Fortissimo messaggio quello lanciato da Licia Lanera, attrice teatrale pluripremiata e anche quest’anno impegnata con i diplomandi dello Stabile: la spettacolarizzazione della cronaca nera e l’effetto nocivo che ha sulle menti dei ragazzi che con questa tendenza giornalistica tutta italiana sono cresciuti. 

L’arte contro l’ignoranza

Che Licia Lanera fosse una grandissima artista era già noto agli appassionati della scena teatrale italiana. Nel 2014, infatti, la giovane attrice barese era stata insignita del premio Ubu, maggior riconoscimento in campo nazionale di teatro. Oggi però, la Lanera torna a far parlare di sè, e lo fa con una grande intuizione, che ha deciso di esprimere con nient’altro che la sua più grande passione, il teatro. Lavorando ad uno spettacolo di “maturità” con i ragazzi dello Stabile, prestigiosa scuola di recitazione torinese, Licia Lanera ha scelto un tema piuttosto scottante e, specialmente in Italia, sempre attuale: la qualità e gli obiettivi dell’informazione.

Il testo adottato dall’attrice è il “Roberto Zucco” di Bernard-Marie Koltès, storia ispirata per intero a fatti di cronaca nera realmente accaduti a Venezia negli Ottanta e che ripercorre la vita dell’omonimo serial killer che, durante la sua carriera criminale, colpì dapprima i genitori dello stesso Zucco, più altre cinque vittime successivamente alla fuga dall’ospedale psichiatrico in cui era internato.

Una storia forte, certo, quanto coinvolgente per gli appassionati del genere. Non è tuttavia questo, come espone la stessa Lanera, il reale motivo dell’adozione di tale testo. L’attrice si è infatti servita del lavoro di Koltès per esporre una situazione che molti neanche sospettano, ossia l’eccessiva spettacolarizzazione della cronaca nera che il giornalismo italiano propone ormai da qualche decennio.

Maratone, ricostruzioni mandate in onda in prima serata, modellini in scala, testimonianze, segreti. Il tutto fagocitato dai consumatori abituali di mass media, i quali ormai non fanno neanche più caso alla mole di sangue che vedono e leggono nei giornali. Ed è proprio questa situazione che Lanera ha voluto in qualche modo portare alla luce con le sue dichiarazioni: un vero e proprio “voyeurismo dell’orrore” cominciato ormai molti anni fa, crescendo intere generazioni, cullandole nell’ignoranza e spesse volte in un moralismo spicciolo, oltre che nel costante placebo mediatico che tende a far credere che il mondo sia costantemente diviso in buoni e cattivi.

La funzione nascosta della cronaca nera

L’attrice Licia Lanera non è stata di certo la prima ad accorgersi del grottesco utilizzo della cronaca nera per fare dello spettacolo. Indubbiamente, il più grande pensatore che abbia mai rivolto la sua attenzione a questo fenomeno non può che essere Michel Focault, filosofo e sociologo francese che ha affrontato questo e tanti altri interrogativi nel suo celeberrimo Sorvegliare e Punire.

E’ proprio dalla tesi storica di quest’ultimo che attingeremo per spiegare ciò che la Lanera vuole dire col suo “Roberto Zucco”. Secondo Focault, con l’espansione del sistema carcerario come pena universale nel tardo Ottocento, urgeva trovare un modo di differenziare i vari strati popolari dal nascente status sociale, quello del criminale riabilitato o del delinquente.

Questo obiettivo, naturalmente, non era di facile raggiungimento. Se in un primo momento la soluzione parve orientarsi verso la moralizzazione delle masse povere, imponendo l’insegnamento di nozioni di legalismo di base, questo non fu sufficiente alla piena soddisfazione dell’intento.

Era chiaro, l’unico strumento in grado di potenziare il muro che divide le varie classi sociali dalla meno manifesta società criminale era la conflittualità. Secondo Focault, generando una confusione mirata al conflitto tra poveri e delinquenti attraverso una vera e propria campagna del terrore, le classi più elevate sarebbero riuscite a rendere i rastrellamenti della polizia e il suo controllo incessante molto più accettabili alle classi meno abbienti. Lo strumento di tale campagna, neanche a dirlo, furono i giornali, sempre più colmi di cronaca nera.

I sintomi di questa nuova piaga vennero presto a galla. La successiva spettacolarizzazione della violenza domestica e degli omicidi al giorno d’oggi è diventata una forma di audience senza pari. Una delle principali problematiche legate a questa ingordigia di cronaca delittuosa è stata prontamente esposta dalla stessa Lanera: le masse sono sempre più portate a distinguere il mondo tra buoni e cattivi, tra il bianco ed il nero, senza vie di mezzo. Un male culturale atroce, poichè terreno fertile dell‘informazione corrotta ed emozionale, che può così diventare uno strumento di terribile campagna elettorale giocando sul sentimento di avversione che le persone hanno ormai interiorizzato dalla nascita.

Se dunque la contro-cronaca, attiva da anni per far fronte alla dilagante terrorizzazione delle masse, ha operato finora mostrando quella parte di criminalità spesso nascosta, oscurata dai potenti, che al giorno d’oggi ha preso il nome d’inchiesta, non può non ringraziare anche l’operato di Licia Lanera per aver portato a galla una delle pantomime meglio orchestrate del secolo scorso.