“Non mi vogliono più bene, se la prendono sempre con me.”
Queste sono le parole di Andrea, un bambino di otto anni, trovato sulla provinciale 129 di Carmagnola a camminare da solo al freddo e al buio. La madre del bambino si è poi presentata alla polizia, sostenendo di non volerlo più con sé:”Non posso più occuparmene e vorrei che fosse collocato in una struttura.”
La polizia sta cercando di ricostruire la storia familiare del bambino e gli eventi che si sono susseguiti fino alla notte in cui Andrea è stato trovato. Bisognerebbe analizzare anche la psicologia della madre, cosa l’ha spinta ad un atto così estremo, ma anche e soprattutto le ripercussioni che questa scelta avrà sulla vita di Andrea che, a soli otto anni, si trova in un istituto senza una famiglia.

 

Trovato Andrea mentre camminava da solo al freddo e al buio, alvolonews.it

La storia di Andrea

Una vicenda alquanto paradossale questa: un bambino trovato da solo per strada e la madre che successivamente si reca in caserma per ‘confessare’ il reato. La donna è stata denunciata per abbandono di minore, stessa sorte per il padre di Andrea che inoltre non risulta neanche sull’atto di nascita del figlio. Gli investigatori lo stanno ancora rintracciando.
Ricostruire le dinamiche di questa situazione non si sta rivelando tanto facile. Andrea è nato a Maddaloni, in provincia di Caserta, poi ha vissuto a Napoli e infine, sei mesi fa, è stato portato a Chieri dai nonni paterni – come anche sostenuto dalla madre. A Chieri pare essere tutto in regola, anche con la scuola dell’obbligo, alla quale non risultano assenze ingiustificate o non autorizzate del minore. A sostegno di ciò, i nonni hanno dichiarato che il bambino – nei sei mesi a Chieri – ha regolarmente frequentato le lezioni a scuola. Ma questo fa storcere il naso agli agenti che hanno contestato personalmente l’analfabetismo di Andrea: quando è stato soccorso, non sapeva neanche scrivere il suo nome.
A Carmagnola alcuni sostengono che il nuovo compagno della madre non volesse un figlio non suo nella loro casa/vita. E sembra esser questo il motivo – almeno apparente – per cui la donna ha poi chiesto ad un vicino di accompagnare Andrea a Chieri.
Ora Andrea si sta facendo aiutare per ricostruirsi una nuova vita, sperando in una famiglia nuova che lo tratti prima come un essere umano e poi come un bambino di otto anni.

I comportamenti di una madre assente possono essere molto dannosi per il figlio, unsplah.com

Un’insana relazione

Quello tra madre e figlio è il primo rapporto che un individuo instaura nella sua vita. È la madre che fornisce al neonato – insieme al padre – gli strumenti necessari per la crescita. Deve fronteggiare in maniera efficace i bisogni del bambino e deve permettere uno sviluppo sano sia a livello fisico, sia a livello psicologico.
Di conseguenza, l’assenza della madre – nel caso di Andrea di entrambi i genitori – può avere ripercussioni stranianti sul bambino. L’assenza può essere fisica, se la madre è morta o se ha scelto di andarsene. Oppure può essere fisicamente presente ma non psicologicamente e ciò è dovuto spesso a problemi emotivi, come il non sentirsi pronta al ruolo di madre. Se in questo caso la donna decide comunque di ‘restare’, i suoi comportamenti saranno dannosi tanto quanto quelli di una madre fisicamente assente. Non ci sarà contatto visivo con il bambino – elemento importantissimo per la creazione del legame –, molto probabilmente non lo allatterà al seno. Sarà quindi ridotto al minimo anche il contatto fisico. Più in generale la madre non sarà capace di soddisfare i bisogni del figlio, anche se primari.

Un comportamento aggressivo è una delle possibili conseguenze dell’abbandono, edizionelameridiana.it

Il trauma dell’abbandono

Per un bambino, le conseguenze dell’assenza e/o della negligenza di una madre possono essere traumatiche. Un primo trauma è già l’abbandono come atto in sé, il secondo è imparare a vivere in maniera sana e normale – quando invece un bambino di otto anni come Andrea dovrebbe imparare a vivere e basta.
La prima sfera a poter essere inficiata è quella emotiva: potrebbe manifestarsi un deficit di processamento delle emozioni, cioè l’incapacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, chiamato anche ‘analfabetismo emotivo’. Le persone che soffrono di disturbo post-traumatico da stress sono le più a rischio.
L’assenza può anche bloccare i sentimento positivi, come quelli amorosi, e stimolare quelli negativi, come l’odio e la rabbia. Potrebbero quindi crescere individui distaccati, irascibili e aggressivi.
Oppure potrebbe portare ad un comportamento antisociale. Ciò comporta il non conformarsi alla legge e alle norme sociali, manifestare comportamenti immorali, provare scarso rimorso per le conseguenze delle proprie azioni. In realtà queste possono essere tutte possibilità accumulabili perché, se un individuo con un comportamento antisociale danneggia qualcuno, può rimanere emotivamente indifferente (analfabetismo emotivo) e perché alcune delle caratteristiche di tale comportamento sono proprio l’impulsività e l’aggressività.
L’ultima conseguenza – che forse quella più triste – è la tendenza ad indossare delle maschere per nascondere agli altri la verità. Queste persone vivono la loro vita cercando di far finta di niente. Nascono così delle personalità false che servono a proteggere se stessi dal trauma dell’abbandono.

Martina Di Perna

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