritmi. Si ritorna alle solite abitudini, si riprende a cenare fuori e non si hanno episodi di agitazione quando si prendono i mezzi pubblici. Questo spirito di sopravvivenza deve sicuramente essere forte in Giorgia, una ragazza veneta sopravvissuta a tre atti terroristici.

sopravvivere a tre attacchi terroristici

SOPRAVVIVERE A TRE ATTACCHI TERRORISTICI

Giorgia, 25enne padovana, si è trovata in tre delle città colpite dai terroristi dell’ISIS. Nel 2015 era a Parigi quando ad essere colpita fu la redazione di Charlie Hebdo, salvata dalla telefonata di una collega che la fermò. Si è ritrovata poi a Bruxelles, il 22 marzo 2016, quando ci fu il triplice attentato ed infine a Strasburgo l’11 dicembre scorso. Assistente di un europarlamentare, è per lavoro che si trovava nella città francese. Nessuna di queste tragedie l’ha mai spinta ad annullare un viaggio, a rinchiudersi semplicemente nella sicurezza di quattro mura. Quante volte dopo un caso di terrorismo, abbiamo sentito dire Non dobbiamo aver paura, perché è proprio questo che vogliono. Anche se la paura è un sentimento completamente lecito, che nelle situazioni di immediato pericolo ci salva, non può governare le nostre vite. La specie deve andare avanti e l’unico modo per farlo è riprendere la routine. La mente immagazzina, ma ad un certo punto, dimentica o fa finta di dimenticare quanta paura abbiamo provato. Quel desiderio di sopravvivenza o di autoconservazione che muove il mondo. 

Sonia Felice

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